Il fisioterapista di Djokovic: "Nole è ossessionato dalla perfezione, la sua carriera non si può replicare"
La Gazzetta dello Sport

Il fisioterapista di Djokovic: "Nole è ossessionato dalla perfezione, la sua carriera non si può replicare"

Martedì 22 settembre 2026
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Carlos Costa al podcast "Diário de um Treinador": "La sua visione, ciò che mette in campo, e la sua intensità: non ho mai visto nulla di simile. Ha perfino assunto un biomeccanico per lavorare al dritto e al servizio"

Carlos Costa al podcast "Diário de um Treinador": "La sua visione, ciò che mette in campo, e la sua intensità: non ho mai visto nulla di simile. Ha perfino assunto un biomeccanico per lavorare al dritto e al servizio"

Pellegrino Dell'Anno Collaboratore 22 settembre (modifica alle 14:50) - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Come si fa ad essere il giocatore più vincente di sempre a livello Slam e Masters 1000, recordman per settimane trascorse al n.1 del mondo, e continuare a rendere ad altissimi livelli fino a 39 anni? Quello che Novak Djokovic ha fatto nella sua carriera è difficile da replicare, ma la spiegazione può risultare più semplice del previsto: l’ossessione per la perfezione. Da sempre, ma ancora di più andando avanti nella carriera, Nole non ha mai lasciato nulla al caso. Rinnovandosi e migliorando di continuo. È stato chiaro da questo punto di vista il suo attuale fisioterapista Carlos Costa, intervenuto al podcast "Diário de um Treinador" di Frederico Marques parlando di un giocatore che al momento si trova al n.12 del mondo, ma non ha ancora intenzione di farla finita: "Non ho mai visto nulla di simile a Novak Djokovic. La sua visione, ciò che mette in ogni singolo giorno in campo, e la sua intensità". E il portoghese ha lavorato comunque con l’élite del tennis mondiale, da Ana Ivanovic a Dominic Thiem. Eppure è impossibile secondo lui paragonare qualsiasi giocatore al serbo. 

Ossessione

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Sin dagli albori Djokovic ha sempre avuto in testa un obiettivo preciso: diventare il migliore, scavalcando anche Federer e Nadal. Un’impresa che sembrava titanica, da lui resa realtà. Riuscendo a superarli anche grazie a un fisico resistente a qualsiasi sforzo e fatica, quasi instancabile. Lavorando con la testa, con la massima cura per ogni singolo aspetto, senza mai lasciare nulla al caso, specie quando è arrivato a 30 anni e la gestione di queste situazioni è diventata ancor più importante. Un esempio quasi unico, come conferma la meraviglia di Costa: "Djokovic presta attenzione ad ogni dettaglio, anche il tempo che ci vuole a dargli l’asciugamano. E, se accade qualcosa di non pianificato, c’è attrito. Arriva addirittura a creare test all'interno del team per scoprire se stiamo davvero cercando le migliori strategie di recupero e fornendo i migliori trattamenti". Una ricerca ossessiva del pelo nell’uovo, per tenere sempre allenati i membri della propria squadra e avere la certezza di essere trattato nel modo più accurato possibile, all’altezza di un giocatore del suo livello, di un campione che ha fatto la storia di questo sport. Anche guardando ai più giovani e ai loro metodi di allenamento. "Nole ha chiesto perché Sinner fa allenamento per gli occhi e noi no", prosegue Costa, "la prima volta che sono andato a lavorare con lui, sono rimasto sbalordito da quello che stava succedendo. Aveva appena assunto un biomeccanico per lavorare sul suo servizio e dritto. Hanno passato una settimana a lavorare su aspetti specifici per renderlo ancora migliore". 

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Instancabile

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Nonostante abbia già vinto tutto, e abbia margini di miglioramento probabilmente minimi, Djokovic non ne vuole sapere di fermarsi. Pretende sempre aggiornamenti, qualcosa in più, come se si sforzasse per non rimanere indietro ("è alla costante ricerca del modo di essere il migliore al mondo") cercando di trovare una soluzione per ottenere ancora risultati di primo livello. Quest’anno le cose non sempre sono andate benissimo, e per la prima volta dal luglio 2018 è uscito dalla top 10. Segnali che indicherebbero qualche scricchiolio, un inizio di cedimento. Eppure Nole non molla ancora la presa, con Costa che conferma come anche lui abbia bisogno di stare al passo e di aggiornarsi di continuo: "Cerco sempre di mantenermi il più aggiornato possibile, facendo corsi con fisioterapisti di altre discipline così da trarre insegnamento da altri sport. Ma a volte Djokovic vede video o si accorge che altri giocatori fanno cose diverse negli spogliatoi, e chiede sempre perché noi non facciamo lo stesso. E la nostra risposta non può tardare troppo". Racconti di una passione, prima di tutto, che diventa voglia costante di ottenere da sé stessi sempre il massimo, a dispetto dell’età che avanza e di un palmares che suggerirebbe di potersi fermare tranquillamente. Ma, e qui sta la risposta alla domanda iniziale, senza questa fame e questo desiderio di spingersi sempre oltre, Novak Djokovic probabilmente non sarebbe mai riuscito a diventare una leggenda, prima ancora che un grande giocatore. L’ossessione batte il talento, ma quando questi elementi camminano di pari passo formano una macchina quasi invincibile. La carriera di Novak Djokovic è la messa in pratica di questi discorsi.

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