Pernici e il nuovo record degli 800 metri: la lettura tattica con coach Giorgio Rondelli
La Gazzetta dello Sport

Pernici e il nuovo record degli 800 metri: la lettura tattica con coach Giorgio Rondelli

Martedì 22 settembre 2026
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Scopriamo cosa c'è dietro il nuovo record italiano degli 800 metri in 1'42"67

Scopriamo cosa c'è dietro il nuovo record italiano degli 800 metri in 1'42"67

Laerte Salvini 22 settembre - 15:57 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Il 13 settembre, all'Ultimate Championship di Budapest, Francesco Pernici ha corso gli 800 metri in 1'42"67: nuovo record italiano, settima prestazione mondiale dell'anno, primo tra gli europei. Non è bastato per salire sul podio – è arrivato quinto – ma è bastato per confermare che l'azzurro è ormai stabilmente tra i dieci migliori ottocentisti al mondo. Esattamente un mese prima, il 13 agosto, si era già giocato una finale europea a Birmingham, chiusa al quinto posto a sei centesimi dal bronzo. A Gazzetta Activecoach Giorgio Rondelli, che segue da tempo le gesta di Pernici, spiega cosa cambia davvero quando un 800ista corre in questo modo: come si legge tatticamente una gara così, che tipo di atleta serve per reggerla e perché oggi certi tempi, prima rarissimi, tornano con più frequenza.

Una tattica a due facce: coperto o al comando

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Il primo dato tecnico riguarda il repertorio tattico di Pernici, che non è un atleta a schema fisso. "È un atleta che dal punto di vista tattico ha dimostrato di saper fare bene sia correndo coperto, per poi tirare fuori un'ottima progressione finale, sia andando in testa, imponendo un ritmo importante e riuscendo a resistere agli avversari" spiega Rondelli. A Budapest ha giocato la prima carta. In batteria aveva già corso in 1'43"80, tempo già di rilievo. In finale si è trovato, come dice il coach, "la fortuna tra virgolette di capitare in una gara condotta meglio della media, perché davanti c'è sempre stato qualcuno che ha spinto dall'inizio alla fine". Pernici è rimasto coperto, ha limitato i danni quando altri avversari sono usciti a inseguire il ritmo troppo presto, ed è riuscito a rimontare due posizioni nel finale, passando i 400 metri poco sopra i 50" e chiudendo forte, senza il tipico calo di brillantezza della seconda parte.

Un quinto posto che vale più di certe vittorie

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Il punto tattico più interessante, per Rondelli, è leggere il risultato al netto della posizione in classifica. "L'800 resta la gara più semplice da organizzare per fare un buon tempo, perché si corre in otto: se ai 600 metri il passaggio è tra 49" e 54", anche chi è rimasto in coda scende sotto l'1'44", qualcuno anche sotto l'1'43"". Ma il contesto conta: "Pernici con l'1'42"67 non è arrivato primo, secondo o terzo, è arrivato quinto. Vuol dire che il livello internazionale del gruppo era altissimo". Una gara veloce dall'inizio alla fine, insomma, non è un regalo per chi resta coperto: è un contesto che premia chi riesce a restare in equilibrio dentro un ritmo alto, senza subirlo. Ed è lì che si misura la tenuta tattica di un atleta.

Il profilo fisico: non un fondista puro

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Per capire perché Pernici riesce a reggere ritmi così alti, Rondelli parte dalle caratteristiche fisiologiche. "Appartiene a quegli 800isti che non sono resistenti straordinari: il personale sui 400 è di 46"24, buono ma non fortissimo. Non è il classico atleta resistente, mentre ha tempi molto buoni sulle distanze intermedie: è molto bravo, ha un'ottima resistenza alla velocità". Un identikit più vicino al velocista prestato al mezzofondo che al fondista puro, e da qui discende anche il modo in cui si allena: "Non raddoppia mai gli allenamenti, fa una sola seduta al giorno. Il chilometraggio arriva a 70 km alla settimana nei momenti di maggior carico, può scendere a 50. Non predilige gli allenamenti lunghi, di fondo o di potenza aerobica: si esalta quando deve fare prove di varia natura, con le ripetute in pista".

nuove prospettive

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Il paragone storico aiuta a inquadrare il fenomeno. Il primato di Marcello Fiasconaro, caduto dopo 53 anni, nacque da una gara guidata dal primo all'ultimo metro, lo stesso schema seguito da Alberto Juantorena e, più di recente, da David Rudisha nella finale olimpica di Londra 2012. "Questi atleti monotematici sugli 800, o a cavallo tra 400 e 800, hanno la caratteristica di poter correre forte fin dall'inizio senza restare incastrati nel gruppo, sviluppando meglio le proprie qualità biomeccaniche" osserva Rondelli. È lo stesso principio, letto al contrario, che ha reso veloce la finale di Budapest: un gruppo che non si è mai bloccato ha permesso a tutti, compreso Pernici, di correre secondo le proprie qualità anziché in balia del traffico.

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potenzialità

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Sul margine di crescita, Rondelli non si sbilancia oltre il ragionevole: "Che si possa scendere sotto l'1'41" penso di sì, ma non è così semplice". Il resto lo fa la curva di crescita: "È un ragazzo in crescita, si sta costruendo un percorso importante: da quest'anno ha potuto cominciare a fare l'atleta professionista". Il dato tattico, più del cronometro, resta il vero indizio: un atleta capace di correre sia coperto sia al comando ha più strade per arrivare in fondo alla gara nel modo giusto.

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