Ricky Rubio, a 35 anni la rivincita sul destino. È proprio a Badalona, dov'è iniziato tutto
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Ricky Rubio, a 35 anni la rivincita sul destino. È proprio a Badalona, dov'è iniziato tutto

Martedì 22 settembre 2026
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A 14 anni debuttava nella Liga spagnola, poi 12 stagioni di NBA e il ritiro per la salute mentale. A 35 anni il talentuoso playmaker è tornato alla Joventut, il club dove era cresciuto, e domenica ha vinto la Supercoppa riportando un trofeo a Badalona dopo 18 anni

A 14 anni debuttava nella Liga spagnola, poi 12 stagioni di NBA e il ritiro per la salute mentale. A 35 anni il talentuoso playmaker è tornato alla Joventut, il club dove era cresciuto, e domenica ha vinto la Supercoppa riportando un trofeo a Badalona dopo 18 anni

Giulia Arturi Giornalista 22 settembre - 18:55 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

"Una vera follia. Grazie Penya e grazie Badalona". Il post, uno dei rari sui social di Ricky Rubio, 35 anni, arriva dopo un giorno di festeggiamenti per la vittoria della Supercoppa spagnola. L'ultima volta che Badalona aveva vinto un trofeo era il 2008, e c'era lui, 17enne. I tifosi gli dedicano oggi lo stesso coro di allora. Ma torniamo indietro di qualche ora. Rubio scuote la testa, quasi incredulo. È sudato, ha appena finito di giocare. I tifosi, a Badalona, sono fuori di sé dalla gioia. In semifinale la Joventut ha eliminato il Baskonia di Paolo Galbiati, in finale ha rullato il Barcellona 101-87. Se siete così convinti che la Supercoppa, giocata a inizio stagione, sia un trofeo depotenziato, guardate meglio i 12mila tifosi in neroverde.

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prodigio

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A 14 anni e 11 mesi Ricky aveva esordito in prima squadra con la sua Joventut, un record. Era un playmaker prodigio e, per l'entusiasmo che le giocate di quel ragazzino sbarbato provocavano, è stato una specie di Luka Doncic prima di Luka Doncic. Che sarebbe arrivato in NBA sembrava scontato. Nel 2009 era considerato uno dei prospetti europei più forti di sempre e Minnesota lo scelse con la numero 5. Il salto in America arrivò nel 2011, dopo due stagioni al Barcellona e ci rimase 12 anni. Oggi c'è una barba più folta, ma lo sguardo è ancora quello sognante e ispirato. Ricky cammina sulla stessa terra degli stregoni: c'è chi esegue passaggi belli, anche bellissimi, e chi invece li costruisce con il genio. Magic Johnson, inarrivabile, Jason Williams, Teodosic per capirci: quelli capaci di regalare ancora il brivido della scoperta. La storia di Ricky Rubio è fatta per gli sportivi romantici. Nel 2023, alla vigilia del Mondiale con la Spagna, aveva detto basta: "Devo fermare la mia attività professionistica per prendermi cura della mia salute mentale". Lui che quattro anni prima, al Mondiale vinto nel 2019, era stato l'Mvp. Il malessere veniva da lontano. Nel 2016 aveva perso a 56 anni l'amatissima mamma Tona, dopo quattro anni di lotta contro un tumore ai polmoni. Pochi mesi prima era morto a  causa di un linfoma di Hodgkin anche Flip Saunders, il coach che a Minnesota era diventato molto più di un allenatore. Il primo incontro con la depressione. 

salute mentale

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Il 30 luglio 2023 arriva un altro punto di rottura: "Una delle notti più dure della mia vita. La mia mente è finita in un luogo oscuro". Poi spiegherà che "il giocatore si era mangiato la persona. Non sapevo chi fossi". Nel gennaio 2024 rescinde il contratto con Cleveland e chiude la sua carriera NBA dopo dodici stagioni. Prova a tornare per qualche mese al Barcellona, ma non era ancora a posto. Si ferma di nuovo. Il basket gli aveva già presentato il conto altre volte: il crociato rotto a Minnesota nella stagione da rookie, quando si sentiva invincibile, e quello saltato a Cleveland nel dicembre 2021, proprio quando sembrava aver trovato il posto giusto nel momento giusto. Ma questa volta non c'era solo un ginocchio da rimettere a posto. Prima ritrovare sè stesso, poi in caso quel ragazzino dal talento unico, diventato famoso per gli assist e per quel video in cui dice ad Alexey Shved, suo compagno ai Wolves: "Cambia quell'espressione, divertiti!". Era divertimento, prima che le aspettative diventassero impossibili da pareggiare. Prima che persino il premio di Mvp del Mondiale 2019 gli sembrasse immeritato. Prima di perdere il senso. Non era mai abbastanza. Nell'estate 2025 torna alla Penya, sedici anni dopo averla lasciata: "Voglio innamorarmi ancora del basket". La prima stagione la chiude esausto fisicamente e mentalmente. Si prende qualche settimana, ma decide che ne vale ancora la pena. E così eccolo qui, ancora con quella maglia. "Ho imparato a vivere. È stata una lezione". A 35 anni non fa programmi: "Voglio godermi ogni stagione come se fosse l'ultima".

il ritorno

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Dopo la finale Ricky è seduto sul palco in mezzo al campo, e si avvicina Ante Tomic, 39 anni, a Badalona dal 2020 dopo otto stagioni proprio al Barcellona. Si siedono uno accanto all'altro, questa volta quasi in contemplazione. A godersi i cori, i coriandoli, quello che hanno appena fatto. Rubio ha raccontato che era più nervoso che nella finale del Mondiale 2019. "Vincere un titolo qui, dopo tanti anni, è spettacolare". Alla domanda se questa seconda vita alla Penya sia più bella di quanto avesse immaginato quando decise di tornare, non ha dubbi: "È un sì netto". E poi una frase che forse racconta meglio di tutte le altre dove sia oggi Ricky Rubio: "Mi è costato del tempo, ma adesso sto facendo il mio cammino". Ma la festa non è finita al palazzetto. Il giorno dopo migliaia di persone riempiono la Plaça de la Vila. La squadra percorre a piedi l'ultimo tratto verso il Comune, in mezzo a una marea neroverde. Sotto al balcone ci sono anche tantissimi giovanissimi. Ricky li guarda e torna ancora più indietro. "Nel 2004 vidi un alley-oop concluso da Rudy Fernández e lì mi innamorai del Joventut. Spero che tutti i bambini e le bambine abbiano provato la stessa sensazione".

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