Coppa America, alla scoperta delle barche in gara a Napoli: lunghezza, peso, alberatura e...
Ecco nel dettaglio le differenze fra i modelli impegnati nelle Preliminary Race e quelli che vedremo nella Coppa fra un anno
Ecco nel dettaglio le differenze fra i modelli impegnati nelle Preliminary Race e quelli che vedremo nella Coppa fra un anno
Maurizio Bertera 23 settembre - 07:34 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleLa vela, per quanto negli ultimi anni, si è cercato – in alcune classi – di renderla molto più semplice che in passato resta uno sport articolato dove le barche sono complesse e soprattutto molto diverse tra loro, anche se apparentemente non sembrano. E il caso degli AC40 che vedremo in azione nella Preliminary Race di Napoli, a partire da venerdì: molti pensano sia i fratelli minori degli AC75 che saranno protagonisti dell’America’s Cup del 2027 ma non è così. E per capirlo bisogna fare un discorso generale. La vela ha una miriade di classi (troppe, a dire il vero) che si basano su barche molto diverse tra loro ma riconducibili a tre mega-categorie: quella monotipo dove si corre in tempo reale su scafi perfettamente uguali; quella dove vengono fissati dei parametri ma che consentono di giocare progettualmente restando nell’ambito degli stessi; quella dove l’unico canone da rispettare è la sicurezza - come per tutte le barche, sia chiaro - ma tutto il resto è consentito. Nell’ultimo caso, l’esempio perfetto è la gigantesca Ferrari Hypersail, destinata a tentare i record oceanici. Gli AC4, sono invece una classe monotipo al pari di un 49er olimpico o del Diam 24, il trimarano utilizzato per il Tour de France a vela che al pari di quello ciclistico si corre a tappe. Quanto agli AC75 dell’America’s Cup, se da un lato hanno cambiato la storia del trofeo per la spettacolarità delle prove e la velocità del mezzo, dall’altro hanno mantenuto il concetto delle antiche classi metriche. Quindi come la gloriosa Azzurra dell’83 era stata disegnata in base ai parametri della classe 12 metri S.I,, Luna Rossa e le sue avversarie devono rispettare quanto stabilito nel regolamento di classe, aggiornato nel settembre 2025. I parametri principali riguardano la lunghezza (20,7 metri lo scafo, 22,86 con il bompresso), la larghezza (5 metri), il peso (tra 6.876 e 6.944 kg), l’altezza albero (26,5 metri al massimo), la superficie velica (380 mq fra randa e vela di prua). Sembra impossibile che in acqua si vedano differenze (talvolta notevoli) nelle prestazioni ma è esattamente come accade nella F1 automobilistica: la ‘mano’ del design team conta tantissimo. Sicuramente più dell’equipaggio che può sbagliare (raramente) manovra o rotta ma quelli migliori praticamente si equivalgono per esperienza e bravura.
UN SOLO CANTIERE, IN CINA
—Tutto questo è impossibile con l’AC40, concepito nel 2023 come una versione one-design del fratello maggiore, costruita da un solo cantiere nel mondo (il famoso McConaghy, in Cina), sempre in nome del rigore tecnico. Ma è una barca comunque velocissima: se Luna Rossa - nelle regate di Barcellona 2024 - ha toccato un incredibile picco di 55,2 nodi (102,23 km/h), le barche protagoniste a Napoli arrivano a 50 nodi, nelle condizioni ideali. Niente di strano, perché su uno scafo – sempre dotato di foil come l’AC75 – lungo solo 11,8 metri e pesante due tonnellate, c’è una grande velatura che si serve di un albero di ben 18 metri. Il correre su barche identiche fa sì che le armi vincenti siano una messa a punto impeccabile (ma non complicata come necessita l’AC75) e soprattutto la capacità delle quattro persone in equipaggio. Gli italiani si sono trovati subito a loro agio: al debutto di Barcellona, hanno conquistato entrambe le regate create a contorno dell’evento ossia la Unicredit Youth America's Cup e la Puig Women's America's Cup, riservate ai giovani (tra i 18 e i 25 anni di età) e alle donne. Non a caso: il romano Marco Gradoni – che era il timoniere tra i ragazzi – venerdì sarà a bordo con Peter Burling e si candida autorevolmente ad affiancarlo anche il prossimo anno nel grande evento. Mentre l’iseana Margherita Porro – che due anni si divise il ruolo con la gardesana Giulia Conti (per la cronaca, neo-ingaggio di Ferrari Hypersail insieme a Shannon Falcone) – guida l’equipaggio Youth & Women su Luna Rossa 2.
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—Ecco perché – fermo restando che è sempre meglio vincere che finire a poppa in qualsiasi regata - non bisogna confondere i due piani. La compattezza del team e la capacità veliche, ancora una volta, non basteranno a conquistare la Vecchia Brocca, tanto più per il format a match race dove se una barca va meno veloce dell’altra – anche di pochi secondi su ogni lato – è spacciata, a meno di clamorosi errori tattici o di un calo improvviso del vento. La regata di flotta consente una maggiore possibilità di recupero rispetto a un duello. Altro aspetto da valutare: nonostante molti abbiano visto nel nuovo regolamento una serie di concessioni al defender neozelandese, sul fronte tecnico potrebbero aver consolidato la loro supremazia. Gli AC75 in acqua a Napoli saranno gli stessi di quelli di Barcellona, con la possibilità di modifiche in qualche aspetto. Niente rivoluzione quindi, il che rende più salda - a meno di genialate - la posizione dei detentori che nell’edizione 2024 non solo avevano la barca più potente, più reattiva e che stringeva meglio il vento, ma hanno una storica, micidiale capacità di migliorare la parte tecnica. Un passetto alla volta, inesorabilmente: lo conferma un albo d’oro che li ha visti aggiudicarsi cinque volte il trofeo e arrivare quattro volte in finale nelle dodici edizioni a cui hanno preso parte. Per i principali rivali (Luna Rossa e GB1) sarà quindi già un’impresa portare le rispettive imbarcazioni al livello della Taihoro di tre anni fa. Tanto più che le firme del nuovo regolamento sono quelle di Daniel Bernasconi, il geniale progettista capo di Emirates Team New Zealand – con un quadriennio nel team ingegneristico della McLaren in F1- e Nick Holroyd che guida il design team di GB1.
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