Michieletto: "Siamo tutti bravi, che forte l'Italia. Guardo l'Inter per staccare, ma quanti gufi..."
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Michieletto: "Siamo tutti bravi, che forte l'Italia. Guardo l'Inter per staccare, ma quanti gufi..."

Mercoledì 23 settembre 2026
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Oggi alle 21.05 i quarti con la Finlandia. Lo schiacciatore: "Dovremo essere pronti a lottare"

Oggi alle 21.05 i quarti con la Finlandia. Lo schiacciatore: "Dovremo essere pronti a lottare"

dalla nostra inviata  Rebecca Saibene 23 settembre - 08:42 - TORINO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Non sono bastati sette mesi lontano dal campo a insegnare ad Alessandro Michieletto a tirare indietro il braccio o a lasciare cadere un pallone. Contro la Danimarca si è lanciato fino a finire contro i led, facendo trattenere il fiato per qualche secondo a una Nazione intera, a un’Italia che lo aveva appena riabbracciato. “Non è nella mia indole mollare”, spiega. Incoscienza? Coraggio? Forse, più semplicemente, voglia. Di riprendersi il campo, che gli è mancato per mesi, di sentire di nuovo l’adrenalina e l’agonismo che soltanto una partita così può restituire. Michieletto ha voglia di battaglie. Per fortuna l’Italia ha intenzione di giocarne ancora diverse. La prossima è stasera e, per ora, è anche la più importante: alle 21.05, al PalaVela di Torino, gli azzurri sfidano la Finlandia per un posto nelle semifinali del Forum di Assago e la possibilità di continuare a inseguire l’ottavo titolo europeo. Con il loro fuoriclasse pronto a dare una mano. Quando a luglio aveva ripreso ad allenarsi Michieletto aveva annunciato: “Il leone è uscito dalla gabbia”. Adesso è tornato anche a ruggire in campo. 

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Michieletto, quanto è arrivato vicino a non essere a questo Europeo? 

“Siamo arrivati un po’ al pelo, aspettando l’ultimo esame del 3 settembre. Il recupero è stato molto più lento di quello che pensavamo, non abbiamo voluto sottovalutare certi aspetti, non abbiamo forzato. Quando ci hanno dato l’ok ho ripreso a saltare. Avevo qualche dubbio su come avrebbe reagito il fisico, Dovevo ritrovare la tecnica e il gesto, anche perché cinque giorni dopo iniziavamo a giocare”. 

In questi sette mesi ha mai avuto paura di non tornare quello di prima? 

“Sì, col senno di poi forse è stato esagerato pensarlo, ma me lo sono chiesto. Quando stai fuori per mesi è complicato rimanere lucidi. All’inizio dell’estate speravo di poter arrivare qui da protagonista. Per un attimo però c’è stato il dubbio di non esserci del tutto, quindi questa via di mezzo va bene. Il fisico era il mio interrogativo: non sapevo come avrebbe risposto alle prime battute, ai primi salti, alle prime situazioni di gioco. Invece è andata bene e sono tornato a fare quello che mi piace e mi mancava”. 

Il pensiero dell’infortunio la condiziona? 

“No. Quando sono in campo faccio “off” e penso soltanto a giocare, come se non fosse successo nulla. Soprattutto quando gioco un set soltanto o poco più: non esiste che quella palla non vada a prenderla. Non gioco da una vita, ci vado a tutto fuoco. Avrei potuto lasciarla, certo, ma non sono fatto così”. 

Non è nella mia indole mollare. In tanti mi hanno detto che avrei dovuto lasciarla, anche perché eravamo parecchio avanti. Però sapevo di poterci arrivare e sono andato

Parla di quella palla contro la Danimarca, quando è finito contro i led a bordo campo? 

“Sì, ma ho sentito subito che era soltanto una bella botta. Mi ero incastrato con la maglietta nel led e non riuscivo a staccarmi. In tanti mi hanno detto che avrei dovuto lasciarla, anche perché eravamo parecchio avanti. Però sapevo di poterci arrivare e sono andato”. 

Intanto questa Italia ha dimostrato di saper vincere anche senza di lei. Le ha tolto pressione, consentendole di rientrare con i tempi giusti. 

“La nostra forza è che siamo tutti bravi. Nel 2021 eravamo giovani, adesso siamo migliorati e cresciuti. Ora abbiamo cinque schiacciatori di assoluto livello e pensare che nel 2021 si parlava di un problema in posto 4. Questo gruppo è sempre riuscito a trovare risposte: all’infortunio di Lavia al Mondiale, al mio quest’anno. È quello che fanno le squadre forti: nelle difficoltà riescono a trovare qualcosa in più”. 

La prossima difficoltà è la Finlandia... 

“Sono tosti: difendono, attaccano e battono bene. Alcuni giocatori li conosciamo e contro di noi giocheranno senza nulla da perdere. Il livello rispetto alle ultime partite si alza. Dovremo essere pronti anche a giocare punto a punto: non si vinceranno i set come contro la Danimarca ed è giusto che sia così, è un quarto dell’Europeo. Dobbiamo scendere in campo al 100%, perché a Milano ci vogliamo andare”. 

Com’è stato ritrovare Lavia in campo dopo l’anno complicato che avete vissuto entrambi? 

“Era un anno che io e lui non giocavamo insieme. Finalmente abbiamo riformato la coppia. Sono felice per lui perché ha ritrovato una forma fisica importante. Io sono stato fermo a lungo, però lui ha avuto un infortunio molto serio e ha rischiato di perdere un dito. Adesso però lo vedo in forma, lo vedo tirare forte e ne sono estremamente felice, da compagno in Nazionale e di club”. 

Questi mesi difficili li avete affrontati insieme? 

“Sì. È capitato che fossimo fuori tutti e due insieme, contemporaneamente, così ci riempivamo le giornate a vicenda. Quando sei lontano dal campo è difficile: siamo abituati a giocare, a non stare mai fermi. E quando perdi tutto questo ti vengono dubbi e paure: quando torno? Come torno? Noi stavamo insieme soprattutto per svagarci e non pensare alla pallavolo: una cena, un aperitivo... Ci ha aiutato. E adesso abbiamo voglia di giocare insieme, perché ci siamo quasi dimenticati com’è”. 

La nostra forza è che siamo tutti forti. Nel 2021 eravamo giovani, adesso siamo migliorati e cresciuti. Ora abbiamo 5 schiacciatori di assoluto livello

Parlando di svaghi... Almeno l’Inter, di cui è tifoso sfegatato, sta riuscendo a seguirla in questi giorni? 

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“Mannaggia al nostro staff, che ci ha messo l’allenamento durante Roma-Inter... Però ci siamo persi soltanto il primo tempo, proprio quello in cui abbiamo giocato male. Il secondo invece siamo riusciti a vederlo insieme, qui ci sono tanti interisti. Nello staff però ci sono diversi juventini, erano tutti lì a gufare, Roberto Ciamarra soprattutto. In Federazione c’era anche qualche romanista che sul 2-0 gongolava. A parte gli scherzi, anche guardarsi una partita insieme aiuta a staccare. Se non avessimo queste cose sarebbe tutto più pesante”.

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