L'Italia riparte da Pio! Perché Mancini lo mette davanti a Kean e Scamacca nelle gerarchie azzurre
Il ct azzurro ha voluto premiare il buon avvio di stagione di Esposito con Chivu: sarà lui il titolare venerdì contro il Belgio
Il ct azzurro ha voluto premiare il buon avvio di stagione di Esposito con Chivu: sarà lui il titolare venerdì contro il Belgio
dal nostro inviato Roberto Maida 23 settembre - 08:03 - FIRENZE English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleNon esiste pressione quando stai realizzando un sogno. Questa frase, piena di entusiasmo e di freschezza, venne pronunciata al Mondiale brasiliano da Neymar, che all’epoca aveva 22 anni e sentiva addosso la responsabilità di un Paese intero. In piccolo è la condizione in cui si ritrova si Pio Esposito, che di anni ne ha 21 e si infila nei circuiti della nuova Nazionale con lo status di centravanti della speranza. Roberto Mancini gli ha già affidato la maglia numero 9, nel senso che pensa di farlo giocare subito titolare nel suo esordio-bis contro il Belgio, senza preoccuparsi delle cifre scritte sui documenti: gli interessano molto più i numeri realizzativi, che nelle brevi gestioni di Gattuso e Baldini hanno piano piano avvicinato Esposito al ruolo di leader.
che media
—Un gol ogni 93,6 minuti, 5 in 9 presenze totali tra partite ufficiali e amichevoli. Tanto ha già segnato Pio con la maglia azzurra, che ha indossato con orgoglio umile sin dal primo giorno. Delle ultime 12 reti dell’Italia, il 42 per cento è suo. Spesso viene paragonato a vari campioni del passato, da Christian Vieri a Luca Toni, ma Esposito per precocità e scaltrezza è molto più avanti: arrivato a quota 5 prima di compiere i 21 anni ha eguagliato nientemeno che Gianni Rivera, un Pallone d’Oro; soltanto Giuseppe Meazza, al quale è stato intitolato lo stadio di San Siro che ben conosce da attaccante dell’Inter, aveva fatto più gol alla stessa età (11).
continuità
—Per questo Mancini, che non ha mai tremato davanti alla prospettiva di lanciare i giovani, riparte da lui smantellando le gerarchie precedenti: ha lasciato a casa Retegui, che aveva scovato in Argentina convincendolo a scegliere l’azzurro, e ha messo in stand by Moise Kean e Gianluca Scamacca, rispettivamente 26 e 27 anni. Prima c’è Pio, secondo un principio di meritocrazia e anche seguendo un criterio progettuale. "Ho chiamato tanti ragazzi – ha detto il ct – perché devo capire in fretta chi fra loro potrà restare con noi nei prossimi quattro anni". Non gioca fisso nell’Inter? L’obiezione si potrebbe presentare anche per i concorrenti: Kean oggi è la riserva di Douvikas nel Como, Scamacca si alterna con Krstovic nell’Atalanta. E’ un’Italia di precari del gol, non di giganti intoccabili: dobbiamo abituarci all’idea.
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—L’incertezza sul posto può anzi diventare uno stimolo a ogni livello. Sabato scorso Pio, proprio all’Olimpico di Roma, è entrato in scena al minuto 90, perché il regista Chivu ha preferito tenere fino all’ultimo sul palco i due attori protagonisti, Lautaro e Thuram. Però in generale la stagione gli ha già riservato applausi: il gol di tacco al Monza alla prima di campionato e la rasoiata contro l’Udinese lo hanno collocato in una buona scia nella classifica cannonieri. E che abbia giocato quattro volte su sei titolare nell’Inter, Champions inclusa, è un evidente progresso rispetto al 2025: nel suo primo anno di Serie A, per toccare quota 2 aveva dovuto attendere fino alla sedicesima giornata. E’ un percorso di sviluppo quasi fisiologico, persino lineare, che il suo club aveva ampiamente previsto e che ora intende accompagnare con grande attenzione: Pio ha appena rinnovato fino al 2032, con uno stipendio di 2,7 milioni netti a stagione più i bonus, stabilendo il record di durata contrattuale per un calciatore di A.
fratellanza
—In questo ritiro a Coverciano poi, non gli manca niente per percepire la felicità del momento. La convocazione contemporanea del fratello maggiore Sebastiano, che si sta imponendo nel Sassuolo, è stata una gioia inattesa che può fornirgli un prezioso scudiero nello spogliatoio. "È un sogno – hanno raccontato i due a Vivo Azzurro – quando cominci a giocare a calcio e parli con tuo fratello di cosa vorresti fare da grande la prima risposta è sempre: giocare insieme in Nazionale. Mancini? Ci ha chiesto solo una cosa: divertirci". Il primo esame è stato superato: Seba ha dovuto sottoporsi al rito di iniziazione che tocca ai deb azzurri, cioè cantare davanti a tutti. Da ragazzo di Castellammare di Stabia, ha scelto il classicone “'O surdato ‘nnammurato” tra le risate collettive. Sorrideva compiaciuto anche il direttore tecnico Claudio Ranieri, ieri in visita per l’allenamento pomeridiano, osservando movimenti e tiri di Pio: i suoi sguardi educati, gonfi di futuro, erano soprattutto dedicati a lui.
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