Rune, Chung... La magia della Davis: giocare per la tua nazione ti consegna i superpoteri
Undici mesi dopo l'infortunio il danese ha scelto la Coppa Davis per tornare in campo. Stessa cosa per il sudcoreano che combatte coi problemi alla schiena da tempo
Undici mesi dopo l'infortunio il danese ha scelto la Coppa Davis per tornare in campo. Stessa cosa per il sudcoreano che combatte coi problemi alla schiena da tempo
Federica Cocchi Giornalista 23 settembre - 14:56 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleCi sono storie che la classifica non può raccontare. Quella di Holger Rune, tornato in campo in Davis dopo undici mesi, e quella di Hyeon Chung, protagonista a Seul della prima qualificazione della Corea del Sud ai quarti di finale, appartengono a questa categoria. Due giocatori completamente diversi, per età e percorso, che la Coppa ha riportato sotto i riflettori in un momento nel quale il loro tennis aveva preso strade imprevedibili o addirittura sembrava perso, finito.
undici mesi dopo
—L’ultimo match ufficiale di Rune risaliva all’ottobre 2025, quando il danese si era rotto il tendine d’Achille durante la semifinale di Stoccolma contro Ugo Humbert. Aveva 22 anni. Prima l’operazione, poi la riabilitazione e quasi un anno senza partite con un ranking che, nel frattempo, è colato a picco fino al numero 144. Il primo appuntamento è stato scelto con cura, con un intento quasi simbolico: la Coppa Davis, davanti al pubblico di casa, contro la Bulgaria di Dimitrov. E se la sfida con Ivan Radulov, 596 al mondo poteva essere un primo passo ideale per rompere il ghiaccio del ritorno, la sfida con Grisha poteva apparire proibitiva dopo tanto tempo fuori dalle competizioni. E invece Holger, spinto anche dal pubblico di casa, ha portato a casa le due vittorie più belle della carriera. Certo, due partite non bastano per stabilire dove sia oggi il danese, né se il fisico reggerà una stagione intera. Ma la personalità del danese, quella, è rimasta intatta. Ed è proprio quella, forse, che gli ha permesso di tornare.
VIDEO: L'infortunio non ferma Rune: guardate come si allena... da seduto!Hyeon Chung è l’uomo del mistero
—Hyeon Chung è l’uomo del mistero. Nel 2017, alle Next Atp Finals di Milano, vinceva a sorpresa. Il ragazzo timido con gli occhiali, che aveva iniziato a giocare a tennis per correggere un problema alla vista era pressochè uno sconosciuto ma da quel momento i riflettori si erano accesi su di lui. Nel 2018, a Melbourne, il sudcoreano sembrava destinato a diventare uno dei volti della nuova generazione. Aveva 21 anni, era numero 58 del mondo e all’Australian Open aveva battuto Alexander Zverev e Novak Djokovic prima di arrivare in semifinale contro Roger Federer e ritirarsi dopo due set fermato dai dolori alla schiena. Che non gli daranno tregua costringendolo a innumerevoli stop and go fino a scendere al numero 549 del ranking. A Seul è tornato a giocare in Davis per la Corea del Sud proprio nella sfida che poteva portare la sua nazionale dove non era mai arrivata. Contro l’indiano Sumit Nagal ha perso il primo set, poi ha rimontato e vinto 2-6 6-4 7-5 dopo oltre tre ore di battaglia. Il giorno successivo Soonwoo Kwon ha battuto Nagal 6-1 6-2, consegnando alla Corea il 3-1 sull’India e la prima qualificazione alla fase finale della lotta per l’insalatiera. Chung aveva 21 anni quando arrivò in semifinale a Melbourne. Oggi ne ha 30. Rune ne ha 23 e, quando il sudcoreano batteva Djokovic, era un ragazzino. Due generazioni diverse, con una storia di rinascita ad accomunarle anche se le prospettive, è ovvio, sono ben diverse.
effetto davis
—La magia della Davis, in fin dei conti, è anche questa: giocare per la squadra e per la propria nazione sa conferire superpoteri. Ricordiamo i tre match point annullati da Sinner a Djokovic nella campagna del 2023, con la vittoria dell’Italia dopo 47 anni. O il Berrettini eroe di Bologna insieme a Flavio Cobolli capaci di regalarci il tris senza Sinner e Musetti. Sul circuito una lunga assenza vuol dire perdere punti, doversi ricostruire ranking e programmazione. In Coppa le occasioni si presentano più facilmente, il capitano può sentire che è il tuo momento anche quando il numero della classifica è appannato o a tre cifre, anche quando non riflette più il livello raggiunto in passato. Per Chung sarà comunque un appuntamento storico: la Sud Corea non aveva mai superato questo turno e a novembre affronterà per la prima volta il gruppo ristretto delle nazionali che si contendono il trofeo. E a Bologna non ci sarà più il vantaggio del fattore campo, anzi, tutto il Palazzetto sarà per l’Italia a cui il sorteggio li ha abbinati. Servirà la continuità, ci sarà la pressione delle finali. Tutto in una volta, dentro o fuori. Ci saranno Zverev e Alcaraz, e magari pure Sinner. Bologna dirà se è un vero ritorno.
Questo articolo è tratto da Smash, newsletter G+ sui segreti del grande tennis a cura di Federica Cocchi, pubblicata ogni martedì. Per iscriversi e per informazioni sulle altre newsletter della Gazzetta clicca qui
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