Si travestiva da uomo per sfuggire ai talebani, ora è argento ai Giochi Asiatici: la storia di Fariba Hasimi
Indossava foulard, maschere e occhiali da sole per potersi allenare nel suo Paese. Poi il viaggio in Italia, dove vive attualmente, e ora la medaglia
Indossava foulard, maschere e occhiali da sole per potersi allenare nel suo Paese. Poi il viaggio in Italia, dove vive attualmente, e ora la medaglia
Sergio Arcobelli Giornalista 23 settembre - 19:27 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Fariba Hashimi con la medaglia d'argento conquistata nella prova in lineaSi vestiva da uomo per poter andare in bicicletta. Si copriva il volto con foulard, maschere e occhiali da sole per non farsi riconoscere. E quando questo non bastava, arrivavano le pietre. Gliele lanciavano contro per impedirle di allenarsi, per ricordarle che, secondo loro, una donna non aveva il diritto di correre, sognare, imparare. Ora Fariba Hashimi è medaglia d’argento ai Giochi Asiatici. Certe storie fanno giri immensi e poi tornano al punto di partenza, ma con un significato completamente diverso. Quella di Fariba è arrivata sul secondo gradino del podio della prova su strada femminile ad Aichi-Nagoya, in Giappone. E lì, con una medaglia al collo, la ciclista afghana ha forse visto compiersi il viaggio più importante della sua vita. Un viaggio iniziato tra la paura e il divieto di pedalare e arrivato fino a un podio internazionale.
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—Dentro questa storia c’è anche un grande pezzo d’Italia. È qui, infatti, che Fariba Hashimi ha ricostruito la sua vita. Hashimi è fuggita dall’Afghanistan dopo il ritorno al potere dei talebani, nel 2021. Ma non ha mai smesso di pedalare. Per lei la bicicletta è sempre stata molto più di uno sport. È stata una via di fuga, un modo per sentirsi libera, per immaginare un futuro diverso. "Mi sentivo come un uccello in grado di volare". Aveva iniziato a correre a 15 anni, seguendo le orme della sorella Yulduz, anche lei ciclista a livello internazionale. Lo faceva nella provincia di Faryab, dove ogni allenamento poteva trasformarsi in un pericolo. "Mi vestivo sempre da uomo per andare ad allenarmi, indossando foulard, maschere e occhiali da sole, affinché la gente non mi riconoscesse o mi aggredisse. Mi urlavano che ero una donna, che non mi era permesso correre, non mi era permesso sognare, non mi era permesso imparare. Ma ogni parola d’odio mi ha resa più forte". Quelle parole, invece di fermarla, sono diventate benzina. A 23 anni Fariba ha continuato a correre, trasformando ogni partenza in una piccola vittoria e ogni traguardo in una risposta. La sua gara per la libertà è iniziata nel momento stesso in cui ha potuto mettersi un numero sulla schiena. È successo anche quest’anno al Giro Women, in quella che è stata un’altra delle vittorie più belle e significative della Corsa Rosa.
parole d'odio
—E pensare che, un tempo, persino suo padre aveva paura di lasciarla partire. "Una volta, prima di una gara, mio padre mi chiese: 'Vuoi correre? Per me va bene, ma ho paura che possano ucciderti'", ha ricordato Fariba. La paura, però, non è mai riuscita a vincere. "Sono nata in un Paese dove le donne che osano sognare vengono aggredite, e sono davvero felice di aver lottato contro tutto questo", ha dichiarato. "Spero che la prossima generazione possa venire qui e rappresentare il proprio Paese senza alcuna paura". Per questo la medaglia conquistata in Giappone è "qualcosa di speciale". Non soltanto per lei, ma per tutte quelle donne che, in Afghanistan, continuano a sognare una libertà che Fariba ha imparato a conquistarsi pedalando. Ripensando alla sua vita, Hashimi ha affermato che i talebani "ci hanno tolto la libertà". Poi ha pronunciato ancora una volta la frase che sembra racchiudere tutta la sua storia: “Ogni parola d’odio mi ha resa più forte”.
viaggio in italia
—E poi c’è l’Italia. Il Paese che l’ha accolta, quello nel quale oggi vive e si allena grazie al sostegno dell’ex campionessa del mondo Alessandra Cappellotto, iridata su strada nel 1997 e due volte partecipante ai Giochi Olimpici. Nel 2021, con il suo aiuto, Fariba e una compagna hanno preso un volo organizzato dal governo italiano che le ha portate in Veneto. Una nuova vita, da costruire praticamente da zero. Dopo la prima fase, un corso standardizzato di educazione stradale in Italia, solitamente frequentato dai bambini nelle scuole, le sorelle hanno iniziato a scoprire la loro nuova casa. I sentieri polverosi e accidentati di Faryab, dove avevano imparato a pedalare, hanno lasciato spazio alle Dolomiti. Un paesaggio completamente diverso, quasi un altro mondo. Ma la bicicletta era la stessa. E con lei c’era ancora quella libertà che Fariba aveva inseguito fin da ragazza. Anche perché, per troppo tempo, in Afghanistan la libertà non era affatto scontata.
los angeles 2028
—Poi sono arrivati i Giochi di Parigi 2024, corse insieme alla sorella. È arrivato il Giro Women. E ora, dopo il settimo posto conquistato domenica nella cronometro individuale femminile, è arrivato anche questo argento ai Giochi Asiatici. Una medaglia che Fariba ha stretto tra le mani come se dentro ci fosse tutto il viaggio fatto finora. “Non riesco a descrivere ciò che provo in questo momento. Questa medaglia d'argento dimostra la grande resilienza delle donne afghane; ne sono davvero felice", ha detto. "Non sono sola: so che alle mie spalle milioni di donne, provenienti da molti paesi, condividono lo stesso sogno e sono al mio fianco”. Non è sola, Fariba. Dietro quella medaglia ci sono una bicicletta, una fuga, una famiglia, una sorella, un Paese lasciato alle spalle e un altro che le ha permesso di ricominciare. Ci sono le pietre lanciate contro di lei e le parole che avrebbero dovuto fermarla. Ci sono soprattutto tutti quei sogni che qualcuno aveva cercato di vietarle. Ora davanti c’è Los Angeles 2028. La strada è ancora lunga. Ma Fariba lo sa bene: la sua corsa non è mai stata soltanto una corsa. "Non voglio mai arrendermi", ha concluso l'afghana, "e spero che potremo vedere cosa accadrà a Los Angeles."
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