Come ha fatto la Corea del Nord a diventare una potenza del calcio femminile
Campioni in carica, 15 gol fatti e zero subiti, un doppio 3-0 alla Colombia: cifre di un dominio, quello di Pyongyang sul calcio femminile giovanile. Come hanno fatto a diventare così forti? Perché poi quando le ragazze crescono i risultati cambiano?
Immaginatevi un Mondiale, e una squadra che nell’ordine: è campione in carica, arriva in finale stradominando il suo girone e la fase a eliminazione, segna 15 gol e non ne prende nessuno, regola il Portogallo e si beve la Colombia con un doppio 3-0, è la grande favorita per la finale e se tutto va come da pronostico diventerà la squadra più vincente di sempre della categoria. Non c’è da immaginarselo, è vero: si sta giocando in Polonia il Mondiale femminile Under 20, la Corea del Nord domenica a Lodz ha la Spagna come unico ostacolo verso il record assoluto e negli ultimi vent’anni, praticamente da quando le competizioni internazionali femminili under esistono, ha già sette coppe da esporre in bacheca (4 Mondiali U17 e 3 U20). Il calcio giovanile a volte è lo specchio deformante di quello vero? Sì, però il ranking Fifa donne dice che la bandiera di Pyongyang sventola all’undicesimo posto davanti a Danimarca, Italia, Belgio e mezzo mondo calcistico che conta. In soldoni: come ha fatto la Corea del Nord, una dittatura totalitaria che per le Nazioni Unite "non ha uguali nel resto del mondo" e che tra gli uomini è in posizione 120 tendente al ribasso, a diventare un potentato del calcio femminile?