Di Stefano, l'italiano che segna più di tutti tra i pro': "Che consigli da Mascara e Quagliarella. E Dragon Ball..."
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Di Stefano, l'italiano che segna più di tutti tra i pro': "Che consigli da Mascara e Quagliarella. E Dragon Ball..."

Giovedì 24 settembre 2026
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Dall'inizio di stagione è l'azzurro più prolifico tra i professionisti: "Mascara mi disse di fare l'attaccante, non avrei mai immaginato di arrivare fin qui"

Dall'inizio di stagione è l'azzurro più prolifico tra i professionisti: "Mascara mi disse di fare l'attaccante, non avrei mai immaginato di arrivare fin qui"

Federico Traverso 24 settembre - 13:03 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Lorenzo Di Stefano ne ha fatta, di strada. Anche in senso letterale, dato che a 24 anni appena compiuti il suo contachilometri personale segna un numero sicuramente sostanzioso: Catania, Genova, Gubbio, Lecco, Modena, Campobasso e ora la Sardegna con la Torres. Dove in questa Serie C ha segnato sei gol in sei partite, sette su sette se si considera la Coppa Italia. Un avvio ai livelli di Malen e Shpendi. E dato che il gemello del Cesena gioca per l’Albania, Di Stefano può considerarsi l’azzurro più prolifico in campionato in questo scorcio di stagione tra i professionisti. E pensare che in origine il numero 7 della Torres faceva il centrocampista…

Di Stefano, quando ha iniziato a fare gol di mestiere?

"È tutto merito di Giuseppe Mascara. Giocavo nell’Under 15 del Catania e lui era il mister. Facevo la mezzala, poi un giorno mi prese da parte e mi disse: ‘tu devi giocare in avanti’. Io ero scettico ma lui, da grande attaccante quale è stato, giorno dopo giorno mi teneva dieci minuti in più per lavorare sui fondamentali. E alla fine ha avuto ragione, dato che quell’anno segnai 37 gol. Non fosse stato per lui, probabilmente l’attaccante non l’avrei mai fatto…".

E ora ne raccoglie i frutti. Si aspettava un inizio così?

"Assolutamente no. Erano tre, quattro anni che non facevo un ritiro completo nel precampionato, e questo ha influito. Ho girato tanto nella mia carriera, ma aver trovato stabilità qui in Sardegna mi fa entrare in campo con una testa diversa".

Cosa si prova a leggere quei numeri?

"Mi dà la carica per fare sempre meglio. Sto guadagnando sempre più fiducia, e alla fine un gol tira l’altro perché partita dopo partita diventa tutto più naturale".

Il più bello che ha segnato fin qui?

"Senza dubbio il destro al volo da fuori area contro l’Ostiamare, tre giornate fa. Uno dei più belli della mia carriera. Poi nella stessa partita ne sono arrivati altri due, e ho festeggiato il compleanno con la tripletta".

Nell’ultimo turno è andato di nuovo in gol, il quinto in una settimana: ci spiega l’esultanza alla Dragon Ball con Scotto, il suo compagno di reparto?

"È nata per scherzo. È stato lui a dirmi: ‘appena uno dei due segna, facciamo la fusione’. Alla fine ho segnato sul suo assist, quindi meglio di così…".

Benissimo sul piano personale, ma anche l’avvio della Torres è convincente. Dieci punti e sesto posto momentaneo.

"Dovevamo lasciarci il passato alle spalle. La salvezza dell’anno scorso doveva darci la motivazione per ripartire al meglio. Abbiamo sofferto fino all’ultimo, dato che anche i playout sono una lotteria. Non potevamo che ripartire così, siamo tutti molto felici e speriamo di continuare a far bene".

A proposito della salvezza dell’anno scorso. Lei ha contribuito in maniera decisiva: 11 gol, tutti da gennaio in poi, tra cui due ai playout contro il Bra.

"Quei due sono stati i più importanti. Ad inizio campionato non stavo bene fisicamente, poi da gennaio in poi la fiducia del mister è stata fondamentale. Eravamo ultimi in classifica, la squadra non segnava, ma quando mi sono sbloccato è stata una liberazione. Quella rovesciata a Pontedera ha cambiato tutto".

È vero che mister Greco aveva previsto tutto?

"Il mister al primo allenamento mi ha preso da parte e mi ha chiesto il numero massimo di gol che avevo segnato fin lì in una stagione. Risposi nove, al Gubbio, e lui mi disse: ‘Allora ne farai dieci’. Ed eravamo già a dicembre, la squadra aveva 8 punti e in totale avevamo segnato 7 gol. Ci credeva più lui di me, ma alla fine ha avuto ragione".

Prima di arrivare tra i pro, ha passato tanti anni alla Sampdoria fino alla Primavera.

"La Samp è la squadra che mi ha formato più di tutte le altre. All’inizio, arrivando da Catania, ho fatto fatica ad ambientarmi, ma piano piano mi sono integrato alla grande e ho cominciato a segnare tanto".

In blucerchiato anche due panchine in Serie A, tra cui una a San Siro. Rimpiange di non aver mai esordito?

"Se devo essere onesto, sì. Sarebbe stato il giusto regalo per il lavoro fatto nelle giovanili, ma alla fine non è successo. Però che bello andare a San Siro: una delle emozioni più grandi della mia vita".

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In quegli anni a Bogliasco c’era un certo Fabio Quagliarella.

"Il consiglio più bello che potessi ricevere da lui era guardarlo giocare. Aveva delle qualità fenomenali, ogni volta ci lasciava a bocca aperta. Quando ti ritrovi ad allenarti con certi giocatori cerchi di carpire più che puoi, anche come si allacciano gli scarpini…".

Dopo la Samp ha assaggiato la Serie B tra Modena e Lecco. Tornare in B per restarci è un obiettivo?

"Assolutamente sì, anche se l’obiettivo più grande per me è esordire in Serie A. Comunque l’anno della Serie B è stato bellissimo, sono cose che sogni da bambino. Peccato non esserci rimasto, ma c’è ancora tempo".

Magari tornarci proprio con la Torres, che in 123 anni di storia in B non c’è mai stata…

"Sarebbe il coronamento di un percorso, ma noi teniamo i piedi per terra".

In quanto a gol, la doppia cifra quest’anno è già alla portata...

"In ritiro ho scherzato con il mister dicendo di volerne fare più dell’anno scorso, ma direi che sono già a buon punto...".

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