Torna Klopp, il maestro del moto perpetuo che ha saputo scalare il mondo in tre tappe
Mainz, Dortmund, Liverpool: in sole tre squadre ha saputo scrivere il suo nome nella storia del calcio, diventare rivale di Guardiola senza esserne l'antitesi ed entrare nella testa dei calciatori e degli amanti del gioco
Chissà se esiste un posto dove tutto s’incontra, si riduce a sintesi perfetta di tutte le possibilità. O un attimo che fissa per sempre in un’emozione senza nome tutte le passioni, le forze, gli umori. No, non può esistere: è un immaginario, neanche una teoria. Un ritrovo utopico e pacificato. Ma c’è un uomo che sta da quelle parti senza sforzo e senza posa, un uomo rifugio dal forsennato dibattito e quell’uomo (con il berretto, probabilmente) torna stasera al suo lavoro, alla manifestazione del suo lavoro: Jurgen Klopp è in panchina, allo stadio che Amsterdam ha intitolato alla sua eternità: si chiama Johan Cruijff Arena. Klopp deve rimettere insieme un po’ di suggestione tedesca perché il mondo non è abituato a una Germania insufficiente agli obiettivi: scontata, magari, sì. Debole: no. E la Germania degli ultimi due lustri questo sembra: una squadra smarrita e superba.