Roma, Totti e la 10 a Dybala: "Volevano che gliela consegnassi. Risposi: ma voi siete tutti scemi"
L'ex capitano giallorosso svela un retroscena del 2022 in un estratto del suo libro "Oltre", dove spiega nel dettaglio cos'è accaduto dopo l'arrivo della Joya nella Capitale
L'ex capitano giallorosso svela un retroscena del 2022 in un estratto del suo libro "Oltre", dove spiega nel dettaglio cos'è accaduto dopo l'arrivo della Joya nella Capitale
Francesco Balzani Collaboratore 24 settembre - 16:20 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleUno dei dilemmi atavici nel calcio moderno: ritirare o meno la maglia di un campione legato indissolubilmente al proprio club? Il primo numero messo sotto sigillo è stato il 6 di Baresi nel 1997. Poi il 3 di Paolo Maldini (con clausola per i figli), il 10 di Maradona, il 3 di Facchetti e il 4 di Zanetti. Allargando i confini da ricordare anche il 14 dell’Ajax di Cruijff e il 5 di Beckenbauer nel Bayern Monaco. E il dieci di Totti nella Roma? Ufficialmente non è stato mai ritirato, anche se nessuno si è mai azzardato a chiederlo apertamente visto quanto peserebbe. O forse sì.
VIDEO: Cosa ha detto Orsato alle squadre di A? Da Rowe a De Bruyne, ecco dove hanno sbagliato gli arbitriIL RETROSCENA
—Francesco, nella sua ultima autobiografia "Oltre. Uno si ritira e gli succede di tutto. Che poi tocca pure raccontarlo" edita da Cairo Editore, ha svelato infatti un retroscena risalente all’estate del 2022 quando lo stesso Dybala sbarcò nella capitale. "Paulo non ha mai vestito la maglia numero dieci– spiega Totti -. Da quando mi hanno fatto smettere, la mia maglia, nella mia squadra del cuore, non l’ha più indossata nessuno. Mica per scelta mia, più che altro della gente, la vera custode del tesoro". E qui spiega nel dettaglio cos'è accaduto dopo l'arrivo della Joya. La numero 10, infatti, Dybala l'aveva indossata fino a poco prima di vestire la maglia giallorossa. Alla Juventus. Pesante anche quella visto che era di Del Piero, altro caso di numero mai ritirato. Un numero salutato tra le lacrime dall’argentino prima di immergersi nella realtà giallorossa dove è diventato un simbolo. "Quando Paulo è sbarcato a Roma, la società per vie indirette mi aveva fatto arrivare un messaggio – svela Francesco -. Avrebbero voluto affidargli la 10 e avrebbero voluto che, a consegnargliela durante la presentazione ufficiale al Colosseo Quadrato, fossi proprio io", ha confidato Totti. La risposta è stata secca: "Ma voi siete tutti scemi".
IL MOTIVO
—Il motivo non è dettato troppo nella gelosia, anzi. Francesco spiega di aver rifiutato il gesto simbolico ma di non aver mai negato la possibilità di lasciare la dieci: "Se ne avete il coraggio, dategliela voi – si legge ancora -. Niente contro il giocatore, anzi, mi piace molto, anche come persona. È un bravissimo ragazzo. Ma ho risposto: "Se voi avete questa intenzione, procedete, senza mettermi in mezzo". Totti fa capire di non volere nessuna responsabilità su questa scelta. E alla fine, forse anche per rispetto nei confronti di Totti, Dybala ha deciso di andare avanti per la sua strada scegliendo il numero 21, che già aveva avuto nel suo primo anno juventino. "Non volevo che ricadesse su di me la responsabilità di una scelta altrui, di una decisione in cui non c’entravo assolutamente nulla. La 10 della Roma pesa, e poi porterebbe inevitabili paragoni con il sottoscritto – ha scritto ancora Totti -. Dybala per me, se sta bene, può fare la differenza". Infortuni a parte, quindi, l’ex capitano spiega di non aver nessun problema con una scelta che spetta giustamente alla società. IL
CONSIGLIO
—Insomma non c’è il divieto per la 10, non c’è mai stato mentre nel recente passato romanista fece scalpore la scelta di "rivedere" la decisione sulla 6 di Aldair poi affidata a Strootman proprio su concessione del brasiliano. Ma Francesco prova a consigliare per il futuro: "Voglio essere molto chiaro: la maglia numero 10 della Roma, io, non la ritirerei mai in via definitiva, sarebbe come negare un meraviglioso sogno ai bambini. Ogni giorno spero si manifesti un altro Totti. Uno nato a Roma, cresciuto a Roma, che scelga la Roma per la vita, per l’eternità. Discorso diverso sarebbe assegnare quella divisa a qualcuno che arriva dall’altra parte del mondo, che resta per un periodo limitato e poi va via. È un simbolo troppo importante e significativo, che va affidato solo a chi nella Roma, almeno potenzialmente, può giocare per quindici o vent’anni". Poco da eccepire, anche se l’attesa dovesse durare davvero in eterno.
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