Shevchenko compie 50 anni: "Milan nel cuore. Difendo il calcio sotto le bombe"
Il campione ucraino, uno dei rossoneri più amati di sempre, martedì compirà mezzo secolo: "Il mio Pallone d’oro in tour per ispirare i giovani. Sono una persona semplice, che ha sempre rispettato gli avversari: così tanti mi vogliono bene"
Il campione ucraino, uno dei rossoneri più amati di sempre, martedì compirà mezzo secolo: "Il mio Pallone d’oro in tour per ispirare i giovani. Sono una persona semplice, che ha sempre rispettato gli avversari: così tanti mi vogliono bene"
Alessandra Bocci Giornalista 25 settembre - 00:50 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleL’età non è soltanto un numero: dipende da come ci si sente, da come si utilizza il proprio tempo e Andriy Shevchenko, che compirà mezzo secolo martedì, ha tanto da fare. Come presidente della Federcalcio ucraina e non soltanto. "Sono in piena attività, mi tengo sempre occupato. E ho questa missione adesso: cercare durante la guerra di sostenere al massimo il calcio in Ucraina, con tutte le difficoltà che incontriamo cerchiamo di minimizzare le perdite. Non esiste più una vita normale, la situazione è peggiorata tanto, soprattutto per le nuove generazioni: sotterranei, scuole online, attacchi che continuano. Non è una vita però stiamo andando avanti, cerchiamo di adattarci. Resistiamo, non ci abbattiamo. I Paesi europei ci stanno aiutando tanto, il nostro budget è basato molto sui soldi che recuperiamo da Uefa e Fifa, ma ogni partita è giocata in trasferta ed è molto più costoso organizzare qualsiasi cosa".
VIDEO: Loftus-Cheek modello per una notte: l'inglese sfila per Vogue alla Milano Fashion WeekIl calcio può ancora regalare un momento di svago, un sorriso?
"Facciamo il possibile. È la mia sfida, la sfida della federazione. Tre anni fa abbiamo inserito un nuovo torneo che si chiama School League: siamo partiti con 12mila ragazzi, ora siamo già arrivati a 50mila. Il calcio, lo sport in generale, sta giocando un ruolo importante perché è l’unica possibilità di svago per i giovani. Ti aiuta a trovare i tuoi ritmi, a non entrare in crisi in uno stato di emergenza permanente".
A 50 anni e dopo tanti successi, si sente un simbolo per una nazione?
"No. I simboli sono altri, adesso è il tempo dei veri eroi, che difendono il Paese, che fanno parte dell’esercito e della resistenza. In questi 5 anni ho visto il loro coraggio. Non si possono fare paragoni con i nostri compiti. Noi con il calcio dobbiamo cercare di dare loro sollievo, un sorriso, perché guardano le partite e so che fa loro piacere se la squadra gioca bene".
Quali sono le date memorabili della sua esistenza sportiva?
"Ricordo bene il giorno della prima convocazione nelle squadre giovanili della Dinamo Kiev, e quando ho giocato le prime partite in Champions contro Barcellona, Real, Bayern. Poi il passaggio al Milan e le grandi stagioni, la Champions vinta. E altri momenti eccezionali come la prima qualificazione dell’Ucraina per il Mondiale, le gare con il Chelsea e la coppa d’Inghilterra vinta, l’Europeo in Ucraina. E il Pallone d’oro: terzo ucraino a vincerlo, motivo di grande orgoglio".
Lo tiene ancora nel soggiorno di casa?
"L’ho recuperato. È stato tanto tempo nel museo del Milan, poi l’ho portato in Ucraina. Con Blochin e Belanov abbiamo organizzato un giro intitolato: il quarto potrebbe essere tuo. Un modo per motivare le nuove generazioni in questi tempi difficili, per essere orgogliosi del passato e sapere di avere un futuro davanti".
Ha scelto un ct italiano, Andrea Maldera. Come mai?
"Andrea era nel mio staff, conosce bene l’ambiente. Ha lavorato all’estero anche con De Zerbi, ma ha sempre tenuto d’occhio l’Ucraina. E poi è ambizioso. Le condizioni difficili non cancellano le responsabilità che abbiamo verso il pubblico ucraino, perciò cercheremo nonostante le difficoltà di qualificarci a un grande torneo".
Come è la routine giornaliera del 50enne Sheva?
"La solita da tre anni. Quando mi sveglio, sempre acqua fredda, vasca o nuotata in mare, ma ci devono essere 4-5 gradi. Dopo, 45 minuti di attività: faccio i miei esercizi e vado in ufficio o organizzo delle video call. Se sono in Ucraina gioco a padel, in Inghilterra a golf. Lo sport non manca mai. Alle 23.30 vado a letto, alle 7.15 mi sveglio. Mangio poca carne, magari una volta in due settimane, mangio più insalate, pesce, meno pasta, però ogni tanto sì, perché l’abitudine italiana mi è rimasta. Il peso non cambia: da quando avevo trent’anni è sempre lo stesso, 84 kg, 85 al massimo. Provo a leggere un po’ di più, da diverse lingue: come sente, si potrebbe dire che quasi non ho perso il mio italiano. Cerco di stare vicino al mondo, appena mi sveglio leggo le notizie dall’Ucraina. E continuo a dare attenzione alla famiglia, che per me è sempre la cosa più importante".
Quando vincevamo con il Milan era bello fare contenti i nostri tifosi, però capivo anche l’amarezza degli altri. Io ho sempre rispettato tutti"
Due immagini forti dei suoi 50 anni?
"La mia famiglia e il lavoro di beneficenza se penso all’uomo, i tre club nei quali ho giocato e la Nazionale se penso al calciatore. Alla Dinamo Kiev sono legato per tanti motivi, il Milan ha rappresentato un momento stupendo, ma anche al Chelsea ho avuto le mie soddisfazioni. E poi c’è l’Ucraina. Con la Fondazione della Federcalcio abbiamo lanciato un progetto di solidarietà per sostenere chi ha subito amputazioni, soprattutto in questi anni di guerra".
È sempre stato amato dai tifosi del Milan, ma anche benvoluto da tutti gli altri. Come se lo spiega?
"Sono sempre stato regolare, non gioco con le emozioni degli altri, le capisco e le rispetto. Quando vincevamo con il Milan era bello fare contenti i nostri tifosi, però capivo anche l’amarezza degli altri. Nel calcio fra il successo e la sconfitta c’è una linea molto sottile e io ho sempre rispettato tutti. E sono una persona semplice, complicata per certi versi ma semplice. Forse per questo tanti mi hanno voluto bene".
Domanda classica: segue ancora il calcio italiano? E che cosa pensa del suo Milan?
"Il Milan è sempre nel mio cuore e sarò sempre suo tifoso. E anche l’Italia è sempre nel mio cuore, è la mia seconda patria. Non lo dico per fare piacere a qualcuno, ma perché è vero".
Per il calcio italiano è un momento un po’ così, Nazionale compresa. Lei come la vede?
"Non lamentatevi troppo, uscirete da questo momento. Apprezzate la vostra storia e pensate che avete tanto talento dentro, c’è soltanto bisogno di cambiare un po’ di cose e si riparte. Avete anche le persone giuste per farlo".
Prima citazione, Edith Piaf: Je ne regrette rien. Seconda: chi non ha rimpianti non ha vissuto. A cinquant’anni, da che parte sta?
"Certamente con chi dice che chi non ha rimpianti non ha vissuto. Nessuno vive senza commettere errori, ma bisogna reagire e capire che tu non puoi analizzare e addossarti tante colpe per qualcosa che hai deciso di fare diversamente: è un’esperienza della vita. E io sto cercando di essere sempre positivo, voglio rimanere rispettoso e sempre gentile con tutti, la gentilezza è un valore importante e io trovo le forze da questo atteggiamento".
Un desiderio per i cinquant’anni?
"La pace. Voglio che nel mio Paese la gente possa vivere in pace prima possibile. Nel calcio la mia sfida è fare tutto quello che posso per le generazioni del futuro. L’altra sfida è andare avanti bene con la mia famiglia ed essere sempre un buon padre".
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