Raphinha: "Yamal è magia. La semifinale Champions con l’Inter non mi va giù"
Il miglior marcatore della Liga col Barcellona: "Bello fare il falso nove. Lamine è da Pallone d'Oro. I gol? Il tecnico Flick ha visto cose che io non vedevo"
Il miglior marcatore della Liga col Barcellona: "Bello fare il falso nove. Lamine è da Pallone d'Oro. I gol? Il tecnico Flick ha visto cose che io non vedevo"
dal nostro inviato Filippo Maria Ricci 25 settembre - 00:39 - BARCELLONA (SPAGNA) Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleRaphinha sorride tanto. Fa parte della sua natura, ma ora di più, molto di più. La sua vita non ha mai seguito una linea retta, e anche quando è andata dritta c’era sempre qualche ostacolo da superare. L’infanzia complicata tra violenza e povertà a Restinga, la peggior favela di Porto Alegre, l’arrivo in Europa a 19 anni, un Portogallo minore poi Rennes, Leeds, la bella stagione con Bielsa e finalmente il Barça, pagato caro e atteso al varco in un club con debiti ampi come il Camp Nou. Alti e bassi, un addio che è già scritto, e improvvisamente tutto cambia. Con Hansi Flick. Che in successione gli dà fiducia, affetto, la fascia di capitano e il ruolo di centravanti. Raphinha prende, ringrazia e restituisce: 12 gol nelle prime 7 giornate di questa Liga, quando un anno fa ne ha fatti 13, responsabilità, leadership, esempio.
VIDEO: Salta tutti e poi tacco senza guardare: il gol di Yamal in allenamento è sensazionaleStiamo parlando col nueve più forte del mondo? Primo grande sorriso.
“Falso. Nel senso di falso nueve”.
No no, lei è un centravanti vero. E il Barcellona dopo l’addio di Lewandowski e Ferran ha passato l’estate a cercarne uno. Come si arriva al suo cambio di posizione?
“Progressivamente. Dalla fascia inizio a muovermi in una zona più centrale, e in estate iniziamo a fare delle prove. Funzionano, io sto bene perché mi piace stare più vicino alla porta, anche perché stare vicino alla porta con compagni di questo livello è chiaro che ti offre occasioni”.
Il 1° maggio del 2009 Pep Guardiola convocò Leo Messi qui a Sant Joan Despì per dirgli che il giorno dopo al Bernabeu nel Clásico avrebbe scambiato la posizione con Eto’o: il Barça vinse 6-2 e nell’immaginario popolare nacque il Messi falso nueve.
“Bella storia, non lo sapevo. Qui è stato più progressivo. E comunque tutti i bambini sognano di far gol”.
Certo, e lei da bambino giocava da 9?
“Diciamo in attacco, ma mai come centravanti. Ma qui è stato facile, e io a Flick devo tutto”.
In che senso?
“Mi ha cambiato la mentalità. Quando lui è arrivato io ero con la testa fuori dal club. Ero sicuro di andarmene, mi ha chiamato, mi ha detto di aspettare a decidere, che voleva parlarmi di persona. E la conversazione è stata fondamentale. Mi ha dato fiducia, mi ha fatto vedere cose di me che io non avevo visto”.
Flick mi ha cambiato la mentalità. Quando lui è arrivato io ero con la testa fuori dal club
Anche da fuori si vede che avete un rapporto speciale. Nel novembre scorso il Barça batte 3-1 l’Alaves ma a fine partita Flick resta in panchina affranto. Lei si avvicina al tecnico e inizia a consolarlo, un’immagine forte prima che virale.
“Un momento naturale. Mi è venuto spontaneo. Lui era dispiaciuto perché nonostante la vittoria avevamo giocato male, la squadra non aveva fatto ciò che voleva lui. Aveva ragione, io gli dissi solo che eravamo sulla strada giusta, che non doveva abbattersi, che l’avremmo seguito”.
Bello. E mica scontato.
“Può essere, ma ripeto è stato tutto naturale: da quando è arrivato il Mister ci ha fatto capire che la sua porta era aperta, ci ha dato la sua totale disponibilità ed è importante perché le questioni personali condizionano il rendimento dei giocatori. Per star bene in campo bisogna star bene fuori. E con Flick si può parlare, davvero”.
Lei mostra una certa sensibilità. Come si è sentito quando i compagni l’hanno scelta come capitano?
“Sorpreso. Anche loro come il Mister hanno visto in me cose che io non vedevo”.
E come si guida uno spogliatoio pieno di 2007 e con un veterano come Szczesny?
“I 2007 mi fanno sentire vecchio, o almeno più vicino alla fine della mia carriera. Ti spingono a tenerti in forma, sono uno stimolo e infatti non sono mai stato tanto bene fisicamente come ora. Per il resto i risultati aiutano a creare un buon ambiente, e se c’è da essere duri lo faccio”.
I 2007 mi fanno sentire vecchio, o almeno più vicino alla fine della mia carriera. Ti spingono a tenerti in forma, sono uno stimolo e infatti non sono mai stato tanto bene
Si sente un po’ come un padre?
“Un fratello maggiore. Anche perché qui ci sono due ragazzi che hanno vinto Europeo e Mondiale, i giovani del nostro spogliatoio mostrano grande responsabilità”.
Il riferimento è a Pau Cubarsí e Lamine Yamal. Il secondo è in corsa per il Pallone d’Oro, una lista nella quale lei sorprendentemente non è entrato.
“Lamine Yamal per me è il candidato numero uno alla vittoria. Lamine crea magia nel campo, ha carisma e personalità. Oltre ovviamente ai gol, agli assist, ai titoli. È un giocatore spettacolare e lo dimostra nel Barça e in nazionale, due squadre nelle quali è uno dei giocatori più importanti. Per me non ci sono dubbi su chi debba vincere il Pallone d’Oro quest’anno. Lamine ha i titoli, la Liga col Barça, il Mondiale con la Spagna, e ha la qualità, straordinaria”.
Barça e Spagna, due modi di vincere con un’identità precisa.
“Qui i ragazzi crescono benissimo calcisticamente, seguendo una filosofia che per me è unica al mondo. Hanno le idee chiare e quando arrivano in prima squadra sanno già cosa fare. E il fatto di avere 8 giocatori del Barça in nazionale fa sì che anche lì sia tutto molto naturale, semplifica amalgama e lavoro”.
Ha citato il Mondiale. Lei ha partecipato col Brasile, cosa è andato storto?
“A livello personale, l’infortunio. A livello di squadra abbiamo sbagliato quando non si poteva sbagliare, non siamo riusciti a giocare come volevamo. Ora però abbiamo 4 anni per preparare il prossimo”.
E di Carlo Ancelotti cosa mi dice?
“Che mi ha sorpreso tantissimo. l’avevo incontrato come rivale qui in Spagna e mi aveva lasciato una buona impressione, mi pareva una persona rispettosa. Ma quando ho iniziato a lavorare con lui in nazionale e ci siamo conosciuti sul serio ho scoperto un tipo eccezionale, ripeto, una magnifica sorpresa. Per questo guardo al Mondiale del 2030”.
Ancelotti è un tipo eccezionale, ripeto, una magnifica sorpresa. Per questo guardo al Mondiale del 2030
Intanto quest’anno col Barça siete partiti fortissimo, il club non aveva mai vinto le prime 7 partite della stagione nella sua storia, e siete a 8.
“Davvero? Non lo sapevo. Me gusta! Comunque sì, stiamo benissimo”.
Due Liga di fila, vi manca la Champions.
“Già. La semifinale con l’Inter di due anni fa non mi va ancora giù. Eravamo lì a un passo, che dolore. È stata dura, però se guardiamo indietro è indubbio che avessimo una squadra decisamente giovane, oggi mentalmente siamo molto più maturi e preparati per affrontare i momenti difficili che ti offre la Champions. Pronti a lottare per ogni obiettivo”.
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