Nasce l'Italia del Mancini-bis: col Belgio serve subito una risposta
La Gazzetta dello Sport

Nasce l'Italia del Mancini-bis: col Belgio serve subito una risposta

Venerdì 25 settembre 2026
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Dopo anni di delusioni e due Mondiali saltati, gli azzurri tornano in campo con l’obiettivo di ritrovare gioco, fiducia e un rapporto con il pubblico ormai appassito

Dopo anni di delusioni e due Mondiali saltati, gli azzurri tornano in campo con l’obiettivo di ritrovare gioco, fiducia e un rapporto con il pubblico ormai appassito

Dall'inviato  Fabio Licari 25 settembre - 07:39 - ROMA English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Siamo tutti manciniani e non è una frase strappata per ruffianeria al discorso di Kennedy a Berlino. Siamo tutti manciniani perché ne abbiamo bisogno: non possiamo più assistere al precipitare inarrestabile di un’Italia che dal 2012 ha collezionato quasi sempre brutte figure, saltato tre Mondiali e vinto niente, se si esclude l’Europeo di Wembley conquistato proprio da Mancini. Sempre tornando a Kennedy, però, c’è un’altra frase dell’allora presidente che si adatta bene a questa vigilia: una prima di Nations che sarebbe d’ordinaria amministrazione se non fosse che per noi ogni partita è ormai una svolta. "Non chiederti quello che lo Stato può fare per te, chiedi cosa tu puoi fare per lo Stato": trasposta in azzurro, significa che devono fare qualcosa per noi sia il ct sia i giocatori. Devono riconquistarci. Restituire un amore non perduto, ma appassito dal tempo. E se finisce la Nazionale, la squadra di tutti, finisce la poesia, finisce tutto.

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Quali promesse

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Così Italia-Belgio diventa una partitissima. Quella della ripartenza. "Si vince giocando bene e dando spettacolo" è il manifesto di questo Mancini-bis: il ct ha fortissimamente voluto una panchina mai così contesa. Quando mai la Serie A si era schierata contro una scelta? Mancini dovrà lavorare anche per farsi perdonare e recuperare condivisione. Non c’è rimedio migliore di un’Italia che faccia sognare. Nessuno può promettere un successo, neanche la Spagna, ma dare spettacolo, far sognare, questo sì. Si può. Atteggiamento. Voglia. Mancini c’era riuscito tra il 2018 e il ’21, quando le sue visioni – doppio play, possesso, palleggio, attacco a prescindere – s’erano materializzate nell’Italia moderna forse più bella. Non può che essere quello il punto di partenza, non il secondo Mancini sfocato e meno ispirato.

Primo obiettivo

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Il primo Mancini aveva anche avuto più tempo: il calcio corre, ingoia e sputa tutto a velocità folle, oggi non c’è tempo neanche di programmare. Si lavora quattro giorni con la squadra, magari per la prima volta, a fari spenti, Mancio come Klopp, Xavi, Zidane, lo stesso Van Bommel rivale oggi. Ci vuole "velocità", ripete il ct. Niente amichevoli come allora, ma subito sei partite di Nations: le prime quattro in undici giorni, dopo le quali potrebbe essere nata la nuova Italia oppure saremo all’ennesimo punto di partenza. Rispetto ai predecessori Spalletti e Gattuso, però, il Mancio ha più tempo: il primo era piombato a metà agosto nell’emergenza, il secondo aveva praticamente i playoff già all’orizzonte. Per Mancini un terzo posto onorevole nel gruppo significherebbe essere teste di serie al sorteggio di Euro 2028, il primo obiettivo concreto. Sarebbe una partenza sufficiente, ma vogliamo di più, male abituati come siamo alle quattro stellette sulla maglia, e stanchi degli ultimi tormenti.

Situazione Nations

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Siamo in un gruppo con vecchie conoscenze. La Francia che mette paura per quanti fenomeni ha, eppure nell’ultima Nations Spalletti li aveva quasi umiliati a Parigi. Vediamo se Zidane farà come al Real Madrid, il miracolo in un giorno: non è in ricostruzione, ma il ko mondiale con la Spagna ha fatto male. La Turchia di Montella, anche lei in ripartenza dopo l’America andata male, e senza Calha e Yildiz. E il Belgio che rinasce per l’ennesima volta, con ancora tanti della generazione d’oro, che niente però ha vinto. Francia apparentemente lontana, ma il secondo posto può non essere un’utopia.

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Davvero scarsi?

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Non siamo una Nazionale top, non più, ma neanche la quarantanovesima del mondo. Mancini dovrà sedersi sulla poltrona di Freud per estirpare dall’anima degli azzurri la paura di sbagliare, il vero nemico, tanto per citare un altro presidente Usa. Ma siamo davvero così scarsi? Un attacco con Esposito, Kean, Zaniolo, Scamacca, l’ultimo Maldini, gli emergenti Inacio, Zoma, è così male? Una mediana con Tonali e Barella più la sensazione Romano non può creare una nuova dimensione, meno raffinata di quella Jorginho-Verratti, ma più fisica e verticale? E in difesa quanti hanno Donnarumma, Calafiori e, quando tornerà, Palestra? Mancano i Cannavaro e i Nesta, ma non sembra un’Italia disprezzabile. Potrebbe essere bella e vincente. Solo così ci riconquisterà. Siamo tutti manciniani da stasera, ma chiediamo un segnale.

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