La rivalità con Barella e la convivenza difficile con Zielinski: così Frattesi all'Inter non è mai esploso
In nerazzurro il centrocampista ha sofferto la concorrenza degli intoccabili. Ma aria di casa e responsabilità l'hanno rapidamente rigenerato
In nerazzurro il centrocampista ha sofferto la concorrenza degli intoccabili. Ma aria di casa e responsabilità l'hanno rapidamente rigenerato
Gregorio Spigno Giornalista 25 settembre - 09:29 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google"Con il senno di poi, parlare è troppo facile...". Davide Frattesi, dal ritiro della Nazionale, ha risposto con lucidità alla domanda se fosse rimasto all'Inter un anno di troppo. Il riferimento è chiaramente alla stagione scorsa, un'annata sfortunata per il nuovo simbolo della Lazio, in cui le presenze sono state poche e i gol... zero. In biancoceleste, invece, dopo 3 partite di campionato aveva già raggiunto quota 3 centri. Tutti decisivi. Una vera e propria rinascita, ma quel che più stupisce è il fatto che sia arrivata in maniera immediata, istantanea, non appena Davide è tornato a respirare l'aria di casa. E durante un momento complicatissimo per la Lazio: contestata dai propri tifosi, eliminata al primo turno di Coppa Italia in casa per mano di una squadra di Serie B (il Mantova), in un periodo storico complesso per i conti della società. Eppure, Frattesi si è caricato di responsabilità, ha indossato i panni del leader ed è tornato a determinare. Facendo esattamente ciò che non gli era più riuscito in nerazzurro per una lunga serie di motivi, tra cui... Barella.
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—Ribadire come l'ultima stagione di Frattesi non sia stata positiva appare ormai ripetitivo e superfluo, considerando soprattutto che il primo a riconoscerlo è stato il centrocampista stesso: "L'entusiasmo che ho adesso penso sia partito dallo scorso anno - ha confermato l'ex Inter -, nel quale non ho trovato la continuità che sognavo di avere. Anche perché non stavo bene. Sono contento che sia tornato il divertimento che avevo da bambino e che c'era stato anche al Sassuolo. Mi sento come un bambino, non giocavo 4 gare di fila dai tempi dei dinosauri...". Piuttosto, oggi, diventa più lecito interrogarsi sulle cause che hanno portato alla separazione tra Frattesi e l'Inter. E la questione appare un mix fra caratteristiche tecniche e tattica. Perché la filosofia di gioco di Inzaghi prima e Chivu poi comporta un palleggio piuttosto continuo nell'arco dei 90', e Frattesi diventava profondamente più utile a gara in corso con l'input di creare pericoli con i suoi inserimenti piuttosto che nella gestione del pallone. Un ruolo più congeniale a Nicolò Barella, con cui Davide condivideva il ruolo.
Una concorrenza decisamente difficile da superare, per caratteristiche pure con Zielinski forse più adatto al palleggio persino rispetto a Barella. E quando una squadra ottiene risultati importanti, logico è cercare di modificarla il meno possibile. Quindi in compagnia dell'intoccabile Calhanoglu in regia stazionava Barella da un lato ed uno tra Zielinski e l'infinito Mkhitaryan. Un altro profilo sempre importante per l'Inter nella scorsa stagione, sempre prezioso, altrettanto difficile da superare nelle gerarchie. A Roma, Frattesi ha finalmente ritrovato ciò che cercava: un ruolo da protagonista, responsabilità, una collocazione tattica cucita per lui su misura. Ecco spiegati i motivi delle difficoltà all'Inter nell'ultima stagione, frenato da un paio di infortuni di troppo e quando pure qualche motivazione era venuta meno, e dell'exploit biancoceleste. Per la gioia di Gattuso... e di Mancini.
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