Gianni De Biasi: "Grinta e velocità, il Torino ha un'identità chiara. Abate è una garanzia"
La Gazzetta dello Sport

Gianni De Biasi: "Grinta e velocità, il Torino ha un'identità chiara. Abate è una garanzia"

Venerdì 25 settembre 2026
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L’ex tecnico granata: "Ignazio ha idee e entusiasmo Senza infortuni si può costruire qualcosa di bello. Cacciamani mi impressiona, ha spunti e si lancia senza paura"

L’ex tecnico granata: "Ignazio ha idee e entusiasmo Senza infortuni si può costruire qualcosa di bello. Cacciamani mi impressiona, ha spunti e si lancia senza paura"

Simone Battaggia Giornalista 25 settembre - 09:13 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Gianni De Biasi ha sempre un’attenzione speciale per il Torino. È stato il primo tecnico della presidenza di Urbano Cairo, sulla panchina granata ha vissuto momenti intensissimi e ha allenato tanti ragazzi. Uno in particolare, Ignazio Abate, lo aveva colpito oltre che per l’esplosività e le doti tecniche, anche per la serietà, la maturità che dimostrava a 22 anni. Era la stagione 2008-09 e il percorso dei due si incrociò proprio a Torino. Oggi che l’ex terzino destro è diventato a sua volta l’allenatore del Torino, De Biasi può leggere da un punto di vista privilegiato l’avvio di campionato dei granata. “Anche a Bologna, dove hanno meritatamente pareggiato, li ho visti bene — attacca l’allenatore trevigiano —. Tengono il campo, avrebbero anche meritato di vincere. Tenendo conto di tutto, in questa prima parte della stagione il Toro ha fatto discretamente bene”. 

Abate e De Biasi quando il primo arrivò a Torino da giocatore

Cosa la sta convincendo? 

“Non è facile partire con una squadra così nuova. L’inizio è stato difficile, veniva quasi da pensare che fosse una stagione dispari perché prima perdi con il Milan, poi vai a Reggio Emilia e vieni sconfitto anche dal Sassuolo, poi cadi in Coppa Italia contro il Monza davanti al tuo pubblico. Non è stato un percorso facile. Da lì, però, il Torino ha avuto un’altra consistenza: la vittoria di Firenze non era affatto scontata, poi è arrivata la sconfitta in casa contro la Roma ma in questo periodo ci sta e comunque la vittoria dei giallorossi non è stata netta come direbbe il 2-0; infine c’è stata la trasferta di Bologna, con una partita di buon livello”. 

Conosce da tanto tempo Abate. Si vede già la sua impronta?

“Credo che Ignazio stia cercando di dare un’identità alla squadra, di tirar fuori le proprie idee di allenatore giovane, entusiasta e che cerca di mettersi in luce. Vuole una squadra aggressiva, capace di giocare con continuità. Tutto ciò che nasce ha bisogno di tempo per maturare. Sono convinto che andando avanti con il tempo, la squadra può far bene. Se non avrà infortuni e se la piazza darà una mano — e questo aspetto sarebbe fondamentale, per Abate così come per la squadra —, allora potrebbe riuscire a costruire qualcosa di importante. Non dico piazzarsi tra le prime sei in classifica, ma tra la settima e la nona posizione sì”. 

Dopo l’avvio con il 3-4-2-1 e il 3-5-2, ora si parla di un possibile assetto tattico differente, con una difesa a quattro. Lo staff vuole lavorarci. 

“Questo è indice di elasticità, portare avanti alla morte soltanto un sistema di gioco può essere deleterio. A volte noi allenatori ci facciamo delle idee, ma poi il campo ci dà delle altre risposte. Occorre essere bravi ad adattarsi”. 

Fitz-Jim mi piace moltissimo così come non mi dispiace Bragança, un po’ leggero ma molto tecnico

Nelle ultime partite è emerso un centrocampo tecnico, di palleggio. 

“Fitz-Jim mi piace moltissimo. Come non mi dispiace per nulla Bragança, un ragazzo un po’ leggerino ma tecnico, che sa come gestire la palla. In mezzo al campo bisogna essere bravi a non buttarla via e sapere quando andare a riconquistarla, e lui quelle cose le sa fare bene. Mandragora poi è la garanzia. Uno, perché conosce l’ambiente; due, perché ha un’esperienza importante. E poi mi è piaciuto molto che sia tornato Ricardo Rodriguez. Magari in campo non darà subito una mano stratosferica — o magari anche sì — ma la cosa che importa di più è che nello spogliatoio aiuterà tantissimo a gestire le situazioni”. 

Ci sono tanti giovani. Quanto conta? 

“Questa cosa può garantire continuità al club. Mi piace tantissimo Cacciamani: l’ho visto 3-4 volte e mi impressiona, perché ha spunti, coraggio. Si butta, non ha problemi. Non perde facilmente la palla, mette dentro dei palloni pericolosissimi”. 

E davanti? 

“Adams e Simeone li conosciamo. Se poi Zapata si riprende, se tornerà ad essere incisivo anche solo nel girone di ritorno, allora l’attacco del Toro diventerà tanta roba”. 

Il ritorno di Rodriguez è importante perché aiuterà a tantissimo a gestire certe situazioni all’interno dello spogliatoio

E poi c’è Vlasic. 

“Ha solo bisogno di tornare a regime. Ha fantasia, rischia la giocata per mettere un compagno davanti alla porta, va al tiro dal limite. È un giocatore importante, si inventa sempre qualcosa. E poi mi piace Oristanio: ha delle qualità, l’avevo già visto tre stagioni fa a Cagliari entrare dalla panchina e fare veramente bene”. 

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“Per me è un valore. Da un lato, perché in spogliatoio c’è la possibilità di parlare una lingua comune, senza problemi e barriere. Dall’altro lato, il Toro può dare un bel contributo alle Nazionali”.

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