Open d'Italia: golf al femminile, perché l'Europa ora può sorridere
La Gazzetta dello Sport

Open d'Italia: golf al femminile, perché l'Europa ora può sorridere

Venerdì 25 settembre 2026
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È iniziato a Monza l'Open d'Italia, dopo la prima giornata in testa un quartetto. La storia del circuito europeo e la svolta degli ultimi anni dopo un periodo di crisi

È iniziato a Monza l'Open d'Italia, dopo la prima giornata in testa un quartetto. La storia del circuito europeo e la svolta degli ultimi anni dopo un periodo di crisi

Silvia Audisio 25 settembre (modifica alle 22:37) - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Alexandra Fosterling

Il Bucellati Ladies’ Italian Open è arrivato a Monza, nel cuore del Parco, sulle buche storiche e prestigiose del Golf Club Milano (cento anni nel 2028). In testa dopo la prima giornata un quartetto composto dalla sudafricana Casandra Alexander, numero uno dell’ordine di merito e grande favorita, dalla finlandese Noora Komulainen (n. 10), entrambe vincitrici stagionali, dalla tedesca Alexandra Forsterling (n. 5) e dalla ceca Patricie Mackova. In una classifica molto corta occupano la sesta posizione con 69 (-3) Alessandra Fanali (un eagle, quattro birdie, tre bogey) e la giovanissima Matilde Partele (un eagle, tre birdie, due bogey), debuttante sul circuito. Un grande spettacolo in un torneo che ha 350 mila euro di montepremi. Eppure sembrava spacciato il golf femminile professionistico da questa parte dell’Atlantico. Solo pochi anni fa il circuito europeo metteva in campo pochi soldi e pochissimi tornei, non abbastanza per convincere una ragazza a scegliere la strada della tournament player in Europa. Non abbastanza per vivere discretamente (considerando le spese di viaggio importanti) e le poche opportunità di competere (con buchi nel calendario anche di due mesi) non davano continuità al gioco. O si riusciva a fare il grande passo negli Stati Uniti, o meglio cercare un altro lavoro. L’anticipo ha giocato a favore della LPGA (Ladies Professional Golf Association). Che nasce in America nel 1950 ed è l'organizzazione sportiva professionistica femminile più antica e longeva al mondo. Poi sono arrivate iniziative analoghe in Giappone (1968) e Australia (1972), con l’Europa che invece si organizza solo nel 1978, quando nasce il circuito europeo per volontà della PGA britannica. Nella sua prima stagione i tornei sono 12 e quasi tutti nel Regno Unito. La trasformazione nel 1987, quando prende forma il LET (Ladies European Tour), circuito indipendente di cui l’Open d’Italia fa parte. Gli anni Duemila vedono una progressiva apertura al mondo, con gare in Australia, Thailandia, Emirati Arabi, India e Cina. Eppure, dal 2013 al 2019 il circuito sprofonda in una crisi di risorse, sponsor e tornei, cancellati anche in piena stagione. Nel 2017 le gare sono solo 14. Il vento comincia a cambiare solo alla fine del 2019: la svolta fondamentale è l’avvio di una joint venture tra i circuiti di Europa e Stati Uniti, che mantengono indipendenza, calendari e identità, ma uniscono risorse economiche, manageriali e commerciali per far crescere il golf femminile nel vecchio continente, altrimenti arrivato al capolinea. Alcuni tornei vengono organizzati insieme e le migliori proette europee possono contare su un accesso diretto alle gare americane. In pochi anni dalla firma di quella “alleanza strategica” le gare salgono a trenta (da meno di venti) toccando 21 nazioni nei cinque continenti, con il montepremi complessivo più che triplicato: da 12.5 milioni di euro ai 39 attuali. Stagione record (anche per il circuito americano, che nel frattempo mette in campo 33 tornei tutti trasmessi in diretta e 132 milioni di dollari). Si gioca nei circoli più belli d’Europa, nuove aziende si avvicinano al golf femminile, mai più montepremi sotto i 300 mila euro. Non solo. Una bella mano a uscire dallo stallo l’ha data l’Arabia Saudita, con le sue prime gare entrate in calendario nel 2020. Così, mentre il fondo saudita capitola sul fronte maschile della LIV dopo aver investito cifre astronomiche in un improbabile progetto, capitalizza invece su quello femminile e rilancia. Nella stagione in corso, le PIF Global Series passano dai due milioni di dollari del 2025 agli attuali 15 milioni. Mettono in gioco una gara da 5 milioni di dollari, una da 4 e tre da 2 milioni. E poi ci sono 10 milioni sul piatto dello Women’s Open, dove è lo storico ed esclusivo Royal Lytham & St Annes ad aprire le sue buche al golf femminile. La stagione vede inoltre 25 eventi trasmessi in televisione, tra live e highlight. In Italia l’Open va e viene. Dal 2006 a oggi metà delle edizioni non sono state disputate. Parte bene da Croara nel 1987, con il titolo alla fortissima inglese Laura Davies (che ne vincerà altri tre). Attraversa Veneto e Friuli per arrivare in Sicilia, poi salta un turno; proseguirà per la Toscana dove, nei primi anni Duemila, si ferma per quattro edizioni a Poggio dei Medici. Qui sembra rilanciare, ritrova smalto e nuovo appeal, con le proette liberate da alcune strette regole di dress code del circuito, che mettono in campo un approccio molto più femminile e attraente anche per gli sponsor. Prova a vincere Silvia Cavalleri, ma sarà due volte seconda, e sfioreranno il titolo più avanti anche Veronica Zorzi, Giulia Sergas e Alessandra Fanali, ma su quel trofeo un nome azzurro manca ancora.

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