Incredibile Attard, tre fratelli arbitri di basket. In A arriva anche Luca: "E pure papà..."
La Gazzetta dello Sport

Incredibile Attard, tre fratelli arbitri di basket. In A arriva anche Luca: "E pure papà..."

Mercoledì 30 settembre 2026
6 visualizzazioni

Sabato a Venezia l'esordio del terzo dei fratelli, anche lui fischietto nel massimo campionato. I tre sono figli d'arte cresciuti a Priolo, Siracusa, patria del basket femminile: "Il consiglio più bello? Non strafare, non c'è nulla da dimostrare"

Sabato a Venezia l'esordio del terzo dei fratelli, anche lui fischietto nel massimo campionato. I tre sono figli d'arte cresciuti a Priolo, Siracusa, patria del basket femminile: "Il consiglio più bello? Non strafare, non c'è nulla da dimostrare"

Alberto Mariutto 30 settembre - 08:57 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Gli arbitri della serie A di basket sono poco più di una trentina. Uno su dieci proviene dalla famiglia Attard di Priolo Gargallo, periferia di Siracusa. Posti di mare fantastici, ma anche una delle più calde enclavi di pallacanestro in terra sicula: i meno giovani ricorderanno l’epopea della Trogylos nel basket femminile, due scudetti e la Coppa Campioni 1990. Questo il retroterra cestistico in cui si sviluppa la passione per l'arbitraggio dei tre fratelli Attard: Beniamino Manuel, classe 1985, è da anni un’istituzione tra campionato, Eurolega e le principali manifestazioni FIBA. L’anno scorso la LBA lo ha nominato arbitro dell’anno. Poi c’è Marco, classe 1996, che ha esordito nella massima serie un anno fa. E l’ultimo ad essere promosso dalla A2 è stato il gemello Luca, che lo scorso sabato ha debuttato al Taliercio, in occasione di Venezia-Cantù. Una bella emozione per il diretto interessato: “Dopo il raduno mi è arrivata la designazione e non vedevo l’ora. Non ero in ansia, ma sapevo di dovermi confrontare con un nuovo campionato e con colleghi molto più esperti di me, anche a livello internazionale. Non era facile approcciarsi ad un altro stile di arbitraggio, ma l’ho vissuta in maniera positiva”. 

VIDEO: Partizan Belgrado-Olimpia Milano, highlights: Carlik Jones è uno spettacolo per gli occhi

Com’è andata? 

“Abbastanza bene, al di là dell’andamento della gara. L’ambiente era sereno e i colleghi Baldini e Galasso mi hanno aiutato, sono riuscito a rimanere tranquillo e a divertirmi. Poi ho saputo della lite tra Brugnaro e coach Spahija, ma in diretta non ce ne siamo resi conto”. 

I tuoi fratelli ti avevano dato dei consigli? 

“Mi hanno detto di rimanere sempre me stesso, senza modificare il mio stile: la pallacanestro è la stessa in ogni categoria e io provengo dalla A2, che negli ultimi anni ha raggiunto un alto livello cestistico. Credo che il consiglio più bello sia stato di divertirmi, senza strafare e senza dover dimostrare nulla: noi diamo un servizio ai giocatori, quindi meno l'arbitro si vede, meglio andrà la partita”. 

Possiamo dire che siete figli d’arte. 

“Mamma è stata il secondo capitano della Trogylos ai tempi d'oro e papà arbitrava, poi ha ricoperto diversi ruoli sempre in quest’ambito: all’inizio ci ha accompagnato lui, poi ha abbandonato quando abbiamo iniziato ad intraprendere la carriera nazionale. Ho iniziato ad arbitrare a 13 anni e fino ai 17 ho anche giocato, arrivando in D. Poi ho dovuto scegliere”. 

Com’è la vita dell’arbitro? 

“Parecchio diversa da quella dei giocatori, perché molti di noi hanno un secondo lavoro, ma abbiamo lo stesso obiettivo: allenarsi durante la settimana per arrivare alla domenica al 100%. In campo i ritmi sono ormai incredibili e noi dobbiamo essere sempre nella posizione giusta al momento giusto, per valutare nel miglior modo possibile in un millesimo di secondo. Se non sei preparato fisicamente e mentalmente, non ce la fai. Riuscire a conciliare tutti gli impegni settimanali non è sempre semplice: io lavoro in una centrale elettrica e ho anche una scuola di surf; quindi, non mi resta molto tempo libero, considerando che dalla Sicilia devo spesso partire il giorno prima della gara e rientrare quello dopo”. 

Com’è il rapporto con allenatori e giocatori? 

“Molto migliorato, negli ultimi anni sono stati fatti grandi passi. C’è sempre quello che reagisce male ai nostri fischi, ma in linea generale abbiamo sviluppato un dialogo molto proficuo e costruttivo. D’altronde l’arbitro è una persona normalissima con cui ci si può confrontare. Prima quasi non si sapeva nulla di cosa facesse, quindi era un'entità messa lì, con cui si doveva discutere e basta”.

Leggi anche Bomber Olivari: "Dormivo con la canotta firmata da Curry, ora mi segue. A Trento ho una missione"Bomber Macura, lo show di Dowtin, l'occasione di Candi: il meglio della 1ª giornata di Serie A

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi questo articolo