Finn: "Vi racconto il mio primo Mondiale a 19 anni, alla fine ero morto. E pure Seixas è umano..."
Lorenzo ha chiuso al 55° posto il suo debutto tra i big dopo 274 chilometri di gara. Tra i nomi su cui costruire il domani azzurro cita anche Piganzoli e Pellizzari, compagni di una generazione che cresce. "Ora vorrei il Giro d'Italia"
Lorenzo ha chiuso al 55° posto il suo debutto tra i big dopo 274 chilometri di gara. Tra i nomi su cui costruire il domani azzurro cita anche Piganzoli e Pellizzari, compagni di una generazione che cresce. "Ora vorrei il Giro d'Italia"
Dal nostro inviato Ciro Scognamiglio 30 settembre - 08:12 - MONTREAL (CAN) Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleCorrere il Mondiale dei grandi da più giovane in assoluto in gruppo, a 19 anni e 282 giorni, e finirlo: Lorenzo Finn ha passato così l’ultima domenica di settembre a Montreal. Iridato jr nel 2024 a Zurigo, e Under 23 nel 2025 a Kigali (Ruanda), stavolta il ligure non poteva avere grandi ambizioni, eppure quel 55° posto (quart’ultimo tra chi è arrivato in fondo) a 10 minuti dal vincitore Brandon McNulty – in capo a 274 chilometri estenuanti, volati via a 43,5 di media - potrebbe un giorno essere ricordato come l’inizio di una storia favolosa, chissà. Finn è più saggio della media dei teenager come lui, e fa bene a mantenersi sempre cauto con parole e aspettative. Però la convinzione di aver messo "un mattone importante per i prossimi anni" e l’auspicio a proposito dell’Italia "che ha futuro" sono ottimi punti di partenza.
Finn, la prima sensazione che ha provato al traguardo?
"Mi sembrava di essere 'morto'. Ma è stata una bella esperienza. Nelle prime 3-4 ore mi sentivo piuttosto bene. Via via, con il passare della corsa, si sono spente le luci. Però, dai, sono contento di esserci stato. Di avere portato a casa quest’esperienza. Un mattone per il futuro".
Che compito le aveva dato il ct Roberto Amadio?
"Dovevo provare a resistere il più possibile per rimanere vicino a Giulio Ciccone. E fino a un certo punto, ce l’avevo fatta. Quando poi la gara è 'esplosa', mi sono un po’ mancate le gambe. Però come posizionamento eravamo lì, l’Italia ha corso bene. Forse ho sentito il peso, nel finale, di una stagione lunga con tanti impegni".
Si aspettava qualcosa di più dalla gara, o immaginava che sarebbe andata a finire così?
"Magari avrei potuto essere, nel complesso, più brillante. Però, due ore in più di competizione rispetto all’abitudine, quasi 280 chilometri... si sentono. Fino a pochi mesi prima, la normalità era per me farne 160-170, e a ritmi sicuramente diversi. L’emozione di stare davanti, fianco a fianco con tanti campioni, sono comunque riuscito a viverla. Finché ho potuto".
Portarla a termine in ogni caso faceva parte del progetto?
"Sì, perché pure dietro non è che si andasse piano...".
La giornata più dura da corridore, finora?
"Senza dubbio, sì. Nell’ultima ora ero proprio vuoto".
Le è sembrato di vivere una favola? Debuttare al Mondiale dei grandi da teenager potrebbe esserlo...
"Molti amici, e pure i familiari, mi dicono che forse non mi rendo conto di ciò che mi sta accadendo. Però a me sembra semplicemente di lavorare sodo, di fare il mio. Mi sono tolto già tante soddisfazioni ma... per carattere non mi accontento. In fondo, non ho ancora raggiunto niente, non mi sembra di avere dato tutto. Il percorso è ancora lungo, non mi fermo".
Gli impegni agonistici del finale di stagione sono confermati?
"Giro dell’Emilia sabato, e poi Tre Valli Varesine e Gran Piemonte. Saranno più corte del Mondiale! Meglio...".
Dopo il successo al Tour de l’Avenir, il 26 agosto, aveva perso alcuni giorni di allenamento per un malanno: quanto hanno influito sulla prestazione del Mondiale?
"Beh, se sei a letto un mese prima, non è ideale. Ma, nel complesso, mi resta di più la soddisfazione per come è andata l’annata".
Com’è stata l’esperienza con il gruppo azzurro nei giorni vissuti insieme?
"Mi sono inserito bene. L’atmosfera è stata sempre piacevole, un misto di giovani e esperti che mi ha fatto sentire a casa. Sono stato in camera con Ciccone, che nella prova del circuito mi ha guidato grazie a tutto ciò che sa, e alle volte che già aveva corso a Montreal. Pensando ai prossimi anni, ci saranno ancora, su certi percorsi, Piganzoli e Pellizzari. Oltre, spero, a me... Credo che quest’Italia abbia un futuro".
Il suo coetaneo Paul Seixas era partito per vincere, invece per i crampi ha chiuso solo quindicesimo. Vuol dire che non c’è niente di scontato?
"Beh, anche lui è umano. E poi, andando a vedere chi c’era davanti... Parliamo di uomini che hanno già tanti anni di esperienza nel World Tour. L’unico Under 23 è stato Del Toro. Paul era un mio rivale nelle giovanili e vedere dove è già arrivato mi stimola. Mi fa sperare di poter ripetere il suo percorso".
VIDEO: Ammiraglia sfreccia e decolla al mondiale di ciclismo: il volo è viraleCome si relaziona con la pressione?
"Bene, nel senso che non la sento molto. Tendo a non concentrarmi su ciò che non posso controllare, e a pensare soltanto alla mia strada".
Uno sguardo rapido sul 2027: per i programmi agonistici è troppo presto, ma le piacerebbe scoprire un grande giro?
"Sarebbe bello essere al Giro d’Italia. E lo stesso vale per la Vuelta, alla quale potrei arrivare con più gare ed esperienza nelle gambe. Ma non ne abbiamo ancora parlato con la squadra: si vedrà".
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