Mauro, Wise e Zola raccontano Vialli al Festival: "La cultura del lavoro e... Mission impossible al cinema"
La Gazzetta dello Sport

Mauro, Wise e Zola raccontano Vialli al Festival: "La cultura del lavoro e... Mission impossible al cinema"

Giovedì 1 ottobre 2026
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Al Teatro Sociale di Trento il ricordo del nipote Riccardo, gli aneddoti di Zola, Wise e Mauro e il racconto di un campione capace di lasciare il segno: "Facile stargli accanto"

Al Teatro Sociale di Trento il ricordo del nipote Riccardo, gli aneddoti di Zola, Wise e Mauro e il racconto di un campione capace di lasciare il segno: "Facile stargli accanto"

Dal nostro inviato  Andrea Barilaro 1 ottobre (modifica alle 15:43) - TRENTO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Una volta Gianluca Vialli ha scritto: “Voglio essere di ispirazione agli altri. Voglio che qualcuno mi guardi e mi dica: ‘È anche merito tuo se non ho mollato’”. E chissà se da lassù avrà dato una sbirciata al Teatro Sociale di Trento, gremito di persone di ogni età che sì, si sono ispirate a lui e ancora oggi, a quasi quattro anni dalla sua scomparsa (5 gennaio 2023), continuano a farlo. La platea è variegata: ci sono bambini a cui i papà avranno raccontato storie e gesta di un giocatore - di più: uomo - mai dimenticato, ragazzi che hanno ancora impresso l’abbraccio col Mancio a Wembley dopo la parata di Donnarumma su Saka, uomini con qualche primavera in più cresciuti a pane e Vialliemancini, rigorosamente tutto attaccato. Nella giornata inaugurale della nona edizione del Festival dello Sport, organizzato dalla Gazzetta e Trentino Marketing, subito forti emozioni. 

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il ricordo del nipote

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Tra i primi ricordi c’è quello di Riccardo Vialli, nipote di Gianluca e figlio di Nino, uno dei quattro fratelli: “Era un ragazzo che aveva voglia di giocare a calcio, che voleva divertirsi. Ovunque è andato ha avuto la capacità di creare amicizie. Negli ultimi anni ho incontrato diverse persone che l’hanno conosciuto, anche meglio di me. Io l’ho sempre visto come uno zio, viveva a Londra ma non ci ha mai fatto mancare il suo amore e la sua presenza”. È grazie allo zio se oggi Riccardo è un tifoso della Samp: “Lo devo a lui, e anche perché il mio migliore amico è genoano - sorride -. Quando mio zio era alla Sampdoria c’era anche una sorta di gemellaggio con la Cremonese”. Cioè il club che ha lanciato Gianluca nel calcio che conta prima che diventasse il Vialli che tutti conosciamo. 

sul palco

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Sul palco, arricchito da cinque storiche divise appartenute a Gianluca (la più fotografata è quella blu della Juventus, utilizzata nella finale di Champions ’96 contro l’Ajax e tanto cara ai tifosi bianconeri) ci sono anche Gianfranco Zola, Dennis Wise e Massimo Mauro. I primi due hanno diviso lo spogliatoio del Chelsea: “Si era creata complicità tra chi c’era già e chi era arrivato da fuori, non solo noi italiani ma anche i francesi. Abbiamo portato qualche novità in termini di cultura, per esempio arrivavamo al campo sempre prima e ci fermavamo a fine allenamento. Per loro era insolito”. A Stamford Bridge sono gli anni della svolta, coi blues che vincono cinque trofei e danno inizio alla cavalcata che sarebbe culminata con l’avvento di Roman Abramovich. Il capitano di quel Chelsea era Dennis Wise: “Ricordo quando ho invitato Vialli a uscire. Eravamo io, mia moglie e lui. Gli chiedo: ‘Ti va di andare al cinema con noi?’. Mi risponde: ‘Sì, però prima andiamo a cena’. Quindi mangiamo e poi andiamo a vedere Mission Impossible. Qualche giorno dopo torna da me e mi dice: ‘Stasera cena e cinema?’. Io gli dico: ‘Cosa vuoi vedere?’. E lui: ‘Mission Impossible, la scorsa volta non ho capito molto’. Fortunatamente il giorno dopo abbiamo giocato e non ha segnato, altrimenti chissà quante altre volte avremmo dovuto vederlo. Era molto scaramantico…”.

il golf con Mauro

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Gianluca Vialli e Massimo Mauro, uniti dal… golf. Pur non avendo mai condiviso lo spogliatoio, i due sono sempre stati molto legati tanto che nel 2003 hanno creato la Fondazione Vialli e Mauro. L’obiettivo? Contribuire all’individuazione di un farmaco per i malati di Sla: “L’idea ci è venuta guardando un video di Tiger Woods. Credevamo fosse importante finanziare la ricerca e abbiamo messo a disposizione della raccolta fondi i nostri hobby: golf, anche musica…”. Mai in campo insieme, si diceva: “Non abbiamo diviso il campo nello stesso momento, siamo stati compagni di squadra solo un anno e mezzo in Under 21. Una volta ci siamo sfiorati, a Cremona contro la Spagna, quando Vicini mi ha sostituito ed è entrato lui. La nostra amicizia si è cementata a Torino: ci siamo molto divertiti. Ma chiunque abbia avuto la fortuna di stargli accanto si è divertito. Io lo definivo intellettuale delle cose che conosceva: tutto ciò che conosceva lo sapeva alla perfezione. Era facile starci accanto”, racconta Mauro. 

lo scudetto alla samp e la nazionale

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“Vinsero il campionato nel 1991 e io vorrei ricordare le squadre dell’epoca. Il mio Napoli con Maradona, il Milan degli olandesi, l’Inter dei tedeschi. È stato un campionato con squadre meravigliose, fecero qualcosa di incredibile”. Mauro conferma e sottoscrive: “Gianluca era riuscito a tenere insieme quel gruppo per vincere lo scudetto. E io ero invidioso (sorride). Alla Juve dicevano: ‘Non serve essere amici per vincere’. Però io vedevo che dall’altra parte invece erano amici”. Spazio anche a un aneddoto inedito firmato Mauro: “Ha avuto tantissime offerte come allenatore, però mi disse: ‘Se devo fare il tecnico, andrò solo alla Juve o alla Samp’. Però lui non era un allenatore, era più un presidente”. Spazio anche all’esperienza in Nazionale al fianco del Mancio: “Nelle squadre è importante saper gestire i momenti - racconta Zola -. Aver avuto due persone che si conoscessero così bene ha fatto la differenza e si vedeva. Abbiamo vinto un Europeo tipo lo scudetto della Samp: me lo ricordo bene, lo commentavo per una tv del Qatar. Era incredibile, si vedeva la forza di quella squadra. Non eravamo i più forti, però avevamo le idee chiare. E il merito è stato di Mancini e Vialli”.

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