Bisseck: "Pensavo di mollare, ora voglio la Champions con l'Inter. Klopp, che aura! Quando parla lui..."
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Bisseck: "Pensavo di mollare, ora voglio la Champions con l'Inter. Klopp, che aura! Quando parla lui..."

Giovedì 1 ottobre 2026
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Il difensore nerazzuro al Festival: "Haaland è l'attaccante più difficile da marcare. Il mio idolo? Thierry Henry"

Il difensore nerazzuro al Festival: "Haaland è l'attaccante più difficile da marcare. Il mio idolo? Thierry Henry"

dal nostro inviato  Furio Zara 1 ottobre - 18:11 - TRENTO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Yann Bisseck e la regola dei cinque secondi. "Quando ero all’Aarhus, il mio allenatore, Jacob Nielsen, mi ha insegnato questa regola: quando fai un errore, hai cinque secondi al massimo per dare la colpa ad un compagno. Non è che glielo dici (ride), lo pensi e basta. Così ti liberi del peso e continui a giocare". È (anche) così che si cresce, come è cresciuto Bisseck in questi anni all’Inter. "Non puoi pensare di essere perfetto. Sbagli, impari, la volta dopo fai meglio". Arrivato nel 2023, si è ritagliato, di stagione in stagione, uno spazio sempre più importante. Cinque secondi per svoltare a livello personale, un’intera stagione per raggiungere i traguardi fissati. Bisseck, a cui i tifosi dell’Inter, tantissimi all'Auditorium Santa Chiara, riservano cori ad personam nell’incontro con Filippo Conticello per il Festival dello Sport di Trento, non gioca a nascondino: "In Italia siamo i più forti, ma dobbiamo dimostrarlo ogni settimana. E la Champions sì, è il nostro obiettivo. Vogliamo vincerla, il ricordo della sconfitta con il Psg brucia ancora (Fa un gesto con la mano come per allontanare una mosca, ndr). Credo che quest’anno abbiamo le possibilità per arrivare fino alla fine, poi dipenderà da noi, quando ti giochi un trofeo in una sola partita non puoi prevedere tutto, lo sappiamo bene…".

l'inter

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A venticinque anni Bisseck è un calciatore che ha trovato il suo equilibrio. Non è stato un processo facile. "C’è stato un momento, quando ero in Portogallo, al Vitoria Guimaraes, che ho pensato di mollare. Ero sempre infortunato, pensavo che tutto mi girasse contro. Poi sono tornato a credere in me stesso". È successo nell’anno in Danimarca, all’Aarhus tappa di passaggio prima di arrivare all’Inter. Ha firmato il rinnovo fino al 2031. "All'Inter mi sento a casa, mi hanno accolto tutti bene, dai compagni ai dirigenti fino ai tifosi. A Milano sono felice, si mangia bene (anche se quando gli viene chiesto se preferisce la pasta o i würstel, emblemi della cucina italiana e tedesca, ha un attimo di esitazione, poi per fortuna decide per la pasta), sono qui per crescere e per imparare da tutti. Da chi ho imparato di più? Da Matteo Darmian, una persona speciale e un calciatore che gioca prima con la testa". All’Inter ha avuto due allenatori, Inzaghi e Chivu. Differenze? "Simone era molto emotivo, viveva la partita come un calciatore. Se avesse potuto sarebbe sceso lui in campo. Con Chivu il gioco non è cambiato molto, forse siamo un po’ più offensivi. Chivu è stato bravo perché ha preso l’Inter nel momento più difficile, dopo la sconfitta nella finale di Champions League contro il Psg. Non era facile, ma lui è riuscito a darci una direzione". Grazie alle prestazioni con l’Inter è arrivata, dopo il debutto, la convocazione di Klopp con la Germania. "Klopp ha un’energia pazzesca, ha un’aura impressionante: quando lui ti parla, tu ti senti meglio. E come allenatore ha sempre in mano la situazione. Sono convinto che nonostante qualche passo falso, siamo destinati a tornare nell’élite del calcio mondiale. Ma per meritarmi la nazionale devo fare bene i miei compiti qua all’Inter".

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origini e idoli

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Bisseck è nato e cresciuto in Germania, a Colonia, da genitori originari del Camerun. "Io sono sia tedesco che camerunense, sento dentro di me queste due anime". Nel mondo che abitiamo, il melting pot non è sempre accettato. "L’ho vissuto sulla mia pelle, talvolta sono stato oggetto di insulti razzisti, ma io la risolvo così: il razzismo esiste, ma io nella mia testa non ho spazio per la stupidità". Jerome Boateng il modello da difensore, così come Varane - "Quando avevo dodici-tredici anni loro erano il massimo" - ma il suo idolo è stato Thierry Henry, "perché da bambino volevo solo giocare in attacco". L’attaccante più difficile da marcare? "Haaland, perché tocca pochissimi palloni a partita, tu pensi di averlo bloccato e invece lui, zac!, in un attimo ti frega. Ma anche all’Inter ci sono attaccanti di grande valore, da Lautaro a Thuram a Pio Esposito". 

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il basket

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La passione per il basket, tifa Philadelphia 76ers, l’idolo è Joel Embiid. "Ho cominciato a tifare per loro, fin da bambino. Li ho scelti perché (ride) erano molto scarsi, perdevano sempre. E allora ho pensato: se tra dieci anni Philadelphia comincia a vincere allora io potrò dire: io ho creduto in loro quando nessuno ci credeva". Un po’ la sua storia, solo che a credere in Bisseck - più di tutti - è stato lui stesso.

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