Festival, si parte! Cairo: "Al calcio servono grandi riforme". Velasco: "Dico alle ragazze di chiudere i social"
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Festival, si parte! Cairo: "Al calcio servono grandi riforme". Velasco: "Dico alle ragazze di chiudere i social"

Giovedì 1 ottobre 2026
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Con la grande inaugurazione è iniziato ufficialmente l'evento che porta a Trento nei prossimi quattro giorni i grandi protagonisti dello sport

Con la grande inaugurazione è iniziato ufficialmente l'evento che porta a Trento nei prossimi quattro giorni i grandi protagonisti dello sport

dal nostro inviato  Simone Battaggia 1 ottobre - 19:58 - TRENTO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Che il Festival dello Sport abbia inizio. La nona edizione della kermesse è stata lanciata al Teatro Sociale di Trento. Il tema quest’anno è “Invincibili”, parola impegnativa e stimolante allo stesso tempo. A presentare l’evento sono stati Eleonora Boi e Pierluigi Pardo, dopo l’esibizione della nazionale italiana di ginnastica acrobatica diretta da Erica Loiacono . 

Urbano Cairo

entusiasmo

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Urbano Cairo, presidente e amministratore delegato di Rcs MediaGroup, ha introdotto la quattro giorni: “Siamo al nono anno di Festival, l’ottavo a Trento che è una città che adoro. Spero di andare avanti all’infinito, sono felice di essere qui, vengo sempre con grande piacere. E sì, mi fermerò quattro giorni: ormai è una gag che non faccio nemmeno più. Essendo io presidente del Torino, per me gli invincibili per eccellenza sono stati i giocatori del Grande Torino”. Cairo ha poi spiegato il legame tra Gazzetta dello Sport e Festival. “La Gazzetta lavora per essere all’altezza dei propri lettori. Una volta era un giornale di carta e basta, ora ci sono i social, il web, gli eventi, la carta, un sacco di cose. Per il direttore Barigelli è molto più di un lavoro. È un media articolatissimo, con una grande redazione che ha dato un contributo notevole per l’organizzazione”. E poi un passaggio sul momento del calcio italiano. “Malagò ha iniziato nuovo ciclo con Roberto Mancini. Si era partiti male, poi con la Turchia è stata giocata una grande partita, chissà che contro la Francia si faccia bis con un grade risultato. Il calcio ha necessità di fare grandi riforme”. 

la gazzetta

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È intervenuto poi il direttore della Gazzetta dello Sport, Stefano Barigelli: “La Gazzetta ha sempre innovato e il Festival si inserisce in questo solco perché è un modo nuovo di raccontare lo sport e questo è un motivo di orgoglio per me, come per il direttore vicario Gianni Valenti che porta avanti gran parte del lavoro. E il Festival fa anche conoscere discipline poco conosciute. La Gazzetta nasce con le Olimpiadi, per noi la redazione degli Sport Olimpici è la nostra foresta amazzonica. In questo ultimo periodo questi sport hanno avuto un boom e credo che se il nostro calcio tornerà ai suoi fasti, comunque gli altri sport manterranno l’attenzione che hanno conquistato. È un processo di emancipazione a cui la Gazzetta ha contribuito”. Per Gianni Valenti, vicedirettore vicario della Gazzetta e direttore scientifico del Festival, “è sempre bello scoprire personaggi nuovi, prima al telefono o via mail e poi di persona. Conosci persone e crei rapporti che servono anche per il futuro. Ma il bello è che tutti questi campioni si trovano bene in questa città, e questo per il Festival è un valore aggiunto”. Valenti ha presentato alcuni dei grandi ospiti di questa edizione. Dalla platea si sono alzati Gianni Rivera, Danilo Gallinari, Ilie Nastase, Marco Tardelli, Simone Barlaam, Francesco Moser, Maurizio Fondriest, Giovanni Carnevali. Ma sono stati annunciati anche Ivan Thorpe, Casey Stoner e poi Gianmarco Tamberi, Federica Brignone, “invincibili perché dopo i loro infortuni si sono ricostruiti e sono tornati a vincere”. E ancora Pato e Fabregas. “Sarà un Festival divertente”. Maurizio Rossini, CEO di Trentino Marketing, ha sottolineato che “Trento è una provincia sportiva. Qui pratichiamo lo sport 365 giorni l’anno, tanti campioni ci frequentano per svolgere la loro preparazione. Le presenze di visitatori durante il Festival sono 50.000 e questo è il numero giusto. Nove teatri e sale, cinque piazze e poi i nove camp, e tutti i giornalisti che raccontano il Festival. Abbiamo lavorato su sostenibilità e accessibilità, ampliando la nostra platea”. 

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giorni di festa

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A fare gli onori di casa è stata Elisabetta Bozzarelli, vicesindaca di Trento: “Per la città sono giornate di festa, per i bambini che possono praticare tante discipline ma anche per i grandi che possono incontrare i campioni. Nadia Battocletti ha detto “Quando corro non alleno solo le gambe ma anche il pensiero. Ecco, il Festival ci aiuta ad allenare il pensiero, la resilienza. Le storie dello sport ci ispirano”. Così Maurizio Fugatti, presidente della Provincia autonoma di Trento: “Ospitiamo Gazzetta e il Festival anche quest’anno con orgoglio. Evento centrale per il Trento ma anche per lo sport internazionale. Ospiti importanti, grande orgoglio. Veniamo da Olimpiadi e Paralimpiadi, dove tanti atleti trentini hanno avuto risultati importanti, e poi stasera lanciamo i Supermondiali di Ciclismo 2031. Palestra organizzativa forte”. Per Flavio Deflorian, Rettore dell’Università degli Studi di Trento, “Università e sport si sovrappongono. Sport è formazione, ricerca, interazione con la società, E poi benessere per studenti e studentesse. Chi fa sport è molto bravo nello studio, sa organizzarsi e sacrificarsi. Nadia Battocletti né è un esempio”. È intervenuto anche il presidente del Comitato Italiano Paralimpico Marco Giunio De Sanctis, presente in sala: “Sempre contento di essere qua. Il Festival mantiene un grande significato di unione, di non far sentire di nicchia alcuni sport. Gli atleti sono gli stessi, le medaglie sono le stesse, ed emergere non è facile ovunque”. Al Festival è arrivato anche un messaggio di Giovanni Malagò, presidente della Figc dopo tanti anni alla guida del CONI e di Milano Cortina 2026, per salutare “un evento meraviglioso, per lo sport italiano e non solo”. 

le parole di julio

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L’ospite della serata è stato Julio Velasco, molto più di un allenatore di pallavolo. Viene intervistato da Boi e Pardo sul palco e inizia con il famoso “paradosso dell’elettricista”, usato per spiegare che nello sport come nella vita gli alibi valgono zero. “Nella pallavolo, se si perde un punto, lo schiacciatore guarda l’alzatore come per far capire che voleva la palla in un posto diverso, l’alzatore allora guarda chi ha ricevuto perché non gliel’ha messa bene. E chi ha ricevuto, che non può guardare nessun’altro, solleva lo sguardo verso i fari per far capire che è stato accecato da un faro. La colpa così è dell’elettricista”. Velasco ha raccontato il suo stato d’animo dopo l’Europeo perso in finale della sua Italia femminile. “Ho detto alle ragazze che ero orgoglioso di loro perché hanno fatto il massimo. Avevo deciso di fare alcune cose che non erano semplici per la squadra, cambiando ad esempio alcuni ruoli, perché pensavo che queste cose ci sarebbero state utili per Mondiali e Olimpiadi”. Poi una considerazione su Sinner, su Kimi Antonelli e su altri campioni di oggi. “Guardo molto il tennis. Lì gestire l’errore è difficile, e poi chi gioca è solo. Mi colpisce la forza mentale di Sinner, il suo stare sempre nel qui e ora. Conta sempre la palla dopo, è inutile perdere tempo a discutere su quella prima e Sinner ha questa forza. Kimi, invece, è incredibile per l’età, un ragazzino che quando si mette in macchina è un fenomeno. Perché i fenomeni esistono. Vorrei trovare Federica Brignone e invitarla a parlare alla Nazionale, perché la superiorità di superare i limiti spesso è attribuita ai maschi, ma le donne hanno un altro modo e la loro forza è anche più grande. A Plaza de Mayo sono andate le madri, non i padri”. Infine l’importante di educare all’errore. “Tante volte chi gioca in Italia ha paura di sbagliare. Tante volte ho detto alle mie ragazze di chiudere i social. L’anonimato permette un’aggressione che va oltre qualsiasi limite. Dobbiamo proteggerci. Io stesso in passato avevo le mani dure per la paura di sbagliare. L’Italia di calcio ha vinto nel 1982 in un momento disastroso, con tutta la stampa contro, e nel 2006, dopo Calciopoli, con i giocatori della Juve che erano appena andati in B e sembrava la peggiore situazione possibile”.

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