De Laurentiis: "Il prodotto calcio va ripensato. Perché non eliminiamo l'intervallo?"
La Gazzetta dello Sport

De Laurentiis: "Il prodotto calcio va ripensato. Perché non eliminiamo l'intervallo?"

Giovedì 1 ottobre 2026
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Il presidente del Napoli: "Il calcio europeo deve imparare dalla cultura americana dello sport, la passione conta ma da sola non fa un bilancio. Non esistono regole sacre soltanto perché ci sono da cent’anni"

Il presidente del Napoli: "Il calcio europeo deve imparare dalla cultura americana dello sport, la passione conta ma da sola non fa un bilancio. Non esistono regole sacre soltanto perché ci sono da cent’anni"

Antonio Giordano Collaboratore 1 ottobre - 20:17 - NAPOLI English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Di qua c’è un mondo, è il suo sin dalla nascita; e di là ce n’è un altro, che suo lo è diventato. Quando Aurelio De Laurentiis si sistema tra il cinema & il calcio, sospeso in questo tempo lungo che gli appartiene, gli aneddoti diventano strategie e il passato si proietta in una dimensione favolistica, quasi surreale, a metà tra la realtà e la fantascienza. E sembra di stare in Blade Runner: ho visto cose che voi uomini... Roma, Teha Club, il club di The European House - Ambrosetti, dedicato a imprenditori e top manager. Si parla di trasformazioni, di nuove opportunità, di intrattenimento e si sta nel mezzo, tra un palcoscenico e una tribuna d’onore (o un’area di rigore), con Adl che racconta le parabole di Adl. 

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business

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Come si dice (non solo) a Los Angeles: business in business. "Siamo qui a discutere di come un imprenditore deve operare in un mondo che cambia sempre più velocemente. Ora sul telefono o sulla TV, ha a disposizione di tutto, mentre sta seduto comodamente sul divano. È da qui che dobbiamo partire. Il calcio l’ho conosciuto poco più di vent’anni fa, quando nel 2004 ho comprato il Napoli. Per anni abbiamo ragionato così: faccio un bel film e la gente viene; metto insieme una grande squadra e la gente mi segue. Oggi non possiamo più darlo per scontato. Quando produco un film non competo soltanto con gli altri film ma competo con Netflix. E quando gioca il Napoli succede esattamente la stessa cosa. Sul campo dobbiamo battere l’Inter, la Juventus, il Milan". 

piezz 'e core

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Settembre 2004, sono trascorsi ventidue anni, e De Laurentiis racconta questi due universi eguali eppure ormai modificati. "Quando ho comprato il Napoli, non dovevo convincere la gente ad amare quella squadra. Dovevo capire come fosse possibile che una società con un pubblico del genere fosse fallita. E fare in modo che non succedesse più. Siamo ripartiti dalla Serie C1. Nel 2007 eravamo in Serie A. Poi siamo arrivati stabilmente in Europa, in Champions League, fino agli scudetti del 2023 e del 2025. Quella passione non l’ho creata io. Il mio compito era costruirci intorno un’impresa capace di durare. Perché la passione può riempire uno stadio anche in Serie C. Ma la passione da sola non fa un bilancio, non compra un calciatore, non costruisce un centro sportivo, non organizza una società. Bisogna creare valore. Un film che costa cento milioni non è necessariamente migliore di un film che ne costa dieci. E un calciatore che costa cento milioni non è necessariamente dieci volte più bravo di uno che costa dieci". 

mea culpa

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Capolavori tecnici e di bilancio, società sana e vincente, ma niente è perfetto per Adl: "Il talento bisogna saperlo trovare. E poi bisogna avere il coraggio di prendere decisioni. Qualche volta anche impopolari. In vent’anni naturalmente abbiamo anche sbagliato. Si sbagliano calciatori, allenatori, dirigenti, investimenti. Una società solida può correggere l’errore. Una società fragile può esserne distrutta. Nel calcio italiano si parla moltissimo di quanto spende un presidente. Io vorrei che qualche volta ci domandassimo anche che cosa costruisce. Che organizzazione lascia? Che competenze? Che ricavi? Che patrimonio? Perché spendere è facile; creare valore è molto più difficile". 

prossimo stadio

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Di striscio, ma in maniera direttamente allusiva, la questione stadio, tormento per Adl soprattutto dopo aver dato un’occhiata agli impianti americani durante il Mondiale: "Lo stadio non è semplicemente un campo con delle tribune intorno. Lo stadio è parte dello spettacolo. Deve essere bello, comodo, tecnologico. Deve avere ristoranti, negozi, servizi. Un posto dove una famiglia abbia piacere di passare alcune ore. Perché se io chiedo a una persona di uscire di casa, prendere la macchina, trovare parcheggio, spendere dei soldi e dedicarmi quattro o cinque ore della propria giornata, devo darle qualcosa in cambio. Non posso dirle: tu sei tifoso, quindi devi venire. No. Io devo meritarmi il suo tempo. Il calcio europeo deve imparare dalla cultura americana dello sport. Non dobbiamo copiarne il modello. Abbiamo una storia diversa, competizioni diverse, un rapporto con il territorio che in Europa è unico. Ma dobbiamo imparare dalla loro mentalità. Lo stadio deve essere un’esperienza. Guardate che cosa fanno le leghe americane. Nba, Nfl, Mlb: sono macchine commerciali enormi. Lavorano sul prodotto, sulla distribuzione, sugli sponsor, sui mercati internazionali. Fanno conoscere i campioni. Sono al servizio delle squadre. Creano valore. E tutto questo dove va a finire? Nei ricavi delle società e nel valore delle franchigie. Vogliamo mettere tutto questo a confronto con la nostra Lega? Io voglio una Lega che mi aiuti a far valere di più il Napoli. E per riuscirci deve far valere di più tutto il campionato". 

parliamone

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E allora, senza perdersi nel nulla cosmico, meglio parlarne ma seriamente: "Dobbiamo avere il coraggio di ridiscutere il prodotto calcio sotto ogni punto di vista. A cominciare dal gioco, dalla durata della partita, dalle interruzioni. Non esistono regole sacre soltanto perché esistono da cent’anni. Se vogliamo riavvicinare i giovanissimi, dobbiamo domandarci che cosa li fa andare via. Prendiamo l’intervallo. Quindici minuti. Ma perché non possiamo discutere se accorciarlo, o perfino eliminarlo? Chi è allo stadio vive l’atmosfera, sta insieme agli altri, aspetta. Ma il ragazzino a casa? Gli fermi la partita per un quarto d’ora e pensi che rimanga lì ad aspettarti? Prende il telefonino, torna alla PlayStation, trova qualcos’altro da fare. E poi tu ricominci il secondo tempo". 

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la sfida

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77 anni e non sentirli, perché il calcio e prima il cinema rappresentano adrenalina allo stato puro per Adl: "Nel 2004 il mio lavoro era ricostruire un’impresa intorno a una passione che esisteva già. Oggi la sfida è diversa. Dobbiamo continuare a meritare quella passione e contemporaneamente andare a cercare persone che ancora non ci conoscono. Soprattutto le nuove generazioni".

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