Trent’anni di A3: la compatta premium che cambiò la storia dell'Audi
Nel 1996 la casa dei quattro anelli presentò il suo primo modello di fascia medio-inferiore, entrando in un segmento che a quel tempo era dominato da vetture più popolari. In tre decenni l’evoluzione ha visto scomparire la versione a tre porte e l’affermarsi di soluzioni tecniche sempre più raffinate
Nel 1996 la casa dei quattro anelli presentò il suo primo modello di fascia medio-inferiore, entrando in un segmento che a quel tempo era dominato da vetture più popolari. In tre decenni l’evoluzione ha visto scomparire la versione a tre porte e l’affermarsi di soluzioni tecniche sempre più raffinate
La linea elegante della prima A3 del 1996
Alla metà degli anni Novanta Audi si era ormai costruita una solida reputazione come costruttore di auto di alto livello, per qualità e prestazioni. Dopo il successo ottenuto con la 80, la gamma della casa tedesca comprende la sua erede A4, berlina (poi anche station wagon, con la denominazione Avant) di fascia medio-superiore, la più grande A6 (che aveva preso il posto della 100) e l’ammiraglia A8, resa innovativa dalla struttura in alluminio. Vetture prestigiose, eleganti, piuttosto costose che, però, fanno sentire la mancanza nell’offerta di un modello più accessibile. Che arriva esattamente trent’anni fa, con una prima esibizione al Salone di Francoforte del 1996, poi con il lancio definitivo in occasione di quello di Parigi di ottobre, e che prende il nome di A3. È un momento di svolta per la casa di Ingolstadt, perché per la prima volta introduce il concetto di compatta premium in un segmento di mercato come quello C, fino ad allora dominato da costruttori generalisti con vetture come la Volkswagen Golf, l’Opel Astra, la Renault Mégane e la Ford Focus. Soltanto Bmw aveva da poco fatto un tentativo di questo genere con la Serie 3 Compact, destinata tuttavia a una diffusione limitata. Era invece dai tempi della 50, uscita di scena alla fine degli anni Settanta, che Audi non si cimentava con una vettura più piccola di una berlina di segmento D ed era arrivato il momento di sfruttare più a fondo l’immagine di tecnologia e solidità che il marchio si era costruito già a partire dal 1981 con la coupé quattro e i suoi successi nei rally mondiali. A tutto questo si aggiungeva l’esigenza di ampliare i volumi di produzione con un modello a più larga diffusione, sfruttando però le sinergie possibili all’interno del gruppo Volkswagen e contenendo così i costi di sviluppo: la nuova piattaforma progettata per la quarta generazione della Golf forniva un’occasione propizia. L’unico problema era riuscire a realizzare qualcosa di diverso da una Golf semplicemente più costosa: serviva una vettura che fosse realmente premium, per finiture, qualità e soluzioni costruttive, dotata di una spiccata personalità e capace di "nascondere" abilmente i componenti derivati dagli altri modelli del gruppo.
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