Inter, ora sì che puoi volare: Spence e Dimarco pronti, Chivu ritrova sprint sulle fasce
L’inglese verso l’esordio mentre l’azzurro torna titolare. E in panchina non mancano le alternative
L’inglese verso l’esordio mentre l’azzurro torna titolare. E in panchina non mancano le alternative
Guendalina Galdi Giornalista 3 ottobre - 10:04 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleC’ era un pensiero in estate, quello di un’Inter totalmente al sicuro sugli esterni, che adesso, dopo sei giornate di purgatorio, è diventato realtà. Le corsie di Cristian Chivu sono tornate a riveder le stelle. Tutti presenti. Titolari, alternative, varianti sul tema. Uno di quei sovraffollamenti che fanno felice un allenatore. Federico Dimarco a sinistra, Djed Spence a destra. Un inedito. L’azzurro torna alla ripresa del campionato sul suo territorio, l’inglese si vedrà per la prima volta lì dove comandava Denzel Dumfries e dove Andy Diouf si è guadagnato la Francia (più un nuovo cambio di ruolo, ovvero terzino sinistro, incluso come se fosse un bonus). Dima e Djed, tanto per fare un nuovo pieno di vitamina D sulle fasce che di certo non guasta in vista di un mese tanto impegnativo quanto affollato. Entrambi per la prima volta a disposizione dell’allenatore. L’Inter mette le ali come non aveva mai potuto fare prima in stagione.
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—Sette giorni a questa “prima” dei due tenori ai lati di una squadra la cui vocazione offensiva si distende anche proprio lungo quelle corsie. La super pausa del campionato ha benedetto i rientri di entrambi gli esterni. Quello di Dimarco che tornerà dopo le noie al ginocchio che sta smaltendo praticamente da quando è iniziata la sosta, e quello di Spence che invece doveva concludere il percorso di ri-atletizzazione. Nel suo caso infatti non si può neanche parlare di ritorno, perché in campo fin qui l’ex Tottenham non si è mai visto. L’ultima partita di Dimarco è Roma-Inter, giocata per 54 minuti; per risalire invece all’ultima dell’inglese bisogna tornare al Mondiale americano. Era il 18 luglio ed era la “finalina” per il terzo posto vinta dalla nazionale di Sua Maestà 6-4 contro la Francia. Spence in quell’occasione ha giocato 90 minuti e ispirato il gol del 5-3 di Bukayo Saka. Insomma, c’era e si è fatto notare. Tanto che in quel periodo, il fatto che facesse così bene con l’Inghilterra era quasi un “rischio” per l’Inter. Rialzi di prezzo, inserimenti, nuove concorrenti da anticipare erano inevitabilmente dei rischi sul percorso. Invece poi Spence ha preso l’aereo giusto, ha raggiunto Milano, ha riabbracciato la Serie A. E un inizio di campionato in differita non cambia l’importanza che avrà dal 10 ottobre per la squadra. La sua presenza comunque ridisegna le gerarchie a destra, questo sì. Anche perché un investimento da 35 milioni bonus compresi è difficile che possa accomodarsi in panchina, quando sta bene.
Le doti
—Siamo distanti una settimana dal primo esame d’inglese della corsia destra interista. Chivu da Spence si aspetta pressing, proiezioni offensive, sprint, soluzioni nella metà campo avversaria e (buone) decisioni difensive nella propria. Perché è proprio anche grazie a questa capacità di ripiegamento che il londinese ha convinto il suo allenatore. Senza andare troppo indietro nel tempo, è dalla destra (con cross partiti da sinistra), che l’Inter ha incassato i due gol di Manu Koné nell’ultima uscita prima della sosta. La fase difensiva nerazzurra in generale ha bisogno di crescere, viste le 8 reti prese in cinque giornate, ma è certo che a Chivu tornerà più che utile non solo lo Spence tutta grinta e corsa in avanti ma anche quello in versione più puramente terzino di copertura, di rincorsa, di chiusure.
E in più...
—Un calciatore utile in più fasi (e magari ruoli) è un valore aggiunto, così come lo è avere più elementi per la stessa “mattonella”. Nessun ballo, solo la virtù di costruirsi alternative. A sinistra quando non c’è Dimarco può spuntare Carlos Augusto (in grado anche di fare il vice-Bastoni); e a destra oltre a Spence c’è sempre Diouf che di certo non finirà nel dimenticatoio. Raddoppiare sulle corsie non è cosa scontata. Anzi. E poi c’è Luis Henrique. Destro, sì, ma impiegato anche a sinistra. Senza dimenticare che all’occorrenza pure Spence potrebbe spostarsi sulla corsia mancina. Chi ha visto il Mondiale sa. Chivu con lui può sbizzarrirsi. Ma soprattutto dormire sonni tranquilli in tempi di partite ogni tre giorni. Senza sosta, per davvero. Ma con delle ali così, si può volare senza vertigini.
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