Liberali: "Io e Nico Paz insieme? Chiedete a Fabregas... ma in allenamento ci troviamo e ci divertiamo"
Mattia ha incantato al debutto in Under 21: "Punto la Coppa 2030. Con Favasuli, Cisse e Camarda ho un legame speciale"
Mattia ha incantato al debutto in Under 21: "Punto la Coppa 2030. Con Favasuli, Cisse e Camarda ho un legame speciale"
Dal nostro inviato Alex Frosio 3 ottobre - 11:55 - YEREVAN Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleMattia Liberali nel 2030 avrà 23 anni. L’età ideale per giocare un Mondiale. Lì, lui l’Italia praticamente non l’ha mai vista. Nato un anno dopo Berlino, troppo piccolo per ricordare i flop di Sudafrica e Brasile. Con il suo talento, c’è da scommetterci oggi, potrebbe essere protagonista tra quattro anni. Intanto, ha debuttato con l’Under 21 in Armenia (1-0, gol di Cisse al 95’). Mostrando subito l’eccezionalità del suo talento. Dribbling, imbucate, conclusioni: sinistro e intuizioni fuori dal comune. E il Como di Fabregas è il posto ideale dove svilupparli.
VIDEO: Inter, Bisseck: "Non ho paura a dirlo, vogliamo la Champions League"L’esordio in Under 21 è stato come te lo aspettavi?
"Speravo che fosse un po’ più facile dal punto di vista del risultato e che potessimo sbloccarla prima. Ma siamo stati bravi a tener duro fino all’ultima azione proprio".
Chi è la prima persona che hai sentito quando hai acceso il telefono dopo la partita?
"I miei genitori, a loro e a mio nonno devo tutto. E ultimamente mi confronto tanto con mio fratello più piccolo Daniele, gioca nella Leon Vimercate, è un Under 16".
In Armenia sei entrato bene, a Tirrenia ti sei allenato benissimo. Quanta voglia hai di spaccare il mondo?
"Ho tanta voglia di lavorare e di dimostrare, ho tanta fame. Poi sì, sono venuto qua veramente carico. Era la prima volta con mister Baldini, e l’allenamento è una parte fondamentale. Come ti alleni in settimana, poi lo riporti in campo il weekend".
Ingresso da mezzala, poi ala.
"Nel calcio di oggi la forza di un giocatore è saper fare più ruoli. Il mio, quello che ho fatto fin da piccolo, è dietro la punta. Ma anche da esterno posso entrare nel campo, da trequartista di destra come ho fatto con Aquilani a Catanzaro. Lo devo ringraziare perché mi ha aspettato, è quel che serve a chi è giovane".
Da lì siete arrivati tu, Favasuli e Cisse.
"Sono contento di averli ritrovati in azzurro qua perché sono due ragazzi meravigliosi: ci ho passato un anno bellissimo, ci sentiamo tutte le settimane. E gioco di nuovo con Camarda: in campo abbiamo una bella connessione, ci conosciamo fin da piccoli".
Nel 2024, dopo l’Europeo che avete vinto con l’Under 17, Maurizio Viscidi disse: "Se tra quattro anni Camarda, Liberali e Mosconi, che saltano l’uomo, giocheranno spalle alla porta e solo a due tocchi, avremo sbagliato a lavorare".
"Sono arrivato a quattro tocchi... Scherzi a parte, penso che la maturità di un giocatore sia nel riconoscere quando puoi fare più tocchi, quando giocare velocemente, anche perché più si alza il livello meno tempo hai di pensare e di agire. Soprattutto nel calcio di oggi in cui molte squadre hanno un’intensità impressionante, devi ragionare più velocemente di testa, preparare il gesto prima che arrivi il pallone. Devo migliorare l’attacco alla profondità e l’intensità quando difendo, ma questa è forse la cosa che mi riesce meglio: vedere la giocata prima".
Come Totti.
"Uno dei miei idoli da bambino. Un altro era il Dybala della Juve. Ora invece gli esempi ce li ho in casa: Nico Paz e Baturina".
Con Nico potete giocare insieme?
"Chiedetelo a Fabregas... In allenamento ci troviamo bene. Ma con tutti, devo dire, ci divertiamo".
Lo spagnolo lo hai imparato?
"Un po’, e anche un po’ di inglese. Per forza. Ma mi piace, impari a conoscere gli altri ragazzi, culture diverse, come la pensano. È un motivo in più di crescita".
Meglio l’inno di Mameli o "the Champiooons"?
"L’Italia è sempre l’Italia e ogni volta che si veste la maglia azzurra è un onore, però ovviamente anche l’inno della Champions è una cosa che sogni fin da piccolo di cantare dal vivo".
Con la Polonia ci si gioca la qualificazione.
"Squadra rocciosa, gioca con intensità molto alta e ha giocatori di qualità. Non va sottovalutata".
E con il Como cosa vi siete messi in testa?
"Se una squadra ha la propria identità e la porta avanti fino alla morte, poi i risultati arrivano. Tutti nel calcio vogliono vincere: per lo scudetto ci sono altre candidate, per me la vittoria è partita per partita. Se uno ne vince tante, poi è più facile prendersi qualcosa di più grande...".
Prima della sosta avete perso con il Frosinone di Palmisani.
"Quando l’ho visto qui gliel’ho detto: ma chi eri, Buffon?".
Con il Milan cos’è successo?
"È stata la squadra che mi ha cresciuto fin da bambino e questo lo riconosco e anzi sono veramente devoto a loro, però poi nel calcio le strade ogni tanto anche si dividono. In quel momento la scelta giusta per me era fare un passo indietro e andare magari in una categoria più bassa a giocare".
Sei due mesi più vecchio di Lamine Yamal. Quanto sei distante da quel livello?
"Lui ha già vinto un Mondiale, se non vince il Pallone d’oro arriva secondo... Niente confronti, ognuno ha bisogno dei propri tempi. E io di strada da fare ne ho ancora tanta".
Nel 2030 c’è il Mondiale.
"Eh, è un sogno che vorrei esaudire. Sicuramente ci sono prima dei piccoli grandi step che mi piacerebbe fare".
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