Da Montero e Marchisio fino a Barzagli, Robinho jr e Grosso: i figli d'arte continuano la storia
I giovani bianconeri ieri in campo con i big: Alfonso è un difensore e Davide un centrocampista elegante. Ma non sono gli unici
I giovani bianconeri ieri in campo con i big: Alfonso è un difensore e Davide un centrocampista elegante. Ma non sono gli unici
Lorenzo Cascini Giornalista 3 ottobre (modifica alle 12:35) - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleIeri pomeriggio, vedendolo entrare in campo con la maglia della Juventus, molti avranno avuto uno strano senso di flashback. Nell’amichevole contro la Cremonese è entrato in campo Davide Marchisio, centrocampista elegante come il papà. Ha giocato una ventina di minuti, ma chi lo conosce assicura che ricordi Claudio e che a centrocampo possa giocare ovunque: in mezzo, mezzala, anche sulla trequarti. Un po’ come il padre da giovane. Davide è nato nel 2009, l’anno in cui Marchisio senior pungeva l’Inter: scavetto a Julio Cesar e via a festeggiare. Lui non se lo può ricordare ma sicuramente l’avrà rivisto un sacco di volte. Ieri è stato il giorno del suo battesimo con la maglia bianconera, che gli è stata cucita addosso fin dalla nascita, seguendo l’amore e la passione di papà Claudio. Due settimane fa ha firmato il suo primo contratto con la Juve: segnale che alla Continassa ci credono. Con lui ieri è entrato anche Alfonso Montero, difensore centrale come papà Paolo. Ha due anni in più di Davide, è del febbraio 2007, e ha già raccolto una manciata di presenze tra Under 20 e Youth League, segnando pure qualche gol (6). Segni particolari: gioca bene con entrambi i piedi, sa spingersi in avanti con i tempi giusti d’inserimento ed è molto bravo in marcatura.
VIDEO: "Giovanni Carnevali: La Juventus nel destino", l'evento completo del Festival dello Sport 2026Altri esempi
—Davide e Alfonso sono gli ultimi due figli d’arte usciti dal mucchio. Ma in Italia e in Europa c’è una flotta di baby campioncini pronti a imitare le gesta dei loro genitori e prendersi il mondo. Sono cresciuti dribblando paragoni, etichette e sguardi interrogativi. "È forte davvero o è lì grazie al padre?". Sulle spalle portano cognomi pesanti e hanno davanti un esempio, che sicuramente può aiutare, ma che alle volte può rivelarsi anche ingombrante. Adesso si stanno affacciando al calcio dei grandi, piano piano. Un esempio da seguire è quello di Lorenzo Paratici, attaccante del 2008, che segna a grappoli nella Roma Primavera. Curiosità: in giallorosso lo allena Mattia Scala, figlio di Vito - storico preparatore di Francesco Totti -, che ne parla un gran bene e si gode le sue prodezze. I suoi gol hanno attirato l’attenzione di Gasperini, che l’ha schierato titolare in un paio di amichevoli estive sotto gli occhi di quel Paulo Dybala portato alla Juve proprio da suo padre. Vedi che giri immensi fa la vita. Alla Roma con Lorenzo c’è anche Federico Terlizzi, figlio dell’ex difensore Christian. Pure lui gioca dietro e ha le caratteristiche del papà: roccioso, in possesso di un buon temperamento e un ottimo colpo di testa. Anche il Milan ha un figlio d’arte. Tra i centrocampisti a disposizione di Amorin c’è il talentuoso Christian Comotto, erede di Gianluca, difensore esterno con trascorsi in A con le maglie di Vicenza, Torino, Fiorentina, Reggina, Ascoli e Cesena.
Dal Brasile
—Invece sul gong del calciomercato estivo in Serie A al Genoa è sbarcato il figlio di Robinho. Dribblomane come il padre, ha fatto parlare di sé in Brasile per una litigata al Santos con Neymar. Colpa di… un dribbling di troppo. Marchio di fabbrica dalla culla. Robinho jr è un esterno a portata di tunnel, dotato di tecnica e talento fuori scala. Certo, dovrà abituarsi al nostro calcio: per ora De Rossi non l’ha ancora portato in panchina con i grandi (anche se ieri a Bucarest lo ha schierato titolare nell’amichevole col Rapid), ma in Primavera - dove lo allena una leggenda del club rossoblù come Mimmo Criscito - ha già incantato. Pronti via una doppietta fantastica contro l’Atalanta. Un gol l’ha fatto saltando il portiere, l’altro con un sinistro a giro sul palo lontano. Beh, come biglietto da visita niente male. Pure a Firenze c’è una nidiata di figli di ex calciatori di Serie A pronta a prendersi la scena. Nei 2010 della Fiorentina ci sono Mattia Barzagli, figlio di Andrea, che segna da centravanti e Alvaro Valero, centrocampista centrale come il papà. Si parla molto bene anche di Armando Floro Flores, attaccante esterno del 2011, che gioca già sotto età e ha su di sé gli occhi degli osservatori di mezza Italia.
In B e all’estero
—C’è poi anche chi ha già esordito con i grandi. Tra Serie A (non da protagonista), B e C, gli esempi sono vari. Si possono citare il figlio di Buffon - Louis Thomas - attaccante molto fisico, che ha debuttato in A con il Pisa lo scorso dicembre e che nelle categorie giovanili ha giocato con la nazionale della Repubblica Ceca, oppure il figlio di Grosso, Filippo, ora a Crotone in C dopo un anno e un gol lo scorso anno con il Frosinone in Serie B. Pure guardando all’estero gli esempi sono vari. In Olanda ci sono due attaccanti ormai noti: il figlio di Van Bommel - attaccante del Psv Eindhoven e della nazionale - e quello di Van Persie, Shaqueel, punta del Feyenoord. Tutti i ragazzi sono uniti tutti dallo stesso minimo comune denominatore: scrollarsi di dosso etichette e paragoni scomodi e provare a prendersi il mondo. Senza soffrire per il nome dietro la maglia.
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