Al Festival Capello, Boban, Di Canio e l’Italia delle Coppe. L'ex ct: "A Cruijff volevo farla pagare"
Al Festival dello Sport l’incontro "Sky Calcio Show - Lo spettacolo delle coppe". Boban: "Il Milan deve vincere, non partecipare". L’ex ct ricorda la finale del 1994 e la voglia di rivalsa su Cruijff. Poi il retroscena su Messi: "Alla Juve lo chiesi in prestito"
Al Festival dello Sport l’incontro "Sky Calcio Show - Lo spettacolo delle coppe". Boban: "Il Milan deve vincere, non partecipare". L’ex ct ricorda la finale del 1994 e la voglia di rivalsa su Cruijff. Poi il retroscena su Messi: "Alla Juve lo chiesi in prestito"
Furio Zara Collaboratore 3 ottobre (modifica alle 12:25) - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleArgomento Milan di oggi, stuzzicato sulla questione, Fabio Capello consegna alla platea la sentenza più significativa della mattinata: "Cosa chiederei ad Amorim? Gli chiederei se ha capito che giocatori ha". Pausa. Stoccata: "Forse non l’ha ancora capito". Si infiamma il pubblico del Teatro Sociale: tra la nostalgia dei trionfi di un tempo in Europa - quando i padroni eravamo noi - e le fatiche di questi tempi, si riannodano ricordi di imprese memorabili e le rare rarissime gioie centellinate oggi dai nostri club. Titolo dell’incontro: "Sky Calcio show - Lo spettacolo delle coppe", attori protagonisti Fabio Capello, Zvonimir Boban, Paolo Di Canio, i talent Sky che con Federica Masolin e Paolo Condò. Teatro strapieno, in prima fila Urbano Cairo, presidente del Torino e presidente e amministratore delegato di Rcs Media Group e Stefano Barigelli, direttore della Gazzetta dello Sport.
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—Pronti, via. Capello analizza: "L’anno scorso il Milan fino a un attimo prima della fine era in Champions, poi evidentemente è successo qualcosa. Comunque Amorim è stato bravo ad aggiustare il Milan, senza fare rivoluzioni. Quando alleni il Milan la rivoluzione non la puoi fare". Coppe che alzavamo, coppe che oggi sogniamo. L’Europa, che una volta era il giardino dei giochi dei club italiani, ora ci tiene alla larga. In questa fase storica il movimento italiano gioca di rincorsa. La stilettata di Boban: "Se diciamo che l’obiettivo del Milan è andare in Champions League, allora nulla ha senso. Ma vi rendete conto? Sono cambiati i tempi..ma il Milan è il Milan, deve vincere, non partecipare. E vale lo stesso anche per la Juventus e l’Inter: l’ambizione non può essere centrare la qualificazione in Champions, devono vincere". Di Canio focalizza l’attenzione sulla strada da fare: "Juve e Milan devono trovare la loro strada, mi aspetto che quest’anno in Europa League una delle due arrivi a giocarsi una semifinale".
cruijff e quella coppa
—Negli anni 80 e 90 l’Europa era il nostro giardino dei giochi. Gustosissimi i retroscena di due protagonisti di allora - Capello e Boban - su una partita leggendaria. 18 maggio 1994, Milan-Barcellona 4-0, finale Champions League. Capello: "Prima del Barcellona abbiamo giocato con la Fiorentina, perdendo male. Lì ho capito che Desailly non poteva giocare come difensore centrale. Mancavano Baresi e Costacurta, ho rivoluzionato la difesa. Centrali Galli e Maldini, Panucci a sinistra, Desailly più avanti…". Boban: "Pochissimi l’hanno notato, ma quella sera abbiamo cambiato gioco. Con rombo largo, Albertini su Guardiola, io e Donadoni larghi. E’ stata la mia partita più importante con il Milan". Capello: "Ai giocatori ho detto: lasciamo la palla al terzino destro che era il più scarso (era Ferrer, ndr), così la recuperiamo velocemente. La soddisfazione più grande? Il primo gol, dopo 23 passaggi di fila". Ma le partite, come sanno i grandi allenatori, si vincono ancora prima di giocarle. Capello: "Ho visto che Cruijff dopo l’allenamento della vigilia si era sdraiato sul campo con il pallone sotto la testa. E no, così non si fa, mi dava fastidio quella sua arroganza, così come le sue provocazioni durante tutta la settimana. E poi di Crujff mi ricordavo questo episodio: giocavo nella Juventus, finale di Belgrado del 1973, contro l’Ajax. Vinsero loro, era la terza di fila. A fine partita vidi Cruijff salire sul pullman e lanciare la coppa così (Capello fa il gesto di lanciare qualcosa con disprezzo). Quel giorno ho pensato: te la farò pagare, arriverà il giorno in cui la coppa te la sbatterò in testa". Quel giorno è arrivato. Milan-Barcellona 4-0, la Champions alzata al cielo dai rossoneri.
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—Di Canio ricorda le litigate con Capello, "Una volta ho portato due miei amici a vedere l’allenamento, il mister si è incazzato come una bestia, anche se erano a ottanta metri, muti, dietro a un albero, diceva che disturbavano. Lo dico ora: quei miei due amici sono rimasti traumatizzati". Risate, la replica di Capello: "Paolo, ti spiego una cosa: il giocatore pensa per sé, l’allenatore deve pensare alla squadra". Boban spiega perché Capello è stato un grande allenatore: "Perché capiva noi, e capiva molto più di noi. Di lui ho sempre apprezzato la chiarezza, era trasparente. E’ stato lui a formarmi come calciatore: io in Croazia, ex Jugoslavia, giocavo da 10, ma in sei campionati non ho recuperato un solo pallone. Con Capello ho imparato cosa significa, davvero, giocare per la squadra". E infine: c’era una volta la Serie A, il più bel campionato del mondo. Boban spiega la differenza tra ieri e oggi: "Io avevo le offerte di Barcellona, Real Madrid, Marsiglia che all’epoca era un top club e mi offriva il doppio del contratto. E ho scelto il Milan, valeva per me e per tutti: se ce la facevi in Serie A, che era il punto d’arrivo, ce la potevi fare ovunque". Capello svela l’ultimo retroscena: "Allenavo la Juventus, c’era il Trofeo Gamper, giocava il Barcellona. Vedo questo ragazzino fenomenale, dopo venti minuti vado da Rijkaard e gli chiedo: ce lo date in prestito un anno?". No, niente da fare. Leo Messi rimase al Barcellona a scrivere la storia del calcio.
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