Vieri lancia Pio: "Segnerà più gol di Riva in Nazionale. Milan e Juve? Non sono da scudetto"
La Gazzetta dello Sport

Vieri lancia Pio: "Segnerà più gol di Riva in Nazionale. Milan e Juve? Non sono da scudetto"

Giovedì 8 ottobre 2026
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L'ex centravanti promuove Esposito e l'Italia: "Mancini è importante per il nostro calcio, cambia le squadre e dà spazio ai giovani"

L'ex centravanti promuove Esposito e l'Italia: "Mancini è importante per il nostro calcio, cambia le squadre e dà spazio ai giovani"

Andrea Elefante Giornalista 8 ottobre - 00:08 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Questa sosta non gli è piaciuta. Per niente. "Ma che roba è? Una roba ridicola. Venti giorni fermi, quattro partite in undici giorni: mica è un Mondiale o un Europeo. No, non ha senso: stavolta l’Uefa ha toppato proprio". 

Christian Vieri, in compenso le è piaciuta la Nazionale, no?

"Sì, molto. Ma non avevo dubbi sul Mancio". 

In realtà ce n’erano stati molti ad accompagnare il suo ritorno. 

"Non me ne frega nulla di dire se aveva sbagliato, e quanto: aveva già detto tutto lui, no? Io ero sicuro di due cose, che mi piacciono molto: lui cambia le squadre e dà spazio ai giovani. E dare fiducia ai giovani, crederci, insistere, è molto importante per il nostro calcio. Perché lo fanno in pochi e il suo esempio conta". 

Di Pio Esposito parliamo dopo. Quel gol di Scamacca contro la Turchia, una botta forte e di rabbia: sembrava un po’ Vieri, vero? 

"No, sembrava Scamacca. Bel gol, gli serviva perché qualche infortunio non gli aveva consentito di avere continuità: fare un gol in Nazionale è importante anche a livello mentale, ti carica. Ti fa venire ancora più voglia di migliorare". 

Simile a Vieri almeno in una cosa: 

"Non ho esultato perché ero troppo stanco". 

Lo diceva anche lei, qualche volta. 

"Giocare in Nazionale è ancora più faticoso, fidatevi". 

La maglia azzurra avrà caricato anche Maldini? 

"Daniel ha bisogno solo di giocare: spesso, non ogni tanto. Serve a lui e poi anche a chi deve valutarlo. Se ne giochi una sì e due no, è difficile capire a che livello sei. Così, invece, lui si rende conto se è pronto e chi deve farlo giocare sa se può farci affidamento davvero. Per questo andare a Cagliari è stata una buona scelta: meglio una squadra più piccola, ma dove giochi trenta partite, magari per 90 minuti. Capisci come allenarti bene per essere sempre al top fisicamente e mentalmente, prendi botte tutte le settimane, e cresci". 

Anche per Kean, buona scelta andare a Como? 

"Se gioca, sì. Ma per lui è diverso: è un attaccante completo, attacca bene la profondità, fa gol, dunque ha sempre giocato. E sicuramente a lui serve ancora di più, per la struttura fisica che ha". 

Lei all’Under 21 è affezionato, per l’importanza che ha avuto per la sua carriera. 

"Torniamo sempre lì: Baldini è un buon allenatore per i giovani. E ce ne sono di buoni, anche nella altre nazionali: attaccanti che fanno gol, ma sanno giocare pure per la squadra, vedi gli assist di Liberali, di Koleosho. Basta che trovino spazio". 

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E c’è chi fa gol anche quasi da oltre settanta metri... 

"Ma quella di Ndour è stata anche fortuna, ti può venire una roba così. Sono altre le cose da guardare e Ndour sta dimostrando pure altro". 

A proposito di spettacolo: si riparte con un Como-Roma che promette bene. 

"Due squadre che hanno il gol in testa: l’ideale per rituffarsi nel campionato. Mi incuriosisce vedere come il grande Gasp avrà caricato a palla Malen e Dybala, che non sono andati in nazionale: si saranno allenati a duemila". 

Una partita che può dire di più su chi possa essere l’anti Inter? 

"Fasullerie. Dopo sei giornate? Dai...". 

Fabregas ha ribadito: preferisco perdere, ma giocando come dico io. 

"Gli spagnoli hanno questa testa: già quando giocavo all’Atletico sentivo dire le stesse cose. Comandare il gioco, fare la partita, tenere la palla e creare il più possibile. Poi ci sta di perdere, ma così è più facile vincere". 

C’è Inter-Parma: in teoria una giornata favorevole a Chivu.

"In teoria, sì: se nell’Inter sono tutti concentrati al cento per cento, la differenza di livello viene fuori. Ma non ci riesci sempre, e infatti finora... Però è ora di cambiare passo: si entra nel vivo del campionato e l’impegno della Champions si fa più tosto". 

Tosto come Pio Esposito? 

"E ha anche l’età dalla sua parte: a 21 anni ha già fatto sette gol con quella maglia azzurra che pesa tanto, vuol dire che fra sette-otto anni batterà il record di Gigi Riva. E sarà l’attaccante che avrà segnato più gol nella storia della Nazionale. Ma vuol dire anche che tra due-tre anni inizierà pure lui a fare i suoi venti gol a stagione". 

Perché fra due o tre anni? È la stessa cosa che ha detto Mancini, che per fare un paragone ha scomodato Vieri e Toni. 

"Perché deve ancora capire bene come muoversi in campo, anzi soprattutto in area. Pio è più simile a Toni, secondo me. Ma i paragoni per me non hanno senso, lo sapete. E a lui non fanno neanche bene". 

Ma se lei fosse Chivu, si sentirebbe in difficoltà a scegliere fra Pio e Thuram? 

"Se alleni una grandissima squadra devi saper fare delle scelte, altrimenti non puoi fare l’allenatore. Ma mi pare che a Chivu non dispiaccia avere scelte, e abbia sempre saputo farle". 

A proposito di Esposito: in Nazionale bene anche Seba, no?

"Molto bene, soprattutto a livello tecnico: mi è piaciuto come ha saputo “legarsi” con il centrocampo e dividere gli spazi con il fratello". 

Torniamo a Inter-Parma: come lo vede Gilardino su quella panchina? 

"Sono sempre contento quando i miei ex compagni allenano, peccato solo che gli tocchi subito l’Inter: il rischio di prendere tre o quattro fischi pronti-via c’è". 

Questa Lazio può durare lassù ai piani alti? 

"Questo non lo so, ma non era facile partire così pur senza l’aiuto dei tifosi, perlomeno in casa. Gattuso se lo meritava, per tutto quello che dà. E Frattesi anche: quando parte da dietro non lo prendi, non mi stupisce che abbia già segnato tre gol. E può arrivare a dieci tranquillamente". 

Il Napoli è un po’ in difficoltà. 

"Quando hai tanti infortuni... Non credo che Allegri abbia benedetto questa sosta. Ha tutto il tempo per recuperare, ma a un patto: non può continuare a perdere troppi punti e pensare che il rientro di McTominay, da solo, possa risolvere tutti i problemi. Anche se è mancato molto". 

Milan e Juve: da lotta scudetto o solo Champions? 

"Buona la seconda. Ma con Gonçalo Ramos, si è visto anche con il Portogallo, il Milan finalmente, dopo anni, ha trovato un grande centravanti. Che però, come tutti i centravanti, ha bisogno di essere cercato di più. Vuoi i gol? Più palloni da giocare. Altrimenti diventa difficile dire se potrà fare bene o no". 

Più grande centravanti di Kolo Muani? 

"Direi più che altro: più centravanti. Kolo gioca più per la squadra, per come lo vedo se non fa un gol a partita non impazzisce, è felice anche di far segnare un compagno. Però, senza Vlahovic e David, alla Juventus serve che segni di più". 

L’ultima, e non parliamo di calcio: questo lungo stop di Sinner, visto da uno che sa cosa significa infortunarsi?

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"Solo chi fa sport a certi livelli, e non chi lo vede in tv, può capire quanta fatica ci sia dietro. Se si ferma, vuol dire che sta male, che ne ha bisogno. Va aspettato, bisogna dargli il tempo di curarsi per tornare a posto, e quanto tempo lo sa solo lui. Stop, il resto sono chiacchiere. Anzi, fasullerie".

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