Il retroscena: ecco perché il Coni ha scelto Malagò commissario di sé stesso
Nelle delibere di Giunta e Consiglio accuse dure a chi vigilava in Figc, ma non al presidente
Nelle delibere di Giunta e Consiglio accuse dure a chi vigilava in Figc, ma non al presidente
Elisabetta Esposito Giornalista 8 ottobre - 07:59 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleIn molti in questi giorni se lo sono chiesto: come è possibile che Giovanni Malagò, che fino a un quarto d’ora fa veniva additato come il Male Assoluto per il mancato possesso di una tessera federale, sia ora l’acclamato commissario della stessa Figc? Al di là delle nemmeno troppo nascoste ragioni di opportunità di alcuni, la motivazione è messa nero su bianco nei documenti di delibera di Giunta e Consiglio Nazionale Coni, a firma del Segretario Generale Carlo Mornati e ovviamente del presidente del Coni Luciano Buonfiglio.
Sostegno
—I fronti sono due, la scelta di Malagò e non un altro come commissario e l’individuazione di chi per il Coni è il davvero responsabile della violazione. Partiamo dal primo. Nel provvedimento si legge che si è tenuto conto "del rinnovato corso, anche di ordine tecnico-sportivo, intrapreso dalla Federazione dal 22 giugno", ovvero da quando c’è Malagò presidente. In pratica i risultati positivi delle nostre Nazionali, in particolare di quella maggiore vista la scelta del presidente oggi commissario di puntare su Mancini ct, hanno avuto un peso. Altro elemento agli atti, dunque importante per la scelta, "le attestazioni di fiducia e di sostegno che il presidente Malagò ha ricevuto da tutte le componenti federali", che il Coni deve aver letto in buona sostanza come una conferma (allargata visto che ha detto la sua anche Abete) del voto di giugno.
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—Poi c’è il secondo fronte, che di fatto sgrava di responsabilità la posizione del candidato, poi presidente, ora commissario, Giovanni Malagò. La delibera parte dal presupposto che il tesseramento sia un "imprescindibile requisito", sottolineando poi come "la sinergia delle condotte omissive, negligenti ed elusive ravvisabili nell’operato dell’apparato federale ha provocato negativi effetti di estrema rilevanza istituzionale, che hanno compromesso la regolarità del conferimento" della presidenza. Parole pesanti, che si accompagnano al rilievo di un’altra mancanza al momento dell’ammissione di Malagò, ovvero la "domanda di partecipazione al procedimento (di fatto la lettera di presentazione della candidatura, ndr), della quale gli uffici e gli organi federali preposti non si sono avveduti". Si parla poi di "attività di verifica improntata su criteri anomali e irregolari", di "verbali di deposito fondati su criteri difformi" e in generale di "un contesto caratterizzato da gravi omissioni, negligenze ed irregolarità nella gestione da parte degli organi direttivi federali", tanto che si sarebbero configurati - sempre a detta del Coni - non uno ma due criteri che da Statuto rendono possibile il commissariamento di una Federazione: la "grave violazione dell’ordinamento sportivo" di cui abbiamo sempre parlato, ma anche "una evidente e grave irregolarità nella gestione".
Valutazioni
—Il Comitato Olimpico non colpisce dunque Malagò, ma gli organi federali incaricati di vigilare sull’ammissione degli aspiranti presidenti, ovvero la Segreteria Generale guidata dal 2019 da Marco Brunelli. Sulla sua posizione interviene ancora la delibera del Coni, in cui emerge come aggravante il fatto che "gli organi direttivi della Federazione che hanno determinato le suddette violazioni risultano essere ancora in carica", sottolineando che "non vi è stata alcuna reazione della Figc in termini correttivi rispetto alle violazioni, irregolarità che non possono considerarsi esaurite, ma sono attuali e permangono prospettivamente". Giovanni Malagò è stato ed è tuttora ben consapevole di quanto è accaduto e certamente la ricezione di questa delibera ha favorito ulteriormente l’intenzione di fare chiarezza, sia nella documentazione da presentare in vista del voto imminente(possibili anche modifiche al regolamento elettorale), sia nella valutazione della posizione degli uffici responsabili del malfunzionamento ampiamente evidenziato e che, cosa che non va dimenticata al netto della permanenza dello stesso Malagò, ha portato a un provvedimento pesante come il commissariamento della Federcalcio.
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