Raducioiu: "Modelle, vino e feste, una vita da circo. Quelle pasticche al Milan e le iniezioni a Brescia..."
La vita del "Van Basten dell'Est": "Spendevo 10mila euro a bottiglia. Baresi chiese a Berlusconi di prendermi in rossonero: non lo dimenticherò mai, per lui ho pianto"
La vita del "Van Basten dell'Est": "Spendevo 10mila euro a bottiglia. Baresi chiese a Berlusconi di prendermi in rossonero: non lo dimenticherò mai, per lui ho pianto"
Francesco Albanesi 8 ottobre - 07:48 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleFlorin Raducioiu è stato l’emblema del calciatore anni '90: capelli lunghi e spettinati, faccia da bravo ragazzo e vita da playboy. Ha imperversato sui campi di Serie A tra Bari, Brescia, Verona e Milan, conducendo nel tempo libero una vita altrettanto movimentata: le serate all'Hollywood di Milano, le fotomodelle, il vino. Oggi ha 56 anni e a Bucarest è una piccola istituzione: fa l’opinionista televisivo e prova a reinventarsi "per avere diverse fonti di reddito". Del resto, come ammette lui stesso, qualche soldo in carriera lo ha sperperato: "Al Monaco andavo pazzo per il vino, spendevo 10.000 euro a bottiglia". Soldi, fascino e gol. Al Mondiale '94 fu uno dei protagonisti della cavalcata della Romania fino ai quarti di finale con quattro gol: da lì il soprannome di "Van Basten dell’Est", il suo idolo. Dentro il Raducioiu calciatore c’è però molto altro: uno schiaffo a un arbitro, una notte a bere whisky finita male, le misteriose iniezioni in vena a Brescia e le famose pasticche che al Milan gli dicevano essere "vitamine". Oltre all’amicizia con Franco Baresi.
VIDEO: Cisse sarà titolare nel Milan? La scelta di Amorim e quel retroscena sul mercatoFlorin, la sua vita è più stabile adesso?
"Sicuramente. Ho figli e sono felice. La mia base è Bucarest, sono opinionista tv per Antena1 e Ambassador per una concessionaria d'auto e una società di betting. Sono stato anche uomo immagine di un'Academy del Barcellona qui in Romania. Viaggio tanto per ampliare il mio business".
Ha sperperato denaro in carriera?
"Da giocatore ho sicuramente avuto dei vizi. Al Monaco andavo pazzo per il vino: compravo bottiglie da 10.000 euro, facevo cene di lusso a Montecarlo. Vivevo da pensionato, un po’ me ne pento. Potevo risparmiare qualche soldo e investirlo. Erano tempi in cui guadagnavi 80.000 euro al mese, all’epoca erano tantissimi. Voglio precisare che ora sto comunque bene economicamente".
Lei è stato anche un donnaiolo…
"A Milano facevamo le feste all'Hollywood quando si poteva, Maldini era il più ambito. A Verona, invece, persi la testa per una fotomodella romena. Avevo 21 anni, ero bello e ricco (ride). Ero un personaggio da circo. Quella relazione durò un anno e non mi manteneva lucido durante le partite. A fine anno retrocedemmo".
Ha citato Maldini, ma lei ha vissuto un anno d’oro con Baresi al Milan. Che ricordi ha?
"Nell’estate '93 Franco andò da Berlusconi e disse: 'Abbiamo bisogno di un giocatore come Raducioiu'. Di fatto, fu lui a portarmi al Milan. Non lo dimenticherò mai. Avrei voluto esserci al suo funerale, ma ero a Mykonos con la mia famiglia e non sono riuscito a venire. Ho pianto tanto. Franco era un magnete umano: aveva un carisma che spingeva ogni giocatore a seguirlo e a stimarlo".
Un aneddoto che la lega a Franco?
"Quando perdemmo a Tokyo l’Intercontinentale contro il San Paolo, quella sera io, Panucci e Ielpo andammo in un bar a bere, nonostante la delusione. A un certo punto Baresi si avvicinò e ci disse: 'Ragazzi, andiamo a vincere la Champions. State tranquilli'. E così fu".
Una stagione da sogno quella 1993-94: anche dal punto di vista economico?
"Per lo scudetto il Milan ci regalò un Rolex. Per la Champions c’era un grosso bonus, fino a un milione di lire, in base ovviamente all’importanza del giocatore nella squadra. Io giocai appena 13 partite, ma quella fu comunque la miglior stagione della mia carriera".
E poi arrivò il Mondiale americano con la Romania…
"Eravamo una generazione d’oro: io, Hagi, Dumitrescu, Lupescu. La Cenerentola del torneo che arrivò fino ai quarti. Peccato per quei rigori maledetti contro la Svezia: potevamo sognare in grande. Io segnai quattro gol e diventati "il Van Basten dell’Est". Marco era il mio idolo".
Lucescu, invece, chi è stato per lei?
"Un secondo padre. Con lui sono diventato uomo e calciatore. Una volta organizzò una festa per il mio sedicesimo compleanno in una villa di un magnate siriano con tutti i giocatori della prima squadra della Dinamo Bucarest. Per me era un sogno".
Alla Dinamo Bucarest, tra l’altro, lei schiaffeggiò anche un arbitro: come mai?
"Era il 1990, partita di Coppa delle Coppe contro l’Anderlecht. Mi fecero un fallo che meritava il rosso, l’arbitro non lo sanzionò e io gli mollai un ceffone. Cinque giornate di squalifica che scontai solamente al Milan tre anni dopo. Mi pento del gesto".
Tolga una curiosità: è vero che in Italia faceva dei trattamenti medici particolari?
"A Brescia facevamo delle iniezioni endovenose di un liquido rosa. Non ho mai capito bene che cosa fosse. Nessuno era obbligato a farle. I medici dicevano che erano sali minerali e la seduta durava circa mezz'ora. Al Milan, invece, i medici davano a chi voleva delle pasticche. Ogni tanto le prendevo: mi dicevano che erano vitamine. Pareva che aumentassero il fiato durante la partita".
L’hanno mai sottoposta a controlli antidoping?
"A Brescia, Bari e Verona venivano spesso i commissari antidoping dopo le partite e molte volte ero io il prescelto. Non ho mai avuto problemi".
Chiudiamo con un segreto di Raducioiu che nessuno conosce.
"Dopo Galles-Romania, partita che ci qualificò al Mondiale '94, andai in un pub e mi ubriacai di whisky fino a svenire. Vomitai anche nel taxi. Il giorno dopo mi alzai e tornai a Milanello col jet".
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