Il volley, l'altruismo, l'inglese: le due vite di Stefania Corna nei ricordi di chi l'ha conosciuta
La Gazzetta dello Sport

Il volley, l'altruismo, l'inglese: le due vite di Stefania Corna nei ricordi di chi l'ha conosciuta

Giovedì 8 ottobre 2026
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L’ex giocatrice azzurra è scomparsa ieri a 35 anni a causa di un tumore. I suoi allenatori: "Era solare e pronta a ogni sfida"

L’ex giocatrice azzurra è scomparsa ieri a 35 anni a causa di un tumore. I suoi allenatori: "Era solare e pronta a ogni sfida"

Rebecca Saibene Giornalista 8 ottobre (modifica alle 08:50) - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

"La pallavolo è stata il mio primo amore. Mi ha reso la persona che sono oggi, insegnandomi valori come il sacrificio, la disciplina e la dedizione". Non è facile descrivere Stefania Corna, mettere nero su bianco, in poche battute, chi sia stata dentro e fuori dal campo. Allora lasciamo, prima di tutto, che sia lei a farlo. Nel raccontarsi sul suo profilo Instagram, Stefania partiva proprio da lì: dalla pallavolo. Lo sport della sua 'prima' vita, con cui aveva avuto un "rapporto d’amore e d’odio": così forte da portarla a lasciare casa a soli 14 anni, così intenso da contribuire a plasmare la persona che sarebbe diventata, così totalizzante da rimanere al centro dei suoi racconti anche nella 'seconda' vita. Quella fatta di libri, lingue straniere e bambini al posto di palloni, taraflex e fatica. Quella stessa pallavolo che ieri ha pianto la sua scomparsa: a soli 35 anni, troppo presto, Stefania è stata portata via da un tumore. 

Talento

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Non è facile raccontare Stefania. Andare oltre alla sua carriera, cominciata da centrale e proseguita da palleggiatrice, dalla Foppapedretti Bergamo alla Nazionale, tra Serie A ed esperienze all’estero, per farlo abbiamo quindi chiesto a chi l’ha conosciuta quando era ancora una ragazzina e l’ha vista crescere: nei ricordi di Lorenzo Micelli e Marco Mencarelli tornano, quasi sovrapponendosi, gli stessi tratti. "Non è mai stata piccola, era già alta e matura quando si allenava con la prima squadra. Ma alla fine era una ragazzina". Ricorda l’ex tecnico di Bergamo. "Una ragazzina, con un talento mostruoso", ma soprattutto "splendida, solare, con una grandissima voglia di lavorare". Mencarelli, che l’ha allenata nelle Nazionali giovanili, sceglie invece una parola su tutte: "Determinazione. Era molto decisa, molto ferma nelle proprie scelte. È l’elemento che più le ha permesso di imporsi e crescere".

Sfide

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Caratteristica che è stata fondamentale anche nel cambio di ruolo: cresciuta nel settore giovanile della Foppapedretti, Stefania aveva infatti cominciato a giocare da centrale. I 192 centimetri le regalavano una fisicità fuori dal comune "ma a colpire era la qualità delle mani: è stata l’elemento che suggerì a diversi allenatori, compresi me e Marco Bonitta, che fosse opportuno cambiare ruolo e passare da centrale a palleggiatrice", racconta Mencarelli. Una trasformazione profonda per una ragazza giovane, che richiedeva apertura mentale e la forza di insistere: "Servivano convinzione e determinazione per continuare quando le cose sembravano non funzionare. Sono segni di carattere". Micelli la ricorda allo stesso modo. "Si è messa in gioco". Stefania, dice, "non aveva paura di accettare sfide diverse". Dopo le giovanili a Bergamo, Stefania aveva lasciato affetti e casa per trascorrere due stagioni al Club Italia, poi il ritorno a Bergamo e quindi Milano, Parma, Pavia, Giaveno, Casalmaggiore, Montichiari e Scandicci, oltre alle esperienze all’estero, al Cathage, in Tunisia e la Kanti Schaffausen, in Svizzera. In mezzo, soprattutto, l’azzurro. Con Mencarelli vinse due Europei juniores, nel 2006 e nel 2008, nella Nazionale under 19, con due generazioni differenti: prima riuscendo a inserirsi nel gruppo delle più grandi, poi diventando un riferimento tra le coetanee. "A quell’età, senza personalità, è difficile giocare sotto età". Nel 2011, poi, arrivò anche l’esordio in Nazionale maggiore, al Montreux Volley Masters. Era il 7 giugno e dall’altra parte della rete c’era Cuba. Il destino e le sue trame. Stefania, in entrambe le sue due vite, oltre al volley ebbe un altro grande amore, suo marito: Alejandro Rizo Gonzalez, cubano, anche lui pallavolista. 

Seconda vita

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La pallavolo, insomma, sempre al centro. "Mi ha permesso di girare il mondo, vincere medaglie con la Nazionale, incontrare persone fantastiche e imparare il valore del duro lavoro", scriveva sui social Stefania, ripensando alla sua prima vita. Ne aveva infatti cominciata un’altra. Aveva trasformato un’altra passione nel proprio lavoro ed era diventata insegnante d’inglese. "Le lingue sono diventate presto la mia passione. Negli anni ho scoperto una predisposizione nell’aiutare gli altri e ho deciso di sviluppare il mio talento". La pandemia, raccontava, era stata il punto di svolta che l’aveva spinta verso quella nuova strada. Parole che riportano Mencarelli al cambio di ruolo affrontato tanti anni prima. "Passare da attaccante a palleggiatore significa passare dall’egocentrismo di chi la palla la deve mettere per terra, a chi misura la propria prestazione con quella degli altri. Combacia con la volontà di Stefania di aiutare il prossimo". L’altruismo, un filo invisibile che unisce la talentuosa palleggiatrice all’attenta insegnante. "Negli ultimi anni ho anche lavorato nelle scuole e scoperto un lato di me che non conoscevo: amo insegnare ai bambini", scriveva Stefania sui social, condividendo scatti di una vita colorata, piena d’amore. Quello che riceveva dalla sua famiglia, spesso immortalata e ringraziata, quello che dava agli altri. "Ringrazio i bambini per essere delle bellissime pagine bianche da colorare. Ringrazio me stessa, per la forza che ho e per la determinazione nel portare avanti i miei progetti". Talento, determinazione, altruismo. Ecco le parole per descrivere Stefania Corna.

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