Mangiare in compagnia aiuta ad assorbire meglio i carboidrati
La Gazzetta dello Sport

Mangiare in compagnia aiuta ad assorbire meglio i carboidrati

Giovedì 8 ottobre 2026
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Nei due ore successive al pasto, la glicemia di chi non era solo a tavola tornava ai valori normali più rapidamente. E non solo...

Nei due ore successive al pasto, la glicemia di chi non era solo a tavola tornava ai valori normali più rapidamente. E non solo...

Eu.Spa. 8 ottobre - 11:41 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Aggiungi un posto a tavola, il celebre musical che dagli anni 70 continua a essere riproposto in tv e a teatro, invitava ad allargare la tavolata per accogliere chi arriva all'ultimo momento. Una convivialità un po' surreale, pensata per far ridere e commuovere, ma che oggi trova un riscontro curioso nella scienza: chi siede a tavola con noi non è un dettaglio, perché condiziona anche il modo in cui il corpo lavora durante il pasto.Uno studio dell'Università Ebraica di Gerusalemme, pubblicato su Science Advances, è andato a scovare quella differenza nel sangue: la presenza del partner, seduto accanto a noi, per esempio, cambia il modo in cui il corpo assorbe i carboidrati, si difende dal freddo e, persino, si riprende da uno spavento. 

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digestione migliore

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Nel test 108 adulti hanno mangiato 102 grammi di pane bianco, corrispondenti a 50 grammi di carboidrati e i ricercatori hanno misurato la glicemia con un pungidito per due ore. Quando accanto c'era il partner, i livelli di zucchero nel sangue salivano meno e tornavano alla normalità più in fretta: nel complesso, l'aumento della glicemia nelle due ore è risultato inferiore di quasi il 24 per cento rispetto a quando la stessa persona mangiava da sola. Per capire se l'effetto riguardasse solo il cibo, i ricercatori hanno ripetuto l'esperimento con altre tre prove. In una, 116 adulti sono rimasti cinque minuti in una stanza raffreddata a circa 12 gradi per poi riscaldarsi, mentre veniva monitorata la temperatura della pelle: chi aveva il partner nella stanza si raffreddava meno e si riscaldava più velocemente di chi affrontava il freddo da solo. In un'altra, 115 adulti hanno ricevuto due lievi scosse elettriche sull'avambraccio mentre veniva registrata la sudorazione cutanea, un indicatore comune dello stress, e anche qui è emerso lo stesso schema. 

mangiare in compagnia

contatto fisico

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Ogni persona ha affrontato la stessa prova due volte, una da sola e una in compagnia, così da poter confrontare i due risultati. I ricercatori hanno poi cercato di capire da cosa dipendesse questo effetto. Il contatto fisico, dato che le coppie erano libere di tenersi per mano, spiegava in parte il miglioramento nella tolleranza al freddo, ma non gli altri tre risultati: il vantaggio sulla glicemia e sullo stress restava anche togliendo di mezzo il fattore del contatto fisico. Neppure lo stress sembra la spiegazione giusta, perché durante il pasto i livelli di tensione non sono cambiati tra chi mangiava da solo e chi mangiava in compagnia. Anche peso corporeo, storia glicemica di ciascuno e temperatura della stanza sono stati esclusi come possibili cause. 

fisiologia sociale

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I ricercatori la definiscono fisiologia sociale ed è una possibile spiegazione del perché, nel corso dell'evoluzione, gli esseri umani abbiano scelto di restare legati tra loro anche a costo di rischi e conflitti: un corpo che funziona meglio quando c'è vicino qualcuno di cui fidarsi ha tutte le ragioni per cercare quella vicinanza. Ma non è così per tutti: alcuni partecipanti hanno mostrato benefici dalla presenza del partner, altri no. Chiamatelo se volete fattore simpatia. 

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