Ritornare a bere dopo un periodo di sobrietà fa male? Cosa ci dice l’esempio di Brad Pitt
La Gazzetta dello Sport

Ritornare a bere dopo un periodo di sobrietà fa male? Cosa ci dice l’esempio di Brad Pitt

Giovedì 8 ottobre 2026
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L’attore ha raccontato di aver ripreso a bere, con maggiore moderazione, dopo sette anni di sobrietà. Ma cosa succede quando si ricomincia? 

L’attore ha raccontato di aver ripreso a bere, con maggiore moderazione, dopo sette anni di sobrietà. Ma cosa succede quando si ricomincia? 

Anna Castiglioni 8 ottobre - 14:50 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Sette anni senza bere, poi il ritorno a qualche bicchiere. A raccontarlo è stato Brad Pitt, che in una recente intervista a Esquireha parlato apertamente del suo rapporto con l’alcol. L’attore, 62 anni, aveva smesso di bere nel 2016 e in passato aveva raccontato anche di aver frequentato per circa un anno e mezzo gli Alcolisti Anonimi. Oggi dice di aver ricominciato, ma in maniera molto più controllata. «Ero sobrio da sette anni», ha raccontato a Esquire, spiegando poi di essere tornato a bere «in maniera più contenuta». Non senza qualche passo falso: Pitt ha ammesso di essersi sentito un po’ troppo sicuro di sé in un paio di occasioni e di aver capito che grandi quantità di alcol continuano a non fare per lui. La sua esperienza solleva una domanda interessante anche al di là della vicenda personale: cosa succede al corpo quando si torna a bere dopo mesi o anni di astinenza? E, soprattutto, è possibile farlo senza ricadere nei vecchi comportamenti?

Tornare a bere dopo una pausa fa più male?

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La prima distinzione da fare riguarda il motivo per cui si è smesso. Una persona che ha rinunciato all’alcol per qualche mese per dormire meglio, perdere peso o semplicemente ridurne il consumo si trova in una situazione molto diversa da quella di chi ha smesso a causa di un disturbo da uso di alcol. In entrambi i casi, però, una cosa non cambia: l’alcol non diventa salutare perché si è trascorso un periodo senza berlo. Il Ministero della Salute ricorda infatti che oggi non si utilizzano più espressioni come “consumo moderato” per indicare una quantità di alcol benefica o priva di conseguenze. Non è possibile identificare un livello di consumo completamente esente da rischi per la salute e il principio indicato dalle autorità sanitarie è piuttosto semplice: “meno è meglio”. L’Organizzazione mondiale della sanità è ancora più esplicita sul rischio oncologico: non è stata individuata una soglia di consumo sotto la quale il rischio di cancro associato all’alcol sia pari a zero. L’etanolo e l’acetaldeide che deriva dalla sua metabolizzazione sono cancerogeni e il consumo di alcol è causalmente associato ad almeno sette tipi di tumore, tra cui quelli di mammella, fegato e colon-retto. Questo non significa che bere un bicchiere produca lo stesso rischio di berne cinque: il rischio aumenta con la quantità e con l’esposizione nel tempo. Significa piuttosto che “basso rischio” e “nessun rischio” non sono sinonimi.

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Dopo l'astinenza cambia la tolleranza all'alcol?

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C’è poi un altro aspetto da considerare: la tolleranza all’alcol. Chi beve abitualmente può sviluppare nel tempo la necessità di assumere quantità maggiori per ottenere gli stessi effetti. La tolleranza è infatti uno dei criteri utilizzati nella valutazione del disturbo da uso di alcol. Dopo un lungo periodo di astinenza non è quindi prudente comportarsi come se nulla fosse cambiato e riprendere automaticamente dalle quantità che si consumavano in precedenza. Ma il problema principale, per chi in passato ha avuto una dipendenza, non è semplicemente “reggere” meno l’alcol. È ciò che il ritorno al bicchiere può riattivare. Il National Institute on Alcohol Abuse and Alcoholism (NIAAA) statunitense spiega che il consumo cronico di alcol può produrre cambiamenti nei sistemi cerebrali coinvolti nella ricompensa, nello stress e nel controllo del comportamento. Alcune di queste modificazioni possono persistere a lungo dopo aver smesso di bere e contribuire alla vulnerabilità alla ricaduta.

Un bicchiere significa necessariamente ricaduta?

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Per molto tempo il trattamento della dipendenza da alcol ha avuto un obiettivo praticamente indiscutibile: l’astinenza completa. Oggi la ricerca sta studiando anche approcci di riduzione del danno e programmi che hanno come obiettivo un consumo controllato. Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata sulla rivista Addiction ha confrontato proprio questi due approcci in 22 studi per complessivi 4.204 pazienti con disturbo da uso di alcol. Nei cinque studi randomizzati inclusi nell’analisi non è emersa una differenza statisticamente significativa tra trattamenti orientati all’astinenza e quelli orientati al bere controllato per l’esito principale considerato. Gli autori ne hanno tratto una conclusione importante ma che va interpretata con cautela: le evidenze disponibili non permettono di considerare l’astinenza l’unico obiettivo terapeutico possibile per tutte le persone con disturbo da uso di alcol. Strategie di consumo controllato possono rappresentare un’opzione in alcuni pazienti, in particolare quando vengono accompagnate da un percorso psicoterapeutico specificamente costruito intorno a quell’obiettivo. Non significa, però, che chi è stato dipendente possa semplicemente provare a bere di nuovo e vedere come va. La scelta dipende dalla gravità del disturbo, dalla storia individuale, dalla capacità di controllare il consumo e da molti altri fattori e dovrebbe essere affrontata insieme a un professionista.

Perché il rischio di ricaduta rimane

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Il NIAAA definisce “relapse”, ricaduta, proprio il ritorno al consumo dopo un periodo di astinenza e ricorda che è un fenomeno frequente nel percorso di recupero dai problemi legati all’alcol. Alcune situazioni aumentano particolarmente il rischio: stress, emozioni negative oppure il ritorno in luoghi, compagnie e circostanze precedentemente associate al bere. Per questo il NIAAA adotta una cautela significativa nei confronti di chi ha raggiunto un’astinenza stabile e prolungata. Nelle proprie indicazioni per gli studi scientifici, per esempio, raccomanda di non coinvolgere queste persone in esperimenti nei quali venga somministrato alcol, proprio per evitare di esporle inutilmente al rischio di un ritorno al consumo. Un eventuale episodio di ricaduta, tuttavia, non significa automaticamente che il percorso di recupero sia fallito. Può invece diventare il segnale della necessità di rivalutare strategie e trattamento.

Il caso Brad Pitt non è una prescrizione

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In altre parole, l'esperienza di Brad Pitt è applicabile a chiunque abbia un disturbo legato all'alcol? Le dichiarazioni dell'attore non danno alcuna informazione su quale fosse la sua diagnosi, quale fosse la gravità del problema o per considerare la sua esperienza applicabile ad altre persone. Il suo racconto permette semmai di mettere in luce una questione sulla quale la medicina delle dipendenze è diventata più sfumata: per alcune persone l’astinenza completa rimane l'obiettivo più sicuro e sostenibile; per altre, in determinati percorsi terapeutici, può essere preso in considerazione anche un obiettivo di riduzione o controllo del consumo. C'è però un'altra questione, completamente indipendente dalla dipendenza, sulla quale le indicazioni di salute pubblica sono molto meno ambigue. Bere poco non equivale a bere senza rischi. Secondo l’OMS, nel 2020 circa 186 mila nuovi casi di tumore nella Regione europea sono stati attribuiti al consumo di alcol. E nel 2025 l'organizzazione ha ricordato che soltanto il 15% delle persone intervistate in 14 Paesi europei sapeva che l'alcol può causare il tumore della mammella, mentre il 39% conosceva il legame con quello del colon. La domanda, quindi, non dovrebbe essere soltanto “posso ricominciare a bere?”, ma anche “perché avevo smesso?”. Chi ha fatto una pausa per scelta personale e decide di bere nuovamente dovrebbe sapere che dal punto di vista della salute vale una regola piuttosto semplice: meno alcol si consuma, minore è il rischio. Per chi invece ha smesso perché aveva perso il controllo sul consumo, aveva sviluppato una dipendenza o l'alcol stava causando problemi nella propria vita, il ritorno al bicchiere è una decisione molto più delicata e non dovrebbe essere affrontata come un semplice esperimento personale. Il fatto che qualcuno riesca a tornare a bere occasionalmente, Brad Pitt compreso, non significa che sia possibile o consigliabile per tutti. E soprattutto non cancella ciò che sette anni senza alcol hanno già fatto: sette anni di minore esposizione a una sostanza tossica e cancerogena rimangono, dal punto di vista della salute, sette anni guadagnati.

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