Quando Passarella scatenò l'inferno al Bentegodi: l'altro finì in ospedale, lui la passò liscia
L'episodio risale all'aprile 1983, al termine di Verona-Fiorentina. Nel sottopassaggio verso gli spogliatoi, l'argentino colpì con una serie di pugni il massaggiatore dei veneti Stefani, che rimediò sei punti di sutura alla testa
E alla fine il massaggiatore cadde come corpo morto cade, canto V dell’Inferno al Bentegodi di Verona. No, nessuna commedia. Tutto vero. Sei punti di sutura alla testa, in quella zona dove il sopracciglio si inarca manifestando stupore, dodici giorni di prognosi, la faccia gonfia, sangue tra i denti - salvi, almeno quelli - un occhio nero, il segno di un’unghiata sul viso, altezza zigomo. L’inferno, appunto. Così raccontò quando si riprese e uscì dall’ospedale Francesco Stefani, massaggiatore in organico all’Hellas Verona, dopo le botte che si era preso, una "gragnuola di colpi" l’avrebbe definita - se solo fosse stato lì - Bruno Pizzul, evocando quel momento in cui dal cielo cadono grandi di grandine grossi come sassi. Nel ricostruire il tentato omicidio - no, non esageriamo - Stefani disse che quando aveva visto "lui che prendeva per i capelli Fanna" si era avvicinato agitando un thermos. Non l’avesse mai fatto. La situazione era precipitata, perché "lui ha replicato colpendomi, una due cinque dieci volte. A quel punto sono crollato a terra e lui se n’è andato, come se niente fosse". Se qui si stesse parlando di un interrogatorio in una centrale di polizia, un solerte funzionario avrebbe fatto scivolare sotto lo sguardo del massaggiatore una serie di foto segnaletiche e sarebbe bastato un cenno per individuare il colpevole. Ma non ce ne fu bisogno.