Djokovic su Sinner: "Il tennis sente la sua mancanza, ma deve pensare a lungo termine"
La Gazzetta dello Sport

Djokovic su Sinner: "Il tennis sente la sua mancanza, ma deve pensare a lungo termine"

Giovedì 8 ottobre 2026
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Il campione serbo è un esperto di infortuni e parla di quello di Jannik: "Fisicamente, quando sei pronto sei pronto, ma poi c’è l’aspetto mentale. E non è detto che i tempi coincidano". E cita Kobe Bryant

Il campione serbo è un esperto di infortuni e parla di quello di Jannik: "Fisicamente, quando sei pronto sei pronto, ma poi c’è l’aspetto mentale. E non è detto che i tempi coincidano". E cita Kobe Bryant

Luigi Ansaloni Collaboratore 8 ottobre - 15:29 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Novak Djokovic non ha ancora parlato con Jannik Sinner dopo l’infortunio, ma il messaggio che arriva da Shanghai è forte e chiaro: fermarsi adesso è la scelta giusta. Il fuoriclasse serbo, che di problemi fisici e rientri complicati ne sa qualcosa, ha commentato lo stop del numero 1 azzurro con parole che sembrano quasi un consiglio da veterano a campione. 

VIDEO: Djokovic: "Ho dato a Sinner consigli di cui ora mi pento"

La scelta di Jannik

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“Non ho parlato con Jannik da quando si è infortunato. Ho visto la notizia due giorni fa e lo contatterò per vedere come sta. Sono sicuro che lui e il suo team stiano prendendo decisioni intelligenti”. Djokovic non ha dubbi: “È stato il miglior giocatore al mondo e una forza dominante negli ultimi anni accanto a Carlos. Il tennis sente la sua mancanza, ma allo stesso tempo deve pensare a lungo termine”. Ed è proprio questo il punto. Sinner ha scelto di chiudere in anticipo il 2026 per curare il problema al ginocchio e presentarsi al meglio alla prossima stagione. Una decisione che Djokovic comprende perfettamente: “Penso che sia una scelta saggia. È importante darti più anni nella tua carriera, perché in questo modo hai più opportunità di raggiungere tutti i tuoi obiettivi”. Djokovic parla per esperienza diretta. La sua carriera è stata segnata da diversi problemi fisici e sa bene che il vero ostacolo, dopo un lungo stop, non è soltanto tornare in forma. “Come qualcuno che ha subito infortuni significativi nella sua carriera, so quanto sia difficile fare un ritorno del genere. Se sei fuori dal circuito per così tanto tempo, devi affrontare più di quanto faresti normalmente, soprattutto a livello mentale”. Il corpo, alla fine, è soltanto una parte della storia. “Fisicamente, quando sei pronto, sei pronto, ma poi c’è l’aspetto mentale. Sei in campo pensando: ‘Sono davvero completamente guarito e posso fare questa mossa?’”. Parole che raccontano meglio di qualsiasi classifica cosa significhi tornare dopo un infortunio. 

Il tennis è uno sport crudele

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A Shanghai Djokovic ha poi regalato un’altra riflessione sul tennis, definendolo senza mezzi termini uno sport unico e spietato. “Con tutto il rispetto che devo agli altri sport, penso che non esista nessuno sport comparabile al tennis. Se un giorno non ti senti bene, sei eliminato. Non puoi sederti in panchina e lasciare che qualcun altro entri al tuo posto”. Una crudeltà che vale anche per le superstar. “Se perdi al primo turno perché un giorno hai dormito male, hai un’intossicazione alimentare o qualsiasi altra cosa, perdi e sei eliminato”. Nessun alibi, nessuna seconda possibilità: il tennis ti presenta il conto immediatamente. L'esempio di Kobe - E proprio per questo, secondo Djokovic, chi arriva ai vertici porta sulle spalle un peso che va ben oltre se stesso. Il serbo ha citato Kobe Bryant: “Lui voleva sempre giocare perché probabilmente c’era almeno un tifoso che veniva forse per l’unica volta della sua vita a vederlo giocare. Tu non giochi solo per te stesso. Giochi per le persone, per lo sport, e io sono onorato di essere una star dello sport e poter dare questo tipo di gioia".

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