Tendine d'Achille, dal dolore alla rottura: cosa insegna il caso Assefa
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Tendine d'Achille, dal dolore alla rottura: cosa insegna il caso Assefa

Venerdì 9 ottobre 2026
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Carichi, tendinopatia, biomeccanica e fattori di rischio. Cosa può fare il runner per proteggere uno dei tendini più importanti nella corsa

Carichi, tendinopatia, biomeccanica e fattori di rischio. Cosa può fare il runner per proteggere uno dei tendini più importanti nella corsa

Dario Domeniconi 9 ottobre - 15:04 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

La maratona di Berlino di quest'anno è stata caratterizzata anche dalle immagini di sofferenza di Tigst Assefa, che ha vistosamente zoppicato fino all'arrivo negli ultimi chilometri di gara. Nonostante fosse rimasta fino ai tre quarti di gara sotto il ritmo del record del mondo, attorno al 31° chilometro ha iniziato ad avvertire un forte dolore al tendine d'Achille, che al 40° chilometro ha condizionato vistosamente la sua dinamica di corsa.

Già sofferente in passato di tendinopatia achillea, Assefa ha continuato a correre per 10 chilometri, fino a quando il tendine è andato incontro alla rottura. Subito dopo l'arrivo è stata trasportata in clinica di Monaco, dove è stata operata il giorno successivo. Secondo le dichiarazioni del suo team, Assefa dovrà affrontare un lungo periodo di riabilitazione. Il ritorno alle competizioni è stato ipotizzato nell'ordine di 6-7 mesi, ma i tempi reali dipenderanno dall'evoluzione clinica e funzionale. Un periodo estremamente prolungato per qualsiasi atleta, di qualsiasi livello.

Il tendine d'Achille: un motore fondamentale nella corsa

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Il tendine d'Achille unisce la muscolatura del polpaccio al calcagno posteriormente. È il tendine più grosso e robusto che abbiamo nel nostro corpo e svolge un ruolo fondamentale nel trasferire le forze generate dai grandi gruppi muscolari superiori e trasformarle in spinta posteriore. Durante la fase di atterraggio contribuisce ad ammortizzare l'impatto, caricandosi di energia cinetica che viene successivamente restituita nella fase di spinta. Questo meccanismo migliora l'efficienza della corsa e contribuisce a quella sensazione di “spinta molleggiata”. Purtroppo, il tendine è scarsamente vascolarizzato nel suo interno; caratteristica che ne riduce la capacità di recupero in presenza di sovraccarico e microlesioni. Le problematiche al tendine d'Achille rappresentano circa il 5-12% delle lesioni nei runner. Le rotture del tendine sono invece relativamente rare nei fondisti e mezzofondisti, mentre risultano più frequenti negli sprinter. Nella corsa di resistenza, invece, sono molto più frequenti le tendinopatie originate dal sovraccarico.

Dalla tendinopatia alla rottura: quando il tendine cede

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Quello che è successo all'atleta etiope rappresenta un esempio di come una condizione di sofferenza tendinea possa, in determinate circostanze, trasformarsi in breve tempo in una lesione acuta.

L'incidenza della rottura del tendine d'Achille è cresciuta negli ultimi anni. Tra i principali fattori di rischio troviamo l'età (in particolare tra i 40 e 50 anni), le caratteristiche anatomiche del tendine, la predisposizione genetica e, naturalmente, la presenza di una tendinopatia preesistente. Il tendine d'Achille sano è in grado di sopportare carichi fino a 10 volte volte il peso corporeo. La maggior parte delle rotture avvengono però in presenza di alterazioni degenerative preesistenti che possono compromettere la struttura e la capacità del tendine di sopportare il carico. Il perseverare dello stimolo meccanico e l'accumulo dei chilometri possono contribuire, in determinate condizioni, al progressivo deterioramento delle fibre, fino al cedimento. È per questo che, di fronte a un dolore tendineo ingravescente, sarebbe sempre meglio fermarsi.

Prevenire e trattare: cosa possiamo fare

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Finora la scienza non ha ancora individuato un protocollo specifico in grado di prevenire la prima rottura del tendine d'Achille. Possiamo però intervenire sulla prevenzione e guarigione dalla tendinopatia in molteplici modi.

  • Attraverso il rinforzo progressivo della muscolatura del polpaccio che migliora la capacità muscolotendinea di sopportare i carichi.
  • Con gli esercizi eccentrici, utili a ridurre il dolore e la disabilità associate alla tendinopatia.
  • Anche gli esercizi a lento e alto carico favoriscono gli adattamenti muscolotendinei e prevengono la tendinopatia.
  • Migliorare la dorsiflessione della caviglia, preferibilmente attraverso esercizi funzionali e in catena cinetica, permette di dare maggiore elasticità al tendine.
  • L'incremento della cadenza in alcune condizioni può ridurre il carico sul tendine d'Achille.
  • Attraverso un incremento graduale dei carichi di corsa, sia in termini di distanza che di velocità.

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È inoltre importante prestare attenzione alle deformità di piede, caviglia e ginocchio che potrebbero alterare la biomeccanica del tendine sovraffaticandolo. Anche fattori sistemici come l'iperuricemia che favorisce il deposito di microcristalli di urato monosodico tra le fibre collagene del tendine indebolendolo. E l'utilizzo di alcuni antibiotici, in particolare i fluorochinoloni, che sono stati associati a un aumento del rischio di tendinopatia e rottura del tendine d'Achille. Prevenzione non significa solamente rinforzare il tendine, ma riconoscere i segnali del proprio corpo che indicano quando il carico sta superando la capacità di adattamento del sistema muscolo-tendineo.

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