A Macao tutti pazzi per Flagg. Ma alla fine vince Durant coi suoi Rockets
La Gazzetta dello Sport

A Macao tutti pazzi per Flagg. Ma alla fine vince Durant coi suoi Rockets

Venerdì 9 ottobre 2026
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L'amichevole in Oriente sorride a Houston anche se il pubblico è per il giocatore di Dallas, che ha mostrato ulteriori progressi dopo l'anno da rookie

L'amichevole in Oriente sorride a Houston anche se il pubblico è per il giocatore di Dallas, che ha mostrato ulteriori progressi dopo l'anno da rookie

Riccardo Pratesi Collaboratore 9 ottobre - 18:39 - MACAO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Flagg lo sanno pronunciare anche qui a Macao. I cinesi hanno imparato presto, come gli appassionati di pallacanestro di tutto il mondo. Houston domina 135-117 il derby prestagionale con Dallas, tra l’altro di sera fuori ci sono 30 gradi, pare il Texas. Dentro, il pubblico della Venetian Arena, in un albergo gigantesco dell’isola di Taipa, applaude a scena aperta l’ala 19enne che segna 19 punti in 19 minuti d'impiego. Kevin Durant firma autografi e magliette, la vecchia guardia ha sempre il suo fascino da queste parti, ma in Cina, l’epicentro dell’innovazione tecnologica mondiale, non poteva che essere il nuovo che avanza a lasciare il segno più di chiunque altro. Nella città dei casinò - il tassista locale la definisce la Las Vegas d’Oriente - non è certo un azzardo pensare a Flagg già come a un All Star, a uno dei migliori 25 giocatori della lega più competitiva del mondo. Lui mette le cose in chiaro, post partita. "Sono felice di non essere più una matricola". Capito l’antifona? Suona come un monito per gli avversari e una dichiarazione d’intenti. Il ragazzone va di fretta.

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Macao più che a Pechino somiglia a Hong Kong. Dista solo un’oretta di traghetto, è un’altra regione autonoma della Cina, fino al 1999 era colonia portoghese. Resta qualche "reperto" nei nomi del porto cinese ora epicentro del gioco d’azzardo. Turisti coi soldi, pochi limiti al tavolo da gioco e nei locali cittadini, confronto stridente con la rigidità pur florida di Pechino, austera e controllata, non certo tentatrice e dissennata. Macao invece pare un porto caraibico. Ospita una bella riunione di pirati dei parquet che hanno ammainato la bandiera corsara al timone, ormai. Gli eroi di casa, anzitutto. Jeremy Lin e ovviamente Yao Ming, applauditissimi. Poi ci sono una sfilza di ex campioni americani da stropicciarsi gli occhi. Dwyane Wade, Ray Allen, Chris Bosh, Stephon Marburry, Mitch Richmond, Carlos Boozer, Ron Artest e Shawn Marion. E c’è pure David Beckham. L’Nba ha fatto le cose in grande, barocca come le pareti della Venetian Arena con le sale Milan, Sicily e Florence che fanno un figurone zeppe di tifosi orientali arrivati da ogni dove. L’Nba ormai ha riparato i rapporti con un mercato, quello cinese, enorme e affamato di pallacanestro a stelle e strisce - l’Nba Store in centro a Pechino è pieno a tutte le ore – dopo gli effetti collaterali causati dal tweet di Daryl Morey dell’ottobre 2019. Il general manager degli Houston Rockets di quei tempi postò sul suo profilo Twitter "Fight For Freedom. Stand With Hong Kong", un’uscita che in sostanza mise in pausa le partite Nba in Cina per cinque anni. Lo scorso anno la ripartenza da Macao, dopotutto il logo dell’Air Macao ha il colori dello stemma Nba, ora il bis. Nel 2027 appuntamento ancora qui, mentre i beneinformati locali sostengono che per il 2028 Shanghai sta provando a prenotare l’evento. Vedremo.

Kevin Durant sul parquet di Macao. Afp

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Intanto si sono visti, anzi ammirati, Durant e Flagg, detto niente. Sul piano del confronto di squadra non poteva esserci storia e infatti non c’è stata. Perché i Rockets si presentano alla festa col vestito buono, al completo, i Mavericks invece senza Kyrie Irving, tenuto pronto per la prossima partita, lui che ha sponsor cinesi, e PJ Washington. Due titolari a cui si aggiunge l’assenza del lungodegente Lively. I quintetti sono dunque questi: da una parte Van Vleet, Thompson, Durant, Smith e Sengun, dall’altra Christie, Marshall, Risacher, Flagg e Johnson. Tre triple di fila di Van Vleet valgono il 9-0 iniziale - quanto è mancato a Houston la scorsa stagione - Flagg inizia spesso i giochi dei Mavs che non hanno chissà chi sul perimetro come plausibile alternativa. Un paio di numeri di Durant scatenano gli ooh cinesi, Flagg è dappertutto, un gigante e non solo perché cresciuto ulteriormente in estate. 27-19 Houston a fine 1° quarto, per chi tiene il conto di un’amichevole che più amichevole non si può. Tranne che per Amen Thompson che proprio non ce la fa a fare il bravo e maltratta Risacher: mostra atletismo irreale, ma pure queste abitudini da saloon del Far West e letture di campo rivedibili. Sengun irride Gafford, ma ai Rockets sembra sempre un pesce fuor d’acqua in una squadra di saltatori che vorrebbero sempre correre a mille all’ora mentre lui vorrebbe tanto che frenassero, lo aspettassero e poi gli passassero la palla. La tripla di Eason sulla sirena vale il 65-45 Rockets a metà partita. Cilindrata diversa, Houston è uno di quei macchinoni in bella vista di fronte ai casinò. Flagg non gioca il secondo tempo, risparmiato da coach May. Durant c’è. Ha messo le cose in chiaro in prestagione: vuole giocare sempre, quando possibile, alla faccia dell’età che avanza. Coach Udoka a fine partita spiega che voleva toglierlo all’intervallo, ma KD ha insistito per rimanere ancora un po’ dentro, il pubblico lo acclamava e così gliel’ha data vinta, tanto lo risparmierà per la rivincita, ha già messo le mani avanti. 99-80 a fine terzo quarto, poi il +18 finale. Domenica, tra 48 ore, stessa sfida, stessa arena, ma orario pomeridiano, le 18, stavolta. Con un’attrazione in più, Irving. E con Flagg ancora sul parquet. "Giovane, ma già leader, dite? Beh, devo trovare la mia voce in questo gruppo. Mi sono guadagnato il rispetto dei compagni di squadra, so che ora ascoltano quel che ho da dire". Facile quando fai (quasi) sempre canestro. Ormai è chiaro a tutti ovunque, ora lo sanno persino a Macao.

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