Alcaraz lancia l'allarme infortuni: "Troppe partite, siamo oltre il limite"
Lo spagnolo punta il dito contro i ritmi insostenibili del circuito: "Le cose non vanno nella direzione giusta. Auguro a Jannik il meglio. Quando ti fai male ti vengono i dubbi, a volte mi chiedevo se sarei tornato quello di prima"
Lo spagnolo punta il dito contro i ritmi insostenibili del circuito: "Le cose non vanno nella direzione giusta. Auguro a Jannik il meglio. Quando ti fai male ti vengono i dubbi, a volte mi chiedevo se sarei tornato quello di prima"
Pellegrino Dell'Anno Collaboratore 9 ottobre - 19:07 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleDopo quasi otto mesi, al cielo di Tokyo, Carlos Alcaraz ha alzato nuovamente un trofeo Atp, confermandosi campione al torneo giapponese. L’ultima gioia risaliva a febbraio in quel di Doha, Atp 500, poi gli infortuni hanno interrotto la narrazione prima che lo spagnolo tornasse a cavalcare l’onda a cui più è abituato: quella della vittoria. Domani, in qualità di seconda testa di serie, esordirà contro Juan Manuel Cerundolo (giustiziere di Sinner al Roland Garros) al Masters 1000 di Shanghai, dove non ha mai superato i quarti di finale. L’obiettivo è ovviamente vincere il titolo, ma prima ancora di scendere in campo Alcaraz fa sentire la propria voce sul tema infortuni e sulle motivazioni alla base, considerando il suo stop dei mesi scorsi e quello di Jannik Sinner, fermo dal 12 luglio, e che non tornerà in campo prima del 2027: “Uno dei motivi per cui vediamo così tanti giocatori infortunarsi è che veniamo spinti troppo oltre, a volte anche oltre il limite”.
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—La questione è annosa, e di non immediata soluzione. Si gioca troppo o i ritmi sono troppo alti, al di là del numero dei match? La verità sta probabilmente nel mezzo, visto che indubbiamente i migliori al mondo giocano anche più del possibile, ma sforzando il fisico all’estremo per il livello che sono costretti a raggiungere: “Giochiamo troppi tornei, troppe partite, e penso che le cose non stiano andando nella direzione giusta, anche perché gli infortuni ti portano a ragionare in modo sbagliato”. Spesso il problema non diviene infatti il “solo” recupero fisico, ma anche il dover ritrovare le sensazioni e le sicurezze, superare i dubbi e l’incertezza di un futuro non sempre facile da definire. “A volte mi chiedevo se sarei tornato in forma, se sarei stato lo stesso giocatore di prima, se avrei sentito dolore al polso a ogni dritto... ci sono stati un paio di momenti di insicurezza”, riflette Alcaraz, “ma quando sei circondato da brave persone, da un grande team di cui ti fidi, tutto questo diventa molto più facile”. Il suo rientro, per quanto non immediato e dopo tanta attesa, si sta finora rivelando positivo, sia fisicamente che in termini di risultati. L’augurio è che per Sinner, che Alcaraz ha citato, il futuro possa essere altrettanto roseo.
messaggio
—Nel 2025 Sinner e Alcaraz si erano sfidati ben sei volte, sempre in finale, tre delle quali negli Slam. Quest’anno un solo incrocio, all’ultimo atto del 1000 di Montecarlo vinto dall'azzurro. Entrambi sanno di avere bisogno l’uno dell’altro, per migliorarsi a vicenda. E non è infatti mancato il pensiero dello spagnolo per il n.1 del mondo: “Auguro a Jannik tutto il meglio per i prossimi mesi, in modo che sia in una buona posizione per la prossima stagione. Spero di vederlo presto”. Un messaggio amichevole, che dimostra ancora una volta il buon rapporto, civile, che c’è tra i due protagonisti principali degli anni recenti di tennis e, fisico permettendo, anche dei prossimi. Nel frattempo, Alcaraz potrà “approfittare” dell’assenza dell’azzurro per guadagnare terreno in questa parte finale di 2026, partendo proprio dal 1000 di Shanghai: “Questa non è mai stata la parte di stagione migliore per me, ma sono pronto a raccogliere la sfida di questo torneo. Voglio provare a vincere sia qui che nei prossimi due mesi”. Le ambizioni, come sempre, sono altissime. Per ora l’infortunio è alle spalle, ma i campanelli d’allarme rimangono accesi, e lo spagnolo ne ha ricordato le cause. Lanciando le sue preoccupazioni verso l’Atp: bisogna correggere il tiro e rallentare dove possibile. Per salvaguardare i giocatori, ma anche (e soprattutto) il tennis stesso.
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