L'operazione rilancio del nostro calcio parte dagli stadi. Milano, svegliati
La Gazzetta dello Sport

L'operazione rilancio del nostro calcio parte dagli stadi. Milano, svegliati

Sabato 10 ottobre 2026
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Restare piegati sotto il peso dei recenti fallimenti o del confronto con gli altri non va bene. Il primo obiettivo da centrare è non perdere l’organizzazione degli Europei del 2032

Restare piegati sotto il peso dei recenti fallimenti o del confronto con gli altri non va bene. Il primo obiettivo da centrare è non perdere l’organizzazione degli Europei del 2032

Stefano Barigelli Direttore 10 ottobre - 00:01 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Il calcio italiano soffre di molti mali, ma il più grande è la mancanza di fiducia. Intendiamoci, avere piena consapevolezza degli enormi problemi che deve superare sulla strada del rilancio è giusto. Restare piegati sotto il peso dei recenti fallimenti o del confronto con gli altri, invece, non va bene. Rialziamoci e cominciamo. Il primo obiettivo da centrare è non perdere l’organizzazione degli Europei del 2032, che sono previsti insieme alla Turchia. Per diverse ragioni non è così scontato che venga confermato. Intanto lo spettacolo offerto dal calcio italiano negli ultimi mesi. Prima il triste avvicendarsi dei ct per finire là dove Giovanni Malagò voleva finisse la palla: a Roberto Mancini, folgorato sulla via di Coverciano e perdonato dopo pubbliche scuse. Il seguito è stato di gran lunga peggio, però. Mi riferisco al grossolano processo per la tessera mancante del nuovo presidente della Federcalcio. Aleksander Ceferin, numero uno dell’Uefa, attraverso la Gazzetta ha mandato un messaggio chiaro: se continuate così, gli Europei li organizza la Turchia. Da sola. Per la verità anche il Cio sta assistendo sbigottito al furente attacco del nuovo Presidente del Coni al vecchio Presidente, che tanto si è adoperato a sostenerlo, altrimenti Luciano Buonfiglio non sarebbe andato poco oltre il proprio voto.

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la questione san siro

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La credibilità è tutto ciò che ci resta e anche tutto ciò che è indispensabile per ripartire. L’Italia ha conquistato quattro Mondiali: se i rigori di Pasadena ci avessero premiato anziché punirci, ne avremmo noi cinque e il Brasile quattro. Siamo precipitati nei risultati, salviamo il resto. Per restare organizzatori dobbiamo anche accelerare sugli stadi. Milano soprattutto deve darsi una svegliata: i tempi non sono così comodi. Inter e Milan hanno preso impegni comuni a parole, ora devono dar seguito con i fatti. Anzi, con i bonifici. Sarebbe grottesco che la città più ricca d’Italia non riuscisse a fare in tempo il nuovo stadio, nonostante le spese siano divise per due, mentre a Roma, per esempio, ciascun club lo farà per conto proprio. Inter e Milan hanno proprietà americane, probabilmente di passaggio. Sono custodi di un patrimonio sportivo rispettato nel mondo. Valori che hanno sempre riconosciuto, per la verità. E anche se sono più interessati ad altri valori, diciamo materiali, prima fanno il nuovo stadio prima aumenta il peso del club. Non per soldi, ma per denaro.

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