Veronica Squinzi: "Dalla Roubaix '96 al Sassuolo di Berardi, lo sport al centro della mia Mapei"
La Gazzetta dello Sport

Veronica Squinzi: "Dalla Roubaix '96 al Sassuolo di Berardi, lo sport al centro della mia Mapei"

Sabato 10 ottobre 2026
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L'ad neroverde: "Per noi contano più le persone che i bilanci. Gestiamo tutto in modo oculato: non facciamo mai il passo più lungo della gamba"

L'ad neroverde: "Per noi contano più le persone che i bilanci. Gestiamo tutto in modo oculato: non facciamo mai il passo più lungo della gamba"

Vincenzo Di Schiavi Giornalista 10 ottobre - 08:42 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Appena entrata nella sede della Gazzetta, l’occhio cade sulla gigantografia di Coppi-Bartali e la famosa borraccia. Dal padre Giorgio ha ereditato tutto, insieme al fratello Marco. Un impero, la Mapei, ma pure le passioni e uno stile virtuoso di fare impresa. Veronica Squinzi è una donna al comando. Pronta a raccontarsi: il ciclismo, la famiglia, il Sassuolo.

Partiamo dal primo amore. Il ciclismo: 654 vittorie dal 1993 al 2002. 

"Per la mia famiglia il ciclismo significa passione. Tutto parte da mio nonno. Era un atleta, sognava di diventare un ciclista. Per lui lo sport era un’occasione di riscatto, poi fortunatamente la vita lo ha portato a fondare la Mapei nel 1937. Ha trasmesso questa passione a mio padre Giorgio e lui l’ha trasmessa a noi. Così nel 1993 abbiamo cominciato questa bellissima avventura, un punto d’incontro tra la storia dell’azienda e la nostra famiglia. Passione e pure la possibilità, attraverso il ciclismo, di promuovere il nostro brand. Ci siamo portati a casa non solo le vittorie, ma soprattutto i valori che ancora oggi sono il nostro dna: lavoro di squadra, sacrificio, determinazione". 

Scelga la vittoria Mapei più bella di sempre. 

"La tripletta alla Roubaix del 1996. Arrivo in parata di Museeuw, Bortolami e Tafi. Ci furono anche polemiche, non è vero che era stato deciso l’ordine di arrivo. Mia madre allora reagì con la grande forza che la caratterizzava e pianificò una campagna pubblicitaria su tutti i quotidiani d’Italia, a partire dalla Gazzetta. Lo slogan era: si vince insieme". 

Siete presenti anche nella vela e nel mondo dei rally. Cosa cercate nello sport? 

"Quando decidiamo di sostenere una disciplina è per lasciare il segno. Non siamo solo sponsor ma condividiamo un percorso. È quello che sta accadendo con Ambrogio Beccaria nella vela con l’Imoca 60 Mapei, il cui obiettivo è la Vendée Globe 2028, il giro del mondo in solitario, e con Rachele Somaschini, pilota con cui condividiamo un progetto di raccolta fondi per la ricerca sulla fibrosi cistica". 

Dal 2003 siete proprietari del Sassuolo. Come scoccò la scintilla? 

"Nasce dal desiderio di mio padre di restituire valore a un territorio per noi importante, il distretto della ceramica di Sassuolo, che ci ha dato tanto. Abbiamo sempre guardato al Sassuolo con la nostra visione imprenditoriale: pazienza, programmazione, metodo, costanza, investimenti mirati, strutture moderne e modello gestionale rigoroso". 

Aquilani incarna i nostri valori, lo conoscevamo già. Voglio ringraziare Carnevali e lodare Berardi. È il Sassuolo"

Veronica Squinzi

Venendo al presente. Lei è una proprietaria in prima linea: gioie e dolori del calcio? 

"La gioia più grande è vedere un ragazzo del vivaio esordire al Mapei Stadium. L’ultimo è Cinquegrano, ma in questi anni ne abbiamo visti tanti. Il dolore è stata la retrocessione di due anni fa, vissuta come una ferita familiare. Importante è ripartire sempre e farlo con le persone che hanno a cuore la società. Mi preme ringraziare Giovanni Carnevali che ha chiuso un ciclo di 13 anni straordinario. Ora si apre un’era nuova ma non da zero. Con noi è rimasto il Presidente Carlo Rossi, che è la nostra continuità. Come ad e direttore generale abbiamo riportato a casa Andrea Fabris. Poi c’è mio fratello Marco come vicepresidente e, soprattutto, lo staff del Sassuolo"

Marco e Veronica Squinzi

Alberto Aquilani pare una scelta azzeccata?

"Sì, e molto voluta. Alberto lo conoscevamo già: è stato un nostro giocatore nel 2016-2017, condivide i nostri valori. L’abbiamo seguito a Firenze con la Primavera, a Pisa e poi al Catanzaro dove ha sfiorato la Serie A. Quando abbiamo chiuso con lui ho capito subito che era la scelta giusta. È un allenatore coraggioso, vuole proporre calcio, non ha paura di lanciare i giovani". 

Anche il ds Francesco Palmieri. Suo il mercato pieno di guizzi, come la cessione di Muharemovic. 

"Sì, Francesco è il nostro faro sportivo. Ha dato continuità nel momento più delicato. Da anni è in prima linea, costruendo il mix giusto di giovani e giocatori di esperienza. Un lavoro straordinario". 

La filosofia del Sassuolo in tre parole?

 "Come dice Andrea Fabris: “Ambiziosamente umili”. E aggiungerei responsabili. Ambiziosi perché vogliamo sempre migliorarci, umili perché sappiamo da dove veniamo, responsabili perché non facciamo mai il passo più lungo della gamba. Mio padre Giorgio diceva sempre che nel calcio come nell’impresa i conti devono tornare e le persone vengono prima dei bilanci". 

Per noi le persone vengono prima dei bilanci, sarò felice se avremo un gruppo unito che gioca bene. Il nostro motto è 'mai smettere di pedalare'

Veronica Squinzi

Un giocatore che incarna questa filosofia? 

"Ne cito due. Domenico Berardi è il Sassuolo. Ha rinnovato per altri quattro anni. È la bandiera, l’emblema di fedeltà e talento. Se pensi al Sassuolo pensi a Domenico. E poi Nemanja Matic. Un campione con la C maiuscola, come dice Palmieri. È arrivato da noi con l’umiltà di un ragazzino. Aiuta i giovani, ci dà ordine, intelligenza, esempio". 

Domenica arriva il Milan, altra passione di famiglia, specie di suo padre Giorgio. È una gara particolare? 

"Non solo di mio padre, ma anche di mia zia. A casa nostra il Milan è sempre stato amato e rispettato. Sono sicura che la squadra affronterà questa partita con la determinazione e l’impegno che una sfida come questa merita"

A fine stagione sarà contenta se...? 

"Se avremo giocato un calcio coraggioso, divertente, con una squadra unita e, perché no, se i nostri giovani esploderanno dimostrando sul campo le loro potenzialità".

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 "Il nostro motto è “Mai smettere di pedalare”, non fissiamo mai un termine al nostro viaggio ma guardiamo sempre al nostro prossimo traguardo". 

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