Pirovano: "Io metà gattino e metà pantera. Bella la Sardegna con Brignone, ma ora sotto col Mondiale"
L'azzurra si racconta tra sogni, infortuni e amicizia con Fede: "Peccato non ci sia stato vento, avrei voluto fare surf. A Soelden mi metto in gioco, mi sono concentrata nel tempo sulla velocità però nasco gigantista, ce l'ho nel cuore"
L'azzurra si racconta tra sogni, infortuni e amicizia con Fede: "Peccato non ci sia stato vento, avrei voluto fare surf. A Soelden mi metto in gioco, mi sono concentrata nel tempo sulla velocità però nasco gigantista, ce l'ho nel cuore"
Sergio Arcobelli Giornalista 10 ottobre (modifica alle 08:34) - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleCi sono vittorie che arrivano in un giorno e si costruiscono in anni di cadute, infortuni e sogni tenuti stretti quando tutto sembra andare storto. Laura Pirovano lo sa bene: a 27 anni ha conquistato la Coppa del Mondo di discesa, diventando la quarta azzurra a riuscirci dopo Isolde Kostner, Sofia Goggia e Federica Brignone. Con quest’ultime due che salteranno la prima gara di Soelden, l’Italia punterà su Lolli, la ragazza che non ha mai perso il sorriso. Quello della gattina nella vita di tutti i giorni, quello della pantera quando si infila gli sci.
Laura, ormai il soprannome di Pantera sembra aver preso il sopravvento. Dobbiamo abituarci a chiamarla così?
"Oddio, questa cosa sta prendendo un pochino troppo piede... (sorride, ndr). È nato tutto in palestra, dove mi prendevano in giro per la mia agilità. Da lì è venuto fuori il nome Pantera. Poi, a mia insaputa, mi hanno fatto realizzare un casco".
Che oggi racconta le sue due anime.
"Da una parte c’è un gattino, dall’altra una pantera. Volevo rappresentare questi miei due lati, che sono diversi. Mi sono affezionata molto a quel casco, anche perché mi ha portato fortuna".
Un’altra grande felina dello sci è Brignone. Con lei ha condiviso anche qualche giorno di vacanza in Sardegna. Un’amicizia che va oltre la pista?
"Fede ha una casa in Sardegna. Ci siamo sentite e, siccome io arrivavo da una tonsillite, ci siamo dette: dai, facciamoci tre giorni al mare! Mi ha invitata da lei e sono stati tre giorni bellissimi".
VIDEO: "L'invincibile" con Federica Brignone. Guarda l'evento completo del Festival dello Sport 2026Avete fatto vita da atlete anche lontano dalla neve?
"Speravo di fare un po’ più di surf, ma credo di aver beccato gli unici tre giorni in cui in Sardegna non c’era vento! Alla fine ci siamo rilassate e divertite. Federica è una persona splendida".
Quanto conta avere compagne così forti come Brignone e Goggia?
"Conta tantissimo. Il nostro è uno sport individuale, ma a ogni allenamento ci mettiamo alla prova. Io ho la fortuna di allenarmi da tanti anni con loro. Siamo una squadra fortissima, ognuna ha le proprie caratteristiche e riusciamo a imparare molto l’una dall’altra. Ci stimoliamo, ci trainiamo".
La Coppa del Mondo di discesa, invece, dove ha trovato posto?
"Sul pianoforte di casa! Da piccola ho suonato un pochino, poi, purtroppo ho smesso".
Se la sua sciata fosse una musica, quale sarebbe?
"Non saprei. È curioso, perché c’è una grande differenza tra come mi sento io e come mi vedono gli altri. Tutti mi dicono: 'Mamma mia, come sembri tranquilla! Hai una sciata sicurissima'. Io, invece, dentro mi sento esplodere...".
Per arrivare là in alto ha dovuto aspettare i 27 anni. C’è stato un momento in cui ha pensato che forse non ce l’avrebbe fatta?
"Alcuni sembrano predestinati fin dall’inizio, altri devono fare una strada più lunga. In questi anni, nonostante gli infortuni e le delusioni, non ho mai pensato di mollare. Questa è una vita bellissima, siamo privilegiati a poterla vivere. Non cambierei questa vita con nient’altro al mondo".
Quando i risultati non arrivavano e gli sforzi sembravano non bastare, come faceva a tenere duro?
"Nei momenti difficili ti chiedi: 'perché, nonostante tutti gli sforzi, nonostante riesca a dimostrare di poterlo fare, il risultato non arriva?'. È frustrante. E proprio in quei momenti ti aggrappi ai tuoi sogni".
Il suo sorriso, anche nei momenti più complicati, è diventato quasi una firma. È una forma di carattere o un modo per proteggersi dalla delusione?
"Il fatto di poter tornare a lavorare il giorno dopo mi ha sempre aiutata. Mi dicevo: 'anche questa volta è andata male, anche questa volta il destino mi ha messo i bastoni tra le ruote'. Però puoi cambiare il percorso, il metodo, la strada. La destinazione rimane lì, davanti a te. Magari ci arrivi in un modo diverso, ma continui a guardare nella stessa direzione. Testa bassa e si lavora".
Adesso si ricomincia. A Soelden, tra due settimane, riparte la Coppa del Mondo. E lei tornerà a cimentarsi in gigante.
"Io sono nata gigantista e ce l’ho nel cuore. Ho dovuto smettere a causa degli infortuni e anche per una questione di punteggi: partivo con pettorali troppo alti. Così mi sono concentrata maggiormente sulla velocità».
Ma la voglia è rimasta intatta.
"È una passione fortissima. Non mi sono allenata tanto, ma ho la possibilità di riprovarci e voglio farlo. Vediamo che cosa salta fuori".
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