Francescoli: "L'Avvocato mi invitò a Parigi, per una mattina sono stato della Juve. Una sera io e Zidane..."
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Francescoli: "L'Avvocato mi invitò a Parigi, per una mattina sono stato della Juve. Una sera io e Zidane..."

Sabato 10 ottobre 2026
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La leggenda del Cagliari e la sfida alla Juve per cui fa il tifo: "Mazzone un martello, Ranieri mi difese, Fonseca pazzo: che sogno la mia Sardegna. Ero l'idolo di Zidane, quando l'ho conosciuto era emozionato"

La leggenda del Cagliari e la sfida alla Juve per cui fa il tifo: "Mazzone un martello, Ranieri mi difese, Fonseca pazzo: che sogno la mia Sardegna. Ero l'idolo di Zidane, quando l'ho conosciuto era emozionato"

Filippo Cornacchia Giornalista 10 ottobre - 08:26 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

"Da bambino sono cresciuto in una famiglia innamorata della Vecchia Signora, ma un pezzo del mio cuore sarà sempre a Cagliari. A quasi 65 anni, mi piacerebbe ancora giocare cinque minuti in rossoblù domani...". El Principe Enzo Francescoli, ex campione uruguaiano dei sardi, del Marsiglia, del Torino e del River Plate, di cui è dirigente, vive a Buenos Aires ma è sempre legatissimo alla Serie A, all’Italia e soprattutto alla sua isola. "Torno ogni anno a Cagliari – racconta l’ex fantasista degli anni 80-90 – perché mio figlio Marco ha sposato una ragazza sarda e adesso ho anche una nipotina italiana, Bianca. La partita con la Juventus la vedrò alla televisione, ma tra marzo e aprile verrò a seguire la squadra di Pisacane allo stadio. Speriamo di vederli ancora così in alto". 

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Lei con il Cagliari si è qualificato in Coppa Uefa nel 1993: se ci ripensa? 

"Mi vengono in mente Mazzone e la sua grinta: con me non si arrabbiava mai, ma era un martello, ci spingeva a non mollare mai. Però se ho scoperto il paradiso di Cagliari devo ringraziare soprattutto Ranieri. Claudio mi ha voluto e anche difeso all’inizio". 

Dal grande Marsiglia al Cagliari: come si è fatto convincere? 

"Negli anni 90, la Serie A era il sogno di qualsiasi giocatore. A Cagliari eravamo una colonia di uruguaiani: Herrera, Fonseca e io. In Sardegna mi sono sentito amato, ma all’inizio è stata dura in campo: al Marsiglia lottavo per i trofei, qui dovevo adattarmi a giocare per la salvezza. Ranieri una volta mi ha visto in difficoltà: 'Enzo, stai sereno: tu sei un campione e diventerai l’idolo dell’isola'. Fonseca era più pazzo di me, avevamo un bel gruppo: Cappioli, Ielpo, Matteoli...". 

Non ha mai giocato nella Juve, in compenso è sempre stato l’idolo di Zidane, che ha chiamato suo figlio Enzo in suo onore. Le fa ancora effetto? 

"Quando Fonseca giocava nella Juventus, siamo andati a cena tutti insieme a Torino. Zidane era già Zidane, ma era un po’ emozionato: mi sembrava strano. Così gli ho detto: grazie per le belle parole, ma l’allievo ha superato il maestro... La prima volta lo avevo incontrato in Giappone e mi aveva confidato che avrebbe voluto chiamare il figlio come me. È un fatto che mi inorgoglisce, ci sentiamo ancora. Io l’idolo di Zizou e lui il mito di mio figlio. Sono riuscito a farli incontrare, che scena!". 

Racconti pure… 

"Io e Zidane veniamo invitati in Svizzera per una partita tra leggende organizzata dall’Unicef. A cena mio figlio si avvicina a Zizou e gli domanda: 'Qual è il segreto del tuo controllo orientato?'. E Zidane: 'Chiedilo a tuo padre, io l’ho copiato da lui'. Mio figlio si gira verso di me: 'Allora papà eri davvero forte'". 

Lei è mai stato vicino alla Juventus? 

"Per una mattina, nel 1987, di fatto sono stato della Juve. Giocavo nel Racing, a Parigi. L’Avvocato Agnelli mi invita nella sua casa nella capitale francese: 'Francescoli, perché le piacerebbe giocare nella Juve?'. Gli racconto della mia famiglia, innamorata della Vecchia Signora. L’idea di sostituire Platini, il mio modello, e indossare la maglia bianconera era il massimo. Prima di uscire dalla casa, firmo un precontratto con la Juve, poi il Racing blocca tutto. Qualche anno prima ho sfiorato anche il Milan". 

Alla fine in Italia ha giocato con Cagliari e Torino. 

"In Sardegna ho lasciato il cuore: l’affetto della gente, il mare, le giornate in spiaggia con la famiglia: esperienza fantastica. Al Toro mi sarebbe piaciuto restare di più, in città erano più i tifosi granata di quelli della Juve". 

Il suo amico Fonseca dice che in Yildiz rivede un po’ della sua eleganza: concorda? 

"Sì, bel giocatore il turco. Non a caso è il dieci della Juve: non è una maglia per tutti". 

Potesse fare una pazzia, chi comprerebbe della Juventus per il suo River Plate? 

"Yildiz. Si vede che ha qualcosa di speciale". 

Yildiz è infortunato e a Cagliari non ci sarà: chi teme di più dei bianconeri? 

"Conceiçao è sempre pericoloso con i suoi dribbling: prende in contropiede i difensori. E la Juve ha fatto bene a tenersi Nico Gonzalez, uno che attacca e difende". 

A bruciapelo: l’attaccante più forte della Serie A? 

"Lautaro come nove. Mi piacciono anche Nico Paz e Yildiz". 

Il suo preferito nel Cagliari? 

"Rodriguez è uruguaiano e sull’isola porta bene. La cosa più bella è vedere un Maldini nel Cagliari. Daniel ha qualità e può continuare a segnare. Ho troppo rispetto per suo padre: Paolo, Baresi, gli olandesi... Quando andavi a San Siro era sempre tostissima con quei campioni". 

Dove può arrivare il Cagliari? 

"Sento mio figlio soddisfatto e ottimista. Intanto puntiamo al bis contro la Juve dopo la vittoria di gennaio: certo che è possibile, perché no?". 

Com’è la Serie A vista dal Sudamerica? 

"Il mio sangue è anche italiano. Resta un campionato tosto, però adesso la Premier ha messo la freccia: un tempo un giocatore come Enzo Fernandez avrebbe giocato da voi, invece ora è in Inghilterra". 

La Juventus in estate ha pensato anche al vostro portiere del River Plate, il 22enne Santiago Beltran. Chi le ricorda? 

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"Giovane e forte, gran fisico. Ricorda Armani, però ha solo 22 anni".

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