Arbitri, nuova era, ci siamo: presidenza Aia all'ultimo voto per il dopo Zappi
La Gazzetta dello Sport

Arbitri, nuova era, ci siamo: presidenza Aia all'ultimo voto per il dopo Zappi

Sabato 10 ottobre 2026
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Oggi l’Assemblea per eleggere il nuovo numero 1: Massini, Pacifici e Pisacreta i tre candidati. Il via alle 9.30: sono 950 i delegati elettori. Due gli scrutini previsti, serve il 50% più uno dei voti

Oggi l’Assemblea per eleggere il nuovo numero 1: Massini, Pacifici e Pisacreta i tre candidati. Il via alle 9.30: sono 950 i delegati elettori. Due gli scrutini previsti, serve il 50% più uno dei voti

Matteo Dalla Vite Giornalista 10 ottobre - 08:25 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Due anni. E poi se ne riparlerà, magari con altri attori che si candideranno e che oggi come oggi sembrano lontani pur essendo stati dentro al sistema un bel po’ e fino a ieri. Intanto conta l’attualità e il biennio che verrà, quello fino al 2028: oggi, prima convocazione alle ore 8.30, andrà in scena l’Assemblea Elettiva dell’Aia, Roma, via Po 36, seconda convocazione alle 9.30, tre i candidati e naturalmente uno solo verrà eletto, se direttamente o al ballottaggio lo vedremo. Il tutto nasce dalla questione Zappi che è stato condannato dal Tribunale Federale Nazionale, dalla Corte Federale di Appello (giustizia interna Figc) e dalla Corte di Giustizia presso il Coni a 13 mesi di squalifica. Il suo ricorso verrà discusso nel merito a febbraio, la sua richiesta di sospensiva è stata respinta dal Tar-Lazio epperciò oggi le Elezioni si faranno. Tre in lotta: ne resterà solo uno.

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candidati

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I candidati sono Francesco Massini, romano, attuale vicepresidente vicario che ha tenuto la carica massima proprio dopo la decadenza di Zappi (il suo vicepresidente è Michele Affinito); Carlo Pacifici, romano, che è già stato presidente dal 2022 al 2024 (e il cui vicepresidente sarà Alfredo Trentalange, anche lui ex numero uno dell’Aia); Narciso Pisacreta, salernitano, ex vicepresidente dell’Era Nicchi e, in campo, assistente principe di Pierluigi Collina (il suo vicepresidente è Emanuele Marchesi). Questo il tris, un evento quasi unico visto che in passato c’era sempre stato un duello. Tutti hanno svolto il proprio tour elettorale in giro per l’Italia squadernando i programmi e va detto che il corpo dei votanti sarà costituito da 950 elettori (votazione on-line) divisi fra Presidenti di Sezione (206 aventi diritto), Delegati regionali (733) e dirigenti benemeriti (11). La regione che porterà più voti sarà la Lombardia che va a infittire la schiera della Macro Regione Nord (336 votanti), seguita dalla Macro Regione Centro (323) e la Macro Regione Sud (291). Metà più uno Per diventare al primo turno presidente dell’AIA fino al 2028, uno dei tre candidati dovrà ottenere la metà dei voti più uno. Nel caso non ci riesca al primo colpo, eccoci al ballottaggio – un’ora dopo il primo turno - che premierà chi avrà preso il 50% più uno dei voti palesati. In giornata, comunque, il verdetto ci sarà.

quattro in un lustro

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La cosa curiosa è che l’AIA vive le Elezioni per la quarta volta negli ultimi cinque anni e questo dà l’idea dell’inquietudine che vive il Mondo Arbitrale negli ultimi anni. Da Alfredo Trentalange eletto nel 2021 a Pacifici nel 2023 fino a Zappi nel 2024 e al prossimo, ecco che ci sarà il quarto Presidente diverso (a meno di un bis di... Pacifici) nell’ultimo lustro. I programmi sono stati chiari e, a fianco, troverete i punti di vista inerenti a 3 nostre domande specifiche. Chi vincerà?

TRE DOMANDE
1. Il professionismo: qual è la traccia per poter arrivare a un’élite arbitrale? La violenza contro gli arbitri: estirparla è l’obiettivo, il primo passo quale deve essere?
​2. L’arbitro e il VAR: come li immaginate in futuro? E se poteste dare un consiglio su una norma o una variazione che reputate utile introdurre, quale sarebbe?L’arbitro e il VAR: come li immaginate in futuro? E se poteste dare un consiglio su una norma o una variazione che reputate utile introdurre, quale sarebbe?
​3. Come tutelare credibilità e autorevolezza della classe arbitrale agli occhi di addetti ai lavori ma anche dei tifosi?

Francesco Massini

Massini, attuale reggente Aia

1. "Per noi il professionismo significa riconoscere finalmente all’arbitro una dignità professionale e lavorativa adeguata al ruolo che svolge. Non è più accettabile che gli arbitri di vertice siano ancora legati a un modello contrattuale che non garantisce le tutele fondamentali. La nostra idea è costruire un vero percorso di professionalizzazione, fatto di continuità, formazione, strumenti moderni di preparazione e prevenzione degli infortuni. L’Aia è un’élite arbitrale. Dobbiamo continuare a migliorarci sempre, investendo sulle persone". 2. "La tecnologia non deve sostituire l’arbitro ma deve metterlo nelle condizioni di decidere meglio. Il Var ha cambiato il modo di arbitrare e a questo punto non si può certo tornare indietro. Proprio per questo siamo favorevoli a sperimentare la possibilità per le società di chiedere la revisione dell’episodio, con regole chiare e un numero limitato di richieste, evitando interruzioni continue. Sarebbe certamente un modo per aumentare trasparenza e fiducia. Così possiamo mettere tutti nelle condizioni di sapere che quello strumento, in quella determinata situazione, è stato utilizzato nella maniera corretta". 3. "La credibilità si tutela separando la politica dalla tecnica. Lo abbiamo fatto istituendo la figura del Direttore Tecnico (Domenico Messina) e vogliamo continuare a muoverci in questa direzione. Chi ha responsabilità associative deve occuparsi dell’indirizzo politico e organizzativo dell’Aia, mentre chi ha responsabilità tecnica deve poter fare le proprie scelte sulla base esclusiva della competenza. Per troppo tempo nell’Aia abbiamo assistito a sovrapposizioni, interferenze da parte della politica e condizionamenti che hanno indebolito tutto il movimento. L’Aia deve essere il luogo dove chi sceglie, valuta e forma gli arbitri lo fa sulla base del merito e della competenza, senza appartenenze o logiche diverse dalla qualità. Sempre. Sulla violenza nei confronti dei direttori di gara va detta una cosa: come si può pensare che picchiare un giovane arbitro sia soltanto un problema dell’Associazione Italiana Arbitri? È un problema di tutto il calcio, dello Stato; è un problema della società in cui viviamo. Per questo proponiamo di rendere obbligatori gli impianti di videosorveglianza in tutti gli stadi per prevenire le aggressioni e individuare con certezza i responsabili degli episodi di violenza".

Carlo Pacifici

Pacifici: ex presidente

1. "L’élite arbitrale si costruisce dal basso, nelle Sezioni, dove ogni giovane deve trovare formazione, competenza, figure qualificate e un percorso chiaro di crescita professionale. E la professionalizzazione del ruolo va affrontata con Uefa e Fifa per la parte tecnica, con le componenti federali per l’inquadramento e con il Ministero del Lavoro per gli aspetti retributivi e pensionistici, mantenendo l’Aia sempre al centro del progetto". 2. "L’arbitro e il Var del futuro devono unire competenza, tecnologia e visione. Abbiamo dimostrato di saper testare con rapidità ed entusiasmo strumenti e procedure introdotti da Ifab, Fifa e Uefa, proponendo anche modifiche e miglioramenti nel corso del tempo. Essere protagonisti dell’innovazione significa avere piena padronanza del ruolo e ovviamente guardare al futuro. Noi offriamo un servizio al calcio: per questo serve un percorso condiviso tra chi propone le idee, chi scrive le regole, chi le applica e chi le vive sul campo. Quindi, serve una condivisione completa sotto tanti punti di vista".  3. "Tutelare la figura arbitrale significa riconoscere nell’arbitro di calcio un patrimonio sociale su cui investire e da proteggere. Un ragazzo che decide di fare l’arbitro oggi sarà un cittadino più consapevole domani, grazie ai valori e alle responsabilità che acquisisce durante la propria esperienza. Dobbiamo farci conoscere meglio, con una comunicazione più aperta, capace di spiegare il nostro lavoro e creare un dialogo costante con tutte le componenti del calcio. Per questo serve un’Associazione Italiana Arbitri unita, che valorizzi le proprie risorse, che investa nella formazione e che non lasci indietro nessuno. Contro la violenza serve l’impegno di tutto il calcio e delle istituzioni: steward e bodycam possono essere strumenti concreti di tutela e deterrenza".

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Narciso Pisacreta

Pisacreta: ex vicepresidente

1. "L’élite arbitrale, intesa come gruppo di altissima eccellenza già esiste. Proprio per questo è doveroso che i nostri ragazzi di vertice siano tutelati come persone, come associati e anche sotto il profilo economico/previdenziale. Si potrebbe ipotizzare che la contrattualizzazione annuale comprenda oltre al versamento delle contribuzioni di legge anche quote/detrazioni da destinare agli arbitri una volta terminata l’attività. La continuità di carriera dovrà sempre essere garantita". 2. "Le regole del gioco del calcio, così come il protocollo per l’utilizzo del Var, sono stabilite dall’Ifab. La tecnologia al servizio dell’arbitro è irrinunciabile e sarà con il tempo sempre più presente, rispettando sempre la centralità dell’arbitro di campo: questo non vuol dire che ad una diminuzione degli errori ci saranno meno critiche. Il regolamento ogni anno viene integrato con delle modifiche più o meno importanti, perché le Commissioni di studio, dove l’Italia è ottimamente rappresentata, propongono delle variazioni per stare al passo con i tempi. Per esempio, le novità introdotte quest’anno sono ben accette. Si potrebbe poi sperimentare, nel caso di proteste contenute e continuate, un conto alla rovescia di 3” da parte dell’arbitro prima del giallo". 3. "L’autorevolezza si ottiene attraverso il rispetto di regole, comportamenti e ruoli. Certamente non aiutano le critiche eccessive e fuori contesto anche quando l’arbitro non sbaglia, specialmente quelle dagli addetti ai lavori. Naturalmente gli arbitri dovranno ammettere gli errori, fare autocritica e impegnarsi per la loro diminuzione, ma dovrà esserci una predisposizione da parte di tutti nel comprendere l’errore. Dovremmo con sempre maggiore insistenza far conoscere tutti gli aspetti dell’attività arbitrale, perché la condivisione consentirà di ridurre le distanze. La violenza? Il responsabile di un’aggressione contro un arbitro non è solo un violento, ma è anche un vile, perché l’arbitro è solo nell’esercizio della sua funzione. Deve perciò essere perseguito in ogni sede dal nostro corpo di avvocati. L’Associazione dovrà attivarsi per la proposta al Presidente Federale di ricorrere contro eventuali sentenze sportive ritenute palesemente non congrue rispetto agli eventi accertati. Porteremo avanti una campagna di comunicazione: 'l’arbitro è nostro figlio', perché tale deve essere considerato non solo dai nostri associati, ma da tutti. Perché i figli, anche se sbagliano, li comprendiamo e vogliamo loro sempre bene".

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