Fagioli: "Scommesse, paura, falsi amici: vi racconto tutto. Vanoli mi ha fatto un discorso che mi ha smosso"
Il centrocampista della Fiorentina e il suo periodo più buio: "Sapevo che sarei stato squalificato e ho continuato a giocare, la Juve e Allegri mi hanno aiutato. Ero incosciente, non avevo paura di nulla, ma in fin dei conti ho fatto del male solo a me stesso. Mastantuono ha un solo difetto: è scarso a ping pong"
Il centrocampista della Fiorentina e il suo periodo più buio: "Sapevo che sarei stato squalificato e ho continuato a giocare, la Juve e Allegri mi hanno aiutato. Ero incosciente, non avevo paura di nulla, ma in fin dei conti ho fatto del male solo a me stesso. Mastantuono ha un solo difetto: è scarso a ping pong"
Fabrizio Salvio Giornalista 10 ottobre - 09:23 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleNicolò Fagioli offre di sé un’immagine di grande compostezza, quasi pudìca: per la postura del corpo, il tono di voce e la scelta delle parole, per quegli occhi che si riducono a fessure mentre si racconta. E molto ha da raccontare, il centrocampista della Fiorentina, oggi che ha riconquistato la Nazionale, uno dei due suoi grandi obiettivi. L’altro, più importante, era mettersi definitivamente alle spalle la storiaccia che, appena ventitreenne, ha rischiato di travolgerlo.
Quattro anni fa, nella prima intervista a Sportweek, ti presentasti come un ventunenne di belle speranze. Oggi chi è Nicolò Fagioli?
"Sicuramente un ragazzo cresciuto. In campo e fuori, dove sono passato attraverso qualche errore. Ora è il momento di essere uomo. Anche perché a Firenze, una piazza che ti dà tanto e a cui devi restituire altrettanto, sto molto bene".
Ci togliamo subito il pensiero?
"Sì".
Dunque: da ottobre 2023 a maggio 2024 sono sette mesi che partono con l’autodenuncia per scommesse, passano per la relativa squalifica e si concludono con il ritorno in campo. Se ripensi a quel periodo, qual è la prima immagine che ti torna in mente?
"È stato strano perché io già sei mesi prima sapevo che sarei stato squalificato e nonostante ciò ho continuato a giocare. Sono grato alla Juve e ad Allegri, che erano a conoscenza della situazione e mi sono stati vicini. Prima di ogni partita il mister mi chiedeva: 'Te la senti?'. E io tutte le volte rispondevo: 'Sì, voglio giocare'. Dei sette mesi in cui sono rimasto fermo il primo è stato veramente difficile perché non ero abituato a stare lontano dal terreno di gioco. Nei successivi 6, invece, sono stato bene, almeno per i primi tempi. Sai, un calciatore è sempre immerso in questo frullatore quotidiano fatto di allenamento-partita-allenamento. Io ho potuto staccare la testa e mi divertivo a vedere i miei compagni giocare. Mi ha aiutato potermi allenare in settimana con la squadra tranne che nei giorni immediatamente precedenti alla partita, quando correvo o facevo palestra da solo. Insomma, è stato ovviamente un periodo complicato, in cui però sono riuscito a trovare qualcosa di positivo".
Qual era il tuo ultimo pensiero prima di dormire, e qual è oggi?
"Allora l’ultimo pensiero era di tornare presto in campo. Prima della squalifica speravo che mi dessero il meno possibile, dopo pregavo di rientrare in fretta. Ora, l’ultimo pensiero la sera è cosa mi aspetta il giorno dopo, cosa ho sbagliato nella giornata appena finita, in che cosa posso migliorare".
Hai detto che è il momento di diventare uomo. Credi di non esserlo ancora abbastanza?
"Nella testa resto un ragazzino, mi piace tanto divertirmi, stare con la famiglia, la ragazza, gli amici. Non mi piace la noia e rimanere da solo. Ma mi rendo conto che devo diventare più responsabile verso me stesso e le altre persone. E in campo uguale: in allenamento e in partita voglio essere un punto di riferimento per allenatore, società, compagni. Anche fuori dal campo".
C’entra anche il ruolo che hai in campo? Il fatto che tu sia un centrocampista centrale – un regista – comporta la responsabilità di guidare i compagni e dettare i ritmi di gioco?
"Certamente. Mi piace tanto avere la palla tra i piedi e dare il via all’azione".
Durante la squalifica decidesti di raccontare la tua lotta contro la ludopatia. Dicesti: “Lo faccio anche per aiutare gli altri”. Ti fu consigliato o fu una decisione tua per liberarti di un peso?
"Diciamo che mi fu proposto. All’inizio non ero tanto d’accordo, però, pensandoci bene, è stata una cosa utile. Almeno per qualcuno, spero".
Cosa ti faceva paura negli anni delle scommesse e cosa, se c’è, ti fa paura adesso?
"In realtà prima ero incosciente, non avevo paura di niente, nemmeno di essere squalificato, nella mia ignoranza non pensavo a niente. Oggi non so, mi pare esagerato parlare di paura... Ecco, penso che ogni anno che passa è un anno in più. Non dico che vedo la fine della carriera perché ho appena 25 anni, però mi accorgo che non sono più 18 o 20, dunque ogni anno che passa aumentano le responsabilità e devo far meglio".
Hai detto: “Il problema di noi calciatori è che abbiamo tanto tempo libero e la noia prende il sopravvento, facendoti sbandare”. Oggi dopo l’allenamento come passi il resto della giornata? Non dire che vai per musei...
"No, no. Beh, innanzitutto resto molto più tempo al campo. Arrivo qui alle otto-otto e mezza del mattino e torno a casa verso le tre e mezza-quattro. Prima restavo al centro sportivo tre o quattro ore in meno. A casa sto con la ragazza, il cane, i miei quando vengono a trovarmi. In estate gioco a tennis o a padel perché amo far sport. Cose molto banali, ma che mi divertono".
Quanti numeri hai cancellato dalla rubrica telefonica durante la squalifica?
"Parecchi".
Anche di persone che pensavi fossero amiche e che invece, quando più avevi bisogno, si sono allontanate?
"In realtà no. Sotto questo punto di vista sono stato fortunato. Al contrario, ho scoperto persone che non pensavo fossero così presenti nella mia vita e che invece mi hanno aiutato tanto".
Hai anche scoperto di te qualcosa di bello che non pensavi di avere?
"Col percorso fatto dallo psicologo ho scoperto di essere tanto sensibile, anche tanto buono, e alcune volte essere buoni non porta sempre sulla strada giusta, soprattutto nel mondo del calcio, perché in giro c’è parecchia gente sempre pronta ad approfittarsi di te".
C’è qualcosa che hai imparato ad amare di te stesso che invece prima facevi fatica ad accettare?
"In realtà no. Non c’è mai stato niente che non ho sopportato di me stesso. Negli anni delle scommesse mi andava bene tutto di me, anzi neanche ero cosciente di sbagliare, però non è che odiassi me stesso. E anche adesso che ho compreso i miei errori, non mi odio per ciò che ho fatto".
Qual è il momento in cui ti senti vivo fino in fondo?
"Quando gioco a calcio. In partita non penso a niente altro che al gioco, a quel che devo fare per avere la meglio sull’avversario, e mi godo il momento. I rumori si azzerano, è come se giocassi in uno stadio vuoto, senza tifosi, solo io e i miei compagni che cerchiamo di vincere".
C’è una promessa che hai fatto a te stesso e non hai ancora mantenuto?
"No. La sola promessa che mi ero fatto riguardava il ritorno in Nazionale, dove non ero più stato convocato dopo le chiamate di Spalletti immediatamente successive alla fine della squalifica. Dissi a me stesso che avrei fatto di tutto per tornarci".
Hai letto un libro, la biografia di uno sportivo, che ti ha ispirato, aiutandoti a risalire?
"Sì, la biografia di Djokovic, che considero un campione leggendario non solo nel tennis, ma nello sport in generale. C’era questa parola, 'inat', che riassume la voglia di combattere e non mollare mai che caratterizza il popolo serbo. Mi ha molto colpito e, sì, mi ha ispirato".
È tornato Vanoli, ti ha dato le chiavi della Fiorentina e subito abbiamo rivisto il regista che imposta, dirige, cuce. Sei uno che ha bisogno di stare al centro, anche metaforicamente e non soltanto come posizione in campo? Hai insomma bisogno di sentirti importante?
"Sicuramente. Ho bisogno di fiducia da parte del tecnico e della società".
Cosa ti dice Vanoli che non ti dicono gli altri?
"Quando è arrivato, un anno fa, mi ha subito parlato in faccia. 'Tutti dicono che sei un fuoriclasse, un fenomeno, ma poi, stringi stringi, cosa hai fatto di così importante per essere descritto in questo modo?'. Quelle parole mi hanno smosso qualcosa dentro. Il primo mese non ho giocato tanto. Mi sono messo sotto, ho lavorato e mi sono conquistato il posto. L’obiettivo, ovviamente, è quello di non perderlo più".
L’acquisto di Oulai, tuo concorrente nel ruolo, e qualche panchina nelle amichevoli estive ti avevano fatto venire qualche brutto pensiero, del tipo “resto o non resto a Firenze”...
"Quando a centrocampo prendono giocatori come Oulai o Atta, è ovvio che la competizione si alza, ma, è vero, nelle amichevoli estive avevo giocato poco e questa cosa un po’ mi aveva destabilizzato. La mia testa però mi diceva di restare qua perché questa è una piazza che, se appena lotti per un traguardo prestigioso, ti carica in maniera pazzesca".
L’impressione è che questa squadra sia carina, bellina, piena di giocatori che sanno toccare la palla, ma, appunto, tutta un po’ “ina”, mancando invece di concretezza, di un po’ di cazzimma. È un giudizio troppo severo?
"Sono cambiati tanti giocatori, all’inizio non è mai facile fare gruppo, soprattutto quando molti sono stranieri. Sono arrivati giocatori veramente forti e abbiamo la possibilità di diventare “oni”. Ci riusciremo se saremo squadra il più velocemente possibile. Ma in Serie A la qualità non basta, devi correre per il compagno, sacrificarti".
Con Mastantuono fate a gara in allenamento a chi la mette più volte nel sette?
"Franco mi ha impressionato. Il giocatore non ha bisogno di descrizioni perché viene dal Real Madrid e al Real non vai per caso. Ma è anche un ragazzo buonissimo, umile e tranquillo. Ci si diverte insieme. L’unico suo difetto è che è un po’ scarso a ping-pong, visto che lo batto sempre. Ma sono pochi quelli migliori di me con la racchetta".
La qualità che vorresti di Modric?
"Tutto, in particolare il suo modo di colpire con l’esterno del piede. Da quando ha smesso Pirlo è lui il mio idolo. Ho avuto la fortuna di incontrarlo in Nazionale e col Milan. Gliel’ho detto, che è il mio idolo, e lui ha sorriso".
Cosa vorresti di Pirlo?
"La qualità di calcio, l’eleganza, il lancio. Ma soprattutto la capacità di calciare le punizioni dal limite".
Cosa di Rodri?
"Il recupero palla, l’intelligenza e la tranquillità".
Nicolò, ti sei perdonato? Hai fatto pace con te stesso?
"Sì. Ho sbagliato, ma tutti sbagliano. Il mio errore ha avuto più eco perché vivo in un mondo in cui tutto è amplificato. Ma non ho fatto male a nessuno se non a me stesso".
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