Petrolio dalle rocce. Cos'è e chi estrae l'olio di scisto (o shale oil)
Incentivata fortemente a partire dagli Anni 70, la ricerca per perfezionare le tecnologie di estrazione dell'olio di scisto ha permesso agli Stati Uniti di diventare indipendenti dal punto di vista energetico. Ecco le caratteristiche principali e l'importanza strategica di questa risorsa
Incentivata fortemente a partire dagli Anni 70, la ricerca per perfezionare le tecnologie di estrazione dell'olio di scisto ha permesso agli Stati Uniti di diventare indipendenti dal punto di vista energetico. Ecco le caratteristiche principali e l'importanza strategica di questa risorsa
Marco Bruckner 10 ottobre (modifica alle 11:58) - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Gli Stati Uniti d'America sono il maggior produttore di olio di scisto o shale oilFin dal XIX secolo si è saputo che anche le rocce meno permeabili avessero il potenziale per essere sfruttate nella produzione di idrocarburi. È solo dalla metà del Novecento - in particolare dagli Anni 70 -, però, che negli Stati Uniti è stata altamente incentivata la ricerca per trovare metodi di estrazioni efficaci e utilizzabili su larga scala. Investimenti che hanno colto i loro frutti e che han fatto sì che l'olio di scisto divenisse una risorsa importantissima per Washington e in generale determinante nell'offerta mondiale di greggio, nonché un fattore decisivo anche nell'altalena delle quotazioni di mercato. Quando si parla di olio di scisto (o shale oil in inglese) ci si riferisce a quel petrolio già presente nelle rocce meno permeabili, ma che fatica a fluire nel pozzo con le tecniche tradizionali e che richiede dunque tecnologie apposite per essere estratto. Un fattore, quest'ultimo, che rende la produzione più costosa rispetto a quella del greggio nei pozzi tradizionali. Andiamo dunque a scoprire quali tecniche sono diffuse per l'estrazione, quali sono i Paesi - Usa a parte - che sfruttano molto questa tecnologia o che hanno il potenziale di farlo, qual è la soglia del prezzo del Wti a cui conviene produrre shale oil e l'importanza strategica di questa risorsa sui mercati, soprattutto in chiave statunitense.
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come si estrae
—Per produrre l'olio di scisto è necessario combinare due diverse tecnologie di estrazione: la perforazione orizzontale e la fratturazione idraulica (o fracking in inglese). La prima consiste in un'espansione dei pozzi tradizionali: una volta raggiunta la profondità desiderata - dunque terminata la perforazione verticale - il pozzo viene modificato, dunque sviluppato anche orizzontalmente, in modo tale da entrare in contatto con una superficie di roccia maggiore. Il fracking, invece, consiste nell'iniezione di un fluido ad alta pressione - che può essere composto da acqua, sabbia e additivi vari - il quale produce delle fratture nelle rocce che consentono al petrolio di raggiungere più agevolmente il pozzo.
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Per estrarre lo shale oil si combinano le tecnologie della perforazione orizzontale e del frackingda quando e dove si produce
—Come detto, già nell'Ottocento scienziati e addetti ai lavori hanno compreso che anche le rocce meno permeabili avessero potenziale in termini di produzione di idrocarburi. I grossi investimenti americani nella seconda metà del Novecento hanno pian piano aumentato la diffusione di questa tecnica, diventata poi sempre più comune nel nuovo millennio. Il leader mondiale indiscusso per quanto riguarda l'estrazione dell'olio di scisto sono gli Stati Uniti d'America, che nel 2023 hanno prodotto in media 8,32 milioni di barili al giorno di tight oil - termine utilizzato per indicare in maniera più ampia la produzione di petrolio greggio non convenzionale: lo shale oil non è la sola tipologia di greggio inclusa in questa categoria, ma rimane un'importante porzione -, cifra pari al 64% della produzione totale (dati della U.S. Energy Information Administration, o EIA). Ma a prescindere dal dato in sé, il punto chiave è che le tecniche di estrazione non convenzionale, lo shale oil in particolare, hanno permesso a Washington di diventare uno dei maggiori produttori mondiali di greggio, riducendo la propria dipendenza dalle importazioni, affermandosi al contrario come esportatore. Tutto questo rafforzandosi contrattualmente nei confronti dei competitor, come vedremo più avanti. Un altro Paese che sta puntando molto su queste tecniche è l'Argentina. Altri stati come Cina e Canada sono invece più incentrati sulla produzione dello shale gas. Un'altra nazione, già potenza in termini di produzione di materie prime, con un grande potenziale in termini di estrazione non convenzionale è la Russia, il cui sviluppo delle tecnologie necessarie è però rallentato da alcune difficoltà geologiche e dalle pesanti sanzioni a cui è sottoposta Mosca. Come accennato in precedenza, infatti, l'estrazione di olio di scisto ha un costo superiore rispetto a quello tradizionale.
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quando conviene estrarlo
—Un fattore da considerare è quello relativo al prezzo di estrazione dell'olio di scisto che, come anticipato, è maggiore rispetto a quello dei pozzi tradizionali. In particolare, è importante capire a quale soglia deve essere il prezzo del Wti (indice di riferimento per il petrolio americano, l'equivalente del nostro Brent) perché si possano coprire i costi di produzione dello shale oil e soprattutto quella che rende conveniente l'esplorazione e la perforazione di nuovi pozzi. Secondo quanto raccolto dalla Dallas Federal Reserve, la quale intervista direttamente i produttori di energia su questi temi, il prezzo medio del Wti al barile necessario per coprire i costi di produzione è di 43 dollari al barile (circa 47 se parliamo di Brent), mentre la soglia che giustifica nuove esplorazioni e investimenti è di 66 (circa 70 per il Brent). Questi dati sono però da considerare in relazione ai pozzi americani: non è detto che in altre zone i parametri siano gli stessi, dato che diversi fattori influenzano i costi di produzione. A livello generale e semplicistico, si può dire che mediamente l'estrazione di olio di scisto conviene quando le quotazioni del greggio non sono particolarmente basse.
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l'importanza strategica
—La "scoperta" dell'olio di scisto è stata di fondamentale importanza a livello strategico, in particolare per gli Usa, che ne sono i maggiori produttori. Innanzitutto, l'estrazione in larga scala dello shale oil ha rinvigorito in maniera decisiva l'offerta mondiale di greggio, allontanando lo scenario della "fine del petrolio", molto temuto soprattutto nello scorso secolo. Inoltre, essendo Washington il maggior produttore questa tipologia di petrolio, il potere degli altri grandi esportatori - quello dell'Opec in particolare - è andato a ridursi. Gli Usa ora sono infatti meno esposti ai rischi di una riduzione delle estrazioni del Golfo, avendoridotto il pericolo di ritrovarsi in crisi energetiche come quelle del '73, quando la riduzione drastica dell'attività nei pozzi mediorientali aveva messo a nudo tutto d'un tratto la mancanza di indipendenza energetica del blocco occidentale. Questa risorsa permette ora a Washington non solo di essere più indipendente a livello energetico, ma anche di aver maggiore capacità di fare da contrappeso nelle quotazioni del greggio. Anche gli investimenti nel campo delle estrazioni sono cambiate in seguito alla diffusione dello shale oil: i pozzi non convenzionali si possono infatti sviluppare anche di tratto in tratto, con gli investimenti che vanno a variare a seconda della convenienza economica e/o geopolitica.
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