Tresoldi, parla papà Emanuele: "Italia o Germania, conta il cuore. È milanista e se chiamasse l'Inter..."
La Gazzetta dello Sport

Tresoldi, parla papà Emanuele: "Italia o Germania, conta il cuore. È milanista e se chiamasse l'Inter..."

Martedì 13 ottobre 2026
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L'ex terzino dell'Atalanta racconta il figlio: "A Bruges per continuare un percorso di crescita. Nazionale? Esistono legami di riconoscenza che non si possono ignorare"

L'ex terzino dell'Atalanta racconta il figlio: "A Bruges per continuare un percorso di crescita. Nazionale? Esistono legami di riconoscenza che non si possono ignorare"

Dal nostro inviato  Roberto Maida 13 ottobre - 07:23 - APPIANO GENTILE English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Non è un derby ma potrà diventarlo: Nicolò Tresoldi, centravanti del Bruges diviso a metà tra Italia e Germania, è tifoso del Milan sin da piccolo. "Si è innamorato di Kakà, Inzaghi, Pato e non c’è stato verso di fargli cambiare idea" racconta il padre Emanuele, 52 anni, ex terzino: ha giocato in Serie A nell’Atalanta pregasperiniana. Stasera ovviamente sarà in tribuna. 

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Per Tresoldi junior, classe 2004, è la prima volta a San Siro: non sarà l’ultima. Emanuele, cosa prova in queste ore? 

"Emozione e orgoglio. Nicolò piano piano sta raccogliendo i frutti del suo lavoro: ha faticato ad affermarsi perché non aveva il talento di un fuoriclasse o il fisico di un corazziere. Eppure, eccolo qua. Un padre non potrebbe desiderare di meglio". 

Le farà piacere constatare che Nicolò si stia rivelando più forte di lei. 

"Non c’è dubbio. Io sono più bravo a sciare (ride, nda). Ma solo perché lui per contratto non può...". 

Nato a Cagliari, Tresoldi junior è esploso in Germania. 

"È successo tutto per caso. Noi abbiamo girato molto per il mestiere di mia moglie, che si occupa di aviazione civile. A un certo punto sembrava che ci dovessimo trasferire a Liverpool. Invece ci toccò la sede di Hannover, dove Nicolò ha dimostrato di poter fare il calciatore". 

Come sta andando a Bruges? 

"Molto bene. È stato un bel salto dalla B tedesca ma gli è servito per crescere come uomo. La madre abita con lui, lo aiuta nelle incombenze domestiche: essere soli lontano da casa non è semplice". 

In cosa deve migliorare calcisticamente? 

"Essendo un attaccante completo senza specifiche virtù, deve crescere in tutto. Lo farà". 

Già ha attirato l’attenzione di Roberto Mancini però. Come andrà a finire? 

"Ne abbiamo parlato tanto ma sarà Nicolò a decidere cosa sia meglio per lui. Di sicuro sceglierà con il cuore, non per l’opportunità tecnica". 

Perché non ha ancora dato una risposta alla Nazionale? 

"Perché ha dovuto gestire una situazione più grande di lui. Ha promesso al ct tedesco dell’Under 21 che avrebbe completato il ciclo: può battere i record realizzativi di categoria, visto che gli mancano 2 gol. Dopo l’Europeo si vedrà: speriamo intanto che si confermi ad alti livelli". 

Il ct dei grandi, Klopp, sta facendo pressioni? 

"Si è fatto sentire, come era normale che fosse". 

Da italiano, sarebbe dispiaciuto se suo figlio scegliesse di rappresentare la Germania? 

"Dispiaciuto è una parola grossa. Certo, io sono italiano e lo è anche Nicolò, per nascita e famiglia. Ma esistono legami di riconoscenza che è impossibile ignorare. Lui è cresciuto là, parla quattro lingue, è un cittadino del mondo. In ogni caso deluderà qualcuno. Ma andrà rispettato". 

Giocherà mai in Serie A? 

"Magari sì. Il suo sogno è indossare la maglia del Milan". 

E se lo chiamasse l’Inter, l’avversaria di oggi? 

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"Non sono affatto sicuro che accetterebbe. L’animo del tifoso potrebbe prevalere".

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