Dossi artificiali abusivi, come riconoscerli e chi paga se danneggiano l’auto
La Gazzetta dello Sport

Dossi artificiali abusivi, come riconoscerli e chi paga se danneggiano l’auto

Martedì 13 ottobre 2026
2 visualizzazioni

Altezza, dimensioni, materiali e segnaletica: la legge stabilisce regole precise per i rallentatori di velocità ma non sempre i dossi che attraversiamo sono in regola

Altezza, dimensioni, materiali e segnaletica: la legge stabilisce regole precise per i rallentatori di velocità ma non sempre i dossi che attraversiamo sono in regola

Giuseppe Biondo 13 ottobre - 07:00 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Un dosso artificiale in una stretta via cittadina

Un dosso artificiale troppo alto, magari poco visibile o non segnalato, può provocare danni anche seri a un'automobile. Non tutti i rallentatori di velocità che incontriamo sulle strade sono tuttavia regolari. La legge pone dei vincoli su installazione, altezza massima, estensione e segnalazione a chi sopraggiunge. Ci sono insomma indicazioni precise, che quando non vengono rispettate possono rendere irregolare il dosso. E se questo finisce per provocare danni all'auto il conducente può chiedere un risarcimento. Attenzione però: non basta dimostrare che il rallentatore non è a norma per avere diritto al rimborso, bisogna anche provare la relazione causa-effetto, quindi che quel danno sia effettivamente riconducibile al dosso.

LEGGI ANCHE

Incidente con cane randagio: chi paga e come farsi risarcire

Un cartello stradale che segnala un dosso artificiale

VINCOLI

—  

Le regole sui dossi sono contenute nell'articolo 179 del Regolamento di esecuzione del Codice della strada, il Dpr 495 del 1992. Questo stabilisce che i dossi artificiali possono essere installati sulle strade residenziali, nei parchi pubblici e privati e in contesti analoghi, a condizione che il limite di velocità sia di 50 km/h o inferiore, mentre sono vietati sulle strade che costituiscono itinerari preferenziali dei mezzi di soccorso e di pronto intervento. Le dimensioni del dosso sono commisurate al limite di velocità che c’è nella strada: dove il limite è 50 km/h possono essere installati dossi fino a 3 centimetri di altezza e con larghezza minima, misurata nel senso di marcia, di 60 cm; con limite di 40 km/h si passa, rispettivamente, a 5 e 90 cm, mentre dove il limite scende a 30 km/h si può arrivare a 7 e 120 cm. Inoltre, in caso di dossi installati in serie, la distanza tra uno e l’altro deve essere compresa tra 20 e 100 metri, con la segnaletica che deve anche indicare che si tratta di una serie di rallentatori (o specificarne il numero). Il Regolamento di esecuzione del Codice della strada vincola anche i materiali. I primi due tipi di dosso devono essere realizzati con elementi modulari in gomma o materiale plastico, mentre quelli del terzo tipo possono anche essere realizzati in conglomerato bituminoso o cementizio. Tutti invece devono risaltare attraverso strisce gialle e nere parallele alla direzione di marcia così da essere visibili sia di giorno che di notte, e presegnalati con l'apposito cartello di pericolo posto almeno 20 metri prima. Al cartello va abbinato quello del limite di velocità, a meno che sulla strada non sia già in vigore un limite adeguato. I dispositivi prefabbricati devono essere approvati dal Ministero e comunque per l'installazione occorre un'ordinanza dell'ente proprietario che ne stabilisca tipo e posizione. Gli attraversamenti pedonali rialzati non sono equiparati ai normali dossi rallentatori, quindi non sono sottoposti agli stessi vincoli dimensionali.

LEGGI ANCHE

Che cos'è il cuscino berlinese e perché non è legale in Italia

La legge prevede dei vincoli sulla fattura e sulla segnalazione dei dossi

RISARCIMENTO

—  

Se un dosso provoca danni a un veicolo, a risponderne può essere il soggetto che ha in custodia la strada, che è spesso il Comune. L'articolo 14 del Codice della strada impone agli enti proprietari di occuparsi della manutenzione delle strade, del controllo della loro efficienza e della segnaletica. L'articolo 2051 del Codice civile stabilisce inoltre che il custode risponde dei danni provocati dalle cose che ha in custodia, salvo che riesca a provare il caso fortuito. Nell'ordinanza 8450 del marzo 2025 su un motociclista caduto a causa di un dosso non segnalato, la Cassazione ha chiarito che il danneggiato deve provare il collegamento tra la condizione della strada e il danno subito, senza dover dimostrare che il pericolo fosse nascosto o imprevedibile. Anche la condotta di guida conta: se il conducente ha contribuito al fatto con un comportamento imprudente, il risarcimento può essere ridotto o persino negato. Per chiedere il rimborso è dunque importante documentare subito il luogo dell'incidente, il dosso, l’eventuale segnaletica e i danni al veicolo, conservando fotografie, eventuali testimonianze, verbali delle forze dell'ordine, preventivi o fatture di riparazione. Per verificare la regolarità dell'installazione si può anche chiedere all'amministrazione tramite accesso agli atti copia dell'ordinanza e della documentazione tecnica. La richiesta di risarcimento va poi presentata al soggetto responsabile seguendo la procedura prevista dall'ente interessato. Modalità e documentazione necessarie possono cambiare da un'amministrazione all'altra.

Leggi anche Hyundai Tucson N-Line: look sportivo al salone di Parigi 2026Zeekr 9X e 7X restyling, due novità per il Salone di Parigi: dotazioni, versioni e prezzi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi questo articolo