Roma-Real Madrid, 25 anni dopo l'11 settembre. Quando tutto il mondo si fermò...tranne il calcio
La Gazzetta dello Sport

Roma-Real Madrid, 25 anni dopo l'11 settembre. Quando tutto il mondo si fermò...tranne il calcio

Mercoledì 14 ottobre 2026
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A Roma il giorno dopo l'attentato andò in scena una partita surreale: l'Uefa respinse ogni richiesta di rinvio: si gioca. E il gala dell'Olimpico si trasformò in uno spettacolo da brividi

Per gli studiosi quel giorno, nella memoria collettiva, ha avuto un impatto tale da restare un trauma storico. Ieri, oggi, per sempre. Undici settembre, non si torna indietro. Resta la paura, unita a quella sensazione di impotenza provata, una volta appresa la notizia. I racconti delle persone comuni, sono nitidi anche 25 anni dopo. Tutti si ricordano dove erano quel giorno, con chi e cosa stavano facendo nel momento in cui è arrivata la notizia. L’attentato ha avuto una portata incredibile sulle vite dei singoli che l’hanno vissuto in prima persona - ovviamente - ma anche sulla gente non coinvolta direttamente. È stato uno spartiacque: c’è un prima e un dopo. Tutto il mondo si fermò, inerme di fronte a una tragedia del genere. Tranne quello del calcio, almeno per quella sera. Perché il pallone, da sempre strumento di distrazione di massa, aveva deciso di continuare a rotolare. In Italia protestarono in molti, in particolare il Presidente della Federcalcio di allora, Franco Carraro, che chiese all’Uefa di rimandare le partite di Champions per ragioni di sensibilità e per motivi logistici. Ma da Nyon non ne vollero sapere. A fronte di possibili attacchi terroristici - erano passate soltanto sei ore da quello di New York - il presidente dell’Uefa in carica, lo svedese Lennart Johansson, si mise le mani davanti agli occhi. Si gioca. Niente da fare. E all’Olimpico Roma e Real sono costrette a scendere in campo.

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